Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19112 del 06/09/2010

Cassazione civile sez. trib., 06/09/2010, (ud. 22/06/2010, dep. 06/09/2010), n.19112

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MERONE Antonio – Presidente –

Dott. CARLEO Giovanni – Consigliere –

Dott. GIACALONE Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 29234/2008 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore Generale pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende, ope

legis;

– ricorrenti –

contro

P.S., P.N., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA VINCENZO UGO TABY 19, presso l’abitazione del PIETRO

PERNARELLA, rappresentati e difesi dall’avvocato TAMMETTA Walter,

giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 487/2007 della Commissione Tributaria

Regionale di ROMA – Sezione Staccata di LATINA del 31.5.07,

depositata il 22/10/2007;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

22/06/2010 dal Consigliere Relatore Dott. GIOVANNI GIACALONE.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARLO

DESTRO.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Nella causa indicata in premessa, in cui il contribuente ha resistito con controricorso, è stata depositata in cancelleria la seguente relazione, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c.:

“La C.T.P. con sentenza depositata il 9.11.2000 rigettava il ricorso dei contribuenti, i quali con atto depositato il 19 ottobre 2005, proponevano appello, che la C.T.R. accoglieva con la sentenza impugnata, avverso la quale l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per Cassazione, articolato su tre motivi.

L’intimato resiste con controricorso.

Con il primo motivo, l’amministrazione lamenta violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 31, 37 e 38, artt. 324 e 151 c.p.c., in rel.

all’art. 360 c.p.c., nn. 1 e 4, per avere la C.T.R. implicitamente ed erroneamente ritenuto ammissibile l’impugnazione tardiva, considerandola giustificata dalla mancata comunicazione dell’avviso di fissazione d’udienza e della sentenza resa a definizione del giudizio di primo grado, senza tenere conto che le nullità del procedimento e della sentenza si convertono in motivi d’impugnazione della decisione e che non è invocabile l’art. 327 cpv. c.p.c., non trattandosi di parte rimasta contumace per incolpevole ignoranza del processo instaurato nei suoi confronti, bensì di parte attrice non attivatasi per acquisire conoscenza degli sviluppi del giudizio.

Il primo motivo del ricorso si rivela manifestamente fondato ed il suo accoglimento, assorbe le altre censure. E’ ius reception che il decorso del termine lungo previsto dall’art. 327 c.p.c., produce il passaggio in giudicato della sentenza, restando del tutto irrilevante qualunque eventuale pregresso vizio processuale. E’, infatti, principio consolidato della giurisprudenza di questa Corte che, in tema di contenzioso tributario, anche nel vigore del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 636, trova applicazione, ai fini dell’impugnazione delle decisioni delle commissioni tributarie, il termine annuale di decadenza dall’impugnazione – decorrente dalla pubblicazione della sentenza, indipendentemente dalla comunicazione del dispositivo da parte della segreteria – stabilito dall’art. 327 c.p.c., senza che assuma rilievo nè la nullità della notificazione della predetta comunicazione, nè la mancata conoscenza – per omissione del relativo avviso di cui al citato D.P.R. n. 636 del 1972, art. 19, della data di fissazione dell’udienza di discussione, la quale omissione comporta nullità della sentenza da far valere, per il principio di conversione dei vizi della sentenza in motivi di impugnazione, secondo le regole e i termini dei mezzi di impugnazione (Cass. civ. sentenze n. 9397 del 2001, 6332 del 2002 e 10223 del 2003, 8265 del 2006; 29130 del 2008). In applicazione di tale principio, non essendo stata impugnata nei termini previsti, la decisione di primo grado è passata in giudicato con la conseguenza che l’appello del contribuente avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile.

Conclusivamente, il ricorso, siccome manifestamente fondato, può essere trattato in Camera di consiglio e deve essere accolto; la sentenza impugnata va cassata senza rinvio, trattandosi d’ipotesi in cui il processo non poteva essere proseguito (Cass. 24 gennaio 2006 n 1505; Cass. 26 agosto 2004 n 17026)”.

La relazione è stata comunicata al Pubblico Ministero e notificata agli avvocati delle parti costituite.

Non sono state depositate conclusioni scritte nè memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Che è infondata l’eccezione d’inammissibilità del ricorso, proposta in controricorso, in quanto è ammissibile il ricorso per Cassazione proposto dall’Agenzia delle Entrate “in persona del legale rappresentante pro tempore” (o “in carica”), non essendo necessaria l’indicazione del nome della persona fisica preposta all’ufficio dell’organo rappresentante legale, in considerazione del carattere istituzionale dell’organo medesimo (Cass. N. 22761/04);

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione e pertanto, ribaditi i principi di diritto sopra enunciati, il ricorso deve essere accolto e la sentenza deve essere cassata senza rinvio;

che le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo; mentre vanno compensate quelle delle fasi di merito, ricorrendo giusti motivi, tra cui l’epoca di consolidamento dell’orientamento giurisprudenziale in ordine alla ripartizione dell’onere probatorio nella materia.

PQM

accoglie il ricorso e cassa senza rinvio la sentenza impugnata.

Condanna il controricorrente alle spese del presente giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2.200,00 di cui Euro 200,00 per spese vive, oltre spese generali ed accessori di legge; compensa le spese delle fasi di merito.

Così deciso in Roma, il 22 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 6 settembre 2010

 

 

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