Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1911 del 25/01/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 1911 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: BRONZINI GIUSEPPE

SENTENZA
sul ricorso 16753-2014 proposto da:
PISANO ANTONIO, elettivamente domiciliato in ROMA,
VIA PIETRO DE CRISTOFARO N. 40, presso lo studio
dell’avvocato ANTONIO DI VINCENZO, rappresentato e
difeso dall’avvocato GIOVANNI BARANELLO, giusta
delega in atti;
– ricorrente –

2017
2688

contro

EQUITALIA SUD S.P.A. C.E. 11210661002, in persona del
legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA PO 25-B, presso lo studio

Data pubblicazione: 25/01/2018

dell’AvvocatO ROBERTO PESSI, che 1a rappresenta
difende unitamente all’avvocato MARCO MARIA VALERIO
RIGI LUPERTI, giusta delega in atti;
– controrícorrente nonchè contro

– intimata avverso la sentenza n. 305/2013 della CORTE D’APPELLO
di CAMPOBASSO, depositata il 20/12/2013 R.G.N.
124/11;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 15/06/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE
BRONZINI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. CARMELO CELENTANO che ha concluso per
l’accoglimento del ricorso.
udito l’Avvocato ANGELA FIORE per delega verbale
Avvocato GIOVANNI BARANELLO;
udito l’Avvocato MARCO MARIA VALERIO RIGI LUPERTI.

ESATTORIE S.P.A. IN LIQUIDAZIONE;

RG 16753/2014

Fatti di causa
1.

Con la sentenza del 18.10.2013 la Corte di appello di

Campobasso rigettava l’appello proposto da Pisano Antonio nei
confronti di Equitalia Sud spa e di Esattorie spa avverso la sentenza
del Tribunale di Lariano con cui era già stata rigettata la domanda di

dalla Set spa ( poi divenuta SET BPM e SRT spa) concessionaria per i
tributi della provincia di Campobasso ex art. 3 D. L. n. 203/2005
(convertito con modificazioni nella legge n. 248/2005), trasferimento
ritenuto da parte del lavoratore violativo dell’art. 2112 cod. civ.
attesa la mancata di un preesistente ramo d’azienda in quanto
articolazione funzionalmente autonoma.
2.

A fondamento della propria decisione la Corte territoriale

rilevava che non sussisteva all’interno della SRT quale concessionaria
del servizio di riscossione dei tributi, che aveva carattere
centralizzato, una distinzione di attività in ragione del riferimento agli
enti creditori, stato ed enti locali ma gli ufficiali di riscossione
svolgevano attività promiscua. L’interpretazione offerta dalla parte
appellante portava ad una sostanziale abrogazione della disposizione
di cui all’art. 3 comma 24 D.L. n. 203 posto che sarebbe stato
impossibile identificare un ramo d’azienda da cedere se collegato
necessariamente alla preesistenza di una struttura appositamente ed
esclusivamente deputata aib svolgimento dell’attività oggetto della
cessione. Le OOSS erano state informate dell’operazione ed era stato
in Giugno approvato un progetto di scissione parziale del ramo che
poi era stato ceduto il 21.9.2006. La scissione e poi la cessione non
potevano dirsi in frode alla legge perché il lavoratore non aveva
dedotto e provato un indebolimento delle garanzie precedentemente
godute: le mansioni svolte dopo la cessione non erano dequalificanti.

i

dichiarazione di illegittimità del suo trasferimento ad Esattorie spa

RG 16753/2014

3.

Per la cassazione propone ricorso il Pisano con tre motivi

corredati da memoria , resiste Equitalia con controricorso corredato
da memoria. Il collegio ha autorizzato la motivazione semplificata.
Ragioni della decisione
4.

Con il primo motivo

si allega la violazione e/o falsa

n. 23/2001 e dell’art. 3 co. 24 d.l. n. 203/2005 nonché dell’art. 1406
c.c. e 2697 c.c. Non esisteva alcuna articolazione funzionalmente
autonoma nell’ambito della società cedente relativa al ramo poi
ceduto e pertanto si era violato l’art. 2112 cod. civ. in quanto era
stato ceduto un ramo privo di una preesistente autonomia funzionale
ed operativa.
5. Il motivo appare fondato e pertanto va accolto. Questa Corte
ha già esaminato la vicenda di cui è processo in un caso assai simile a
quello in esame nella sentenza n. 15438/2016 ed ha così affermato:
la sentenza impugnata ” ritiene che la norma di riferimento non sia
l’art. 2112 c.c. ma l’art. 3 comma n. 24 D. L. n. 203/2005 che non
contemplerebbe il requisito della preesistenza del ramo trasferito
nell’autorizzare le aziende concessionarie a trasferire ad altre società
il ramo d’azienda relativo alle attività svolte in regime in concessione
per conto degli enti locali prima della cessione del proprio capitale
sociale alla Riscossione spa. Si tratterebbe di una norma speciale
prevalente sulla disposizione codicistica. Non può condividersi la tesi
accolta dalla sentenza impugnata: la norma in questione parla in
realtà proprio di un trasferimento di un “ramo d’azienda” e pertanto
richiama la nozione codicistica di cui all’art. 2112 c.c. come regolata a
livello sovranazionale e dalla disciplina interna di ricezione. Pertanto
certamente la Corte di appello non poteva inferire dalla mancanza
della norma ( pretesamente di carattere speciale anche sul punto), di
cui all’art. 3 comma 24 prima citato di qualsiasi riferimento alla
preesistenza del ramo ceduto l’esclusione di tale presupposto visto
2

applicazione degli artt. 2112 c.c., art. 112 e 115 c.p.c., della direttiva

RG 16753/2014

che, come detto, è lo stesso art. 3 comma 24 che richiama il concetto
( e quindi anche le sue caratteristiche legali) di ” ramo d’azienda” e
quindi quanto disposto all’art. 2112 c.c. Ora, in relazione all’art. 2112
c.c. anche nella nuova formulazione del 2003, questa Corte ha già
precisato ( cfr. da ultimo Cass. n. 19141/2015 che esamina anche la

cfr. anche Cass. n. 17901/2014, Cass. n. 8757/2014) che il requisito
della preesistenza del “ramo” ( nel senso di una entità produttiva
funzionalmente autonoma) all’atto di cessione continua ad essere
un presupposto per la legittimità della traslazione del contratto in
capo al cessionario senza il consenso del lavoratore. Pertanto la
sentenza impugnata è certamente errata nell’ aver considerato
irrilevante l’elemento della “preesistenza”. Si tratta di principi ed
affermazioni che questa Corte condivide e cui intende dare continuità.
Il secondo motivo concernente l’omesso esame di alcune
circostanze relative all’individuazione dei lavoratori coinvolti nella
cessione appare assorbito dall’accoglimento del primo.
Si deve quindi accogliere il primo motivo di ricorso, assorbito il
secondo; va cassata la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di
appello di L’Aquila, anche per le spese che si atterrà ai principi di
diritto qui ribaditi.
PQM
Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la
sentenza impugnata e rinvia, anche per spese, alla Corte di appello di
L’Aquila.

Così deciso in Roma il 15.6.2017
Il Presidente
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sentenza Amatori della Corte di giustizia del 6 marzo 2014 C-458/12;

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