Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19108 del 18/07/2018


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Civile Ord. Sez. U Num. 19108 Anno 2018
Presidente: VIVALDI ROBERTA
Relatore: GIUSTI ALBERTO

ORDINANZA

sul ricorso 13712-2017 proposto da:
PAOLI Massimo, ZARINI Pasquale, VALENTINI Michele, STROMEI
Franco, SCHIAPPA Antonio, ROSINI Giuseppe, PALMA Gianni, MASSAROTTI Lorenza, MARINUCCI Roberto, FINOCCHIETTI Giuseppe, DI
MATTEO Fausto, DI Luzio Ercole, CERASANI Antonio, DI MASCIO Paolo, FRACASSI Lucio, tutti rappresentati e difesi dagli Avvocati Fabrizio
Rulli, Pietro Referza e Roberto Colagrande, con domicilio eletto nello
studio di quest’ultimo in Roma, viale Liegi, n. 35/b;
– ricorrenti contro
PROCURA REGIONALE PRESSO LA SEZIONE GIURISDIZIONALE DELLA CORTE DEI CONTI PER LA REGIONE ABRUZZO; PROCURA GENERALE PRESSO LA CORTE DEI CONTI;

Data pubblicazione: 18/07/2018

- intimate nei confronti di
DOSCHI Carlo e FELLI Egidio, rappresentati e difesi dall’Avvocato Cristian Carpineta, con domicilio eletto presso lo studio dell’Avvocato
Davide Tedesco in Roma, via Livorno, n. 6;
– intimati costituiti –

e nei confronti di
PROCACCI Marco, TIRIMACCO Vincenzo, CHIULLI Edoardo e DI ROCCO Eduardo;
– intimati per regolamento preventivo di giurisdizione in relazione al procedimento n. 19412/R pendente innanzi alla Corte dei conti – sezione giurisdizionale per l’Abruzzo, instaurato con atto di citazione notificato in
data 23 novembre 2016.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 5
giugno 2018 dal Consigliere Alberto Giusti;
lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Gianfranco Servello, che ha concluso per il
difetto di giurisdizione della Corte dei conti.

FATTI DI CAUSA
1. – Con atto di citazione notificato in data 23 novembre 2016, la
Procura regionale presso la sezione giurisdizionale della Corte dei
conti per la Regione Abruzzo ha convenuto in giudizio Massimo Paoli,
Pasquale Zarini, Michele Valentini, Franco Stromei, Antonio Schiappa,
Giuseppe Rosini, Gianni Palma, Lorenza Massarotti, Roberto Marinucci, Giuseppe Finocchietti, Fausto Di Matteo, Ercole Di Luzio, Antonio
Cerasani, Paolo Di Mascio, Lucio Fracassi, Marco Procacci, Vincenzo
Tirimacco, Edoardo Chiulli, Egidio Felli, Carlo Doschi ed Eduardo Di
Rocco, nella loro qualità, all’epoca dei fatti, di responsabili, capi tecni-

-2

GÌA,

ci o magazzinieri delle sedi di A.R.P.A. – Autolinee Regionali Pubbliche
Abruzzesi s.p.a. di Teramo, Giulianorla, L’Aquila, Avezzano, Sulmona
e Chieti, per sentirli condannare, a titolo di danno erariale, al pagamento, ciascuno secondo la quota ivi indicata, della complessiva
somma di euro 1.273.777,98 in favore della Società Unica Abruzzese

con altre due società di trasporto.
Ai convenuti è stato contestato di avere effettuato, nel periodo dal
2009 al 2013, acquisti di pezzi di ricambio difformemente dal capitolato in base al quale la gara era stata aggiudicata, con una maggiore
spesa “da minore scontistica”. In particolare, gli approvvigionamenti
di ricambi eseguiti in deroga alle indicazioni aziendali avrebbero causato “la perdita dei vantaggi finanziari conseguiti mediante
l’espletamento delle gare e l’aggiudicazione delle stesse in base alla
rispettiva tipologia di ricambio da ciascuno riguardata”.
Con riferimento al rapporto di servizio, la Procura regionale, premesso che A.R.P.A. s.p.a. è confluita in T.U.A. s.p.a., sostiene che si
tratta di una società in house della Regione Abruzzo, caratterizzata da
un assetto del tutto sovrapponibile a quanto stabilito dall’art. 2,
comma 1, lettera o), del d.lgs. 19 agosto 2016, n. 175, recante il testo unico in materia di società a partecipazione pubblica, essendo
previsto, dall’art. 31 dello statuto di T.U.A., il controllo analogo della
Regione Abruzzo. Di qui il radicamento della giurisdizione della Corte
dei conti, giacché anche A.R.P.A., al tempo dei fatti, era una società

in house della Regione Abruzzo.
2. – Nella pendenza del giudizio di responsabilità dinanzi alla Corte dei conti, sezione giurisdizionale per la Regione Abruzzo, Massimo
Paoli e gli altri litisconsorti indicati in epigrafe hanno proposto ricorso
per regolamento preventivo di giurisdizione, con atto notificato il 25
maggio 2017 e 1’8 giugno 2017, chiedendo che sia dichiarato il difetto
di giurisdizione della Corte dei conti.

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di Trasporto – T.U.A. s.p.a., derivante dalla fusione di A.R.P.A. s.p.a.

I ricorrenti deducono che A.R.P.A. s.p.a. non è qualificabile come
società in house, non essendo in essa identificabili i requisiti elaborati
dalla giurisprudenza e oggi previsti dall’art. 2, comma 1, lettera o),
del d.lgs. n. 175 del 2016: sia perché lo statuto non preclude la possibilità di ingresso nel capitale di soci privati e riconnprende

del trasporto di linea, sia perché difetta il requisito del controllo analogo.
Nel ricorso si invoca pertanto l’applicazione del principio secondo
cui è esclusa la giurisdizione della Corte dei conti in tema di azione di
responsabilità per mala gestio imputabile ai dipendenti quando ne sia
derivato un pregiudizio a carico del patrimonio di una società partecipata da enti pubblici, là dove questa, come nella specie, non possa
essere qualificata come società in house, mera longa manus della
pubblica amministrazione partecipante.
3. – Nel giudizio per regolamento preventivo non ha svolto attività
difensiva il pubblico ministero presso la Corte dei conti.
4. – Si sono costituiti, con memoria, Carlo Doschi ed Egidio Felli anch’essi dipendenti delle sedi abruzzesi della ex A.R.P.A., convenuti
nel giudizio di danno erariale promosso dalla Procura regionale -,
aderendo ai motivi dell’istanza di regolamento preventivo di giurisdizione proposta dai ricorrenti.
5. – Il ricorso per regolamento preventivo è stato avviato alla
trattazione in camera di consiglio sulla base delle conclusioni scritte
del pubblico ministero, ai sensi dell’art. 380-ter cod. proc. civ., il quale ha chiesto che le Sezioni Unite accolgano l’istanza e dichiarino il difetto di giurisdizione della Corte dei conti.
Il pubblico ministero sottolinea che, ai fini del radicamento della
giurisdizione, occorre avere riguardo all’assetto societario di A.R.P.A.
al momento dei fatti, e rileva che l’esame dello statuto di detta per-

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nell’oggetto sociale una serie di attività ulteriori rispetto all’esercizio

sona giuridica porta ad escludere la contemporanea presenza dei requisiti richiesti per la qualificazione come società in house.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. – Secondo la giurisprudenza di questa Corte (Cass., Sez. U., 25
novembre 2013, n. 26283; Cass., Sez. U., 10 marzo 2014, n. 5491;
Cass., Sez. U., 12 aprile 2016, n. 7293; Cass., Sez. U., 27 dicembre

2017, n. 30978), va esclusa la giurisdizione del giudice contabile in
tema di azione di responsabilità per mala gestio imputabile agli organi
sociali e ai dipendenti quando ne sia derivato un pregiudizio a carico
del patrimonio di una società partecipata da enti pubblici, a meno che
questa non possa essere qualificata come società in house providing,
mera longa manus della pubblica amministrazione partecipante, con
conseguente equiparazione al danno erariale del pregiudizio che gli
atti di mala gestio abbiano arrecato al suo patrimonio.
Per società in house providing deve intendersi quella costituita da
uno o più enti pubblici per l’esercizio di pubblici servizi, di cui esclusivamente i medesimi enti possano essere soci, che statutariamente
esplichi la propria attività prevalente in favore degli enti partecipanti
e la cui gestione sia per statuto assoggettata a forme di controllo
analoghe a quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici (Cass.,
Sez. U., 2 dicembre 2013, n. 26936; Cass., Sez. U., 20 marzo 2018,
n. 6929).
Dal quadro statutario vigente all’epoca della condotta ipotizzata
come illecita (anni dal 2009 al 2013) – epoca alla quale occorre avere
riguardo per compiere la verifica in ordine alla ricorrenza dei requisiti
propri della società in house (Cass., Sez. U., 26 marzo 2014, n. 7177;
Cass., Sez. U., 31 maggio 2015, n. 11385) – la contemporanea presenza di tali requisiti non è ravvisabile nella Autolinee Regionali Pubbliche Abruzzesi – A.R.P.A. s.p.a., società a totale partecipazione
pubblica.

(Lk

Infatti, nello statuto societario del quale l’A.R.P.A. era dotata
manca una previsione volta ad escludere la possibile partecipazione al
capitale anche di soci privati: non solo non era contemplata la esclusività assoluta della partecipazione societaria per i soli enti pubblici
territoriali, ma si prevedeva espressamente (art. 9) la cedibilità delle

Inoltre, difettava il requisito del c.d. controllo analogo, nei termini
di quello esercitato dagli enti pubblici sui propri uffici, con modalità ed
intensità di comando non riconducibili alle facoltà spettanti al socio ai
sensi del codice civile: lo statuto (artt. 21 e ss.) prevedeva infatti che
i poteri di gestione dell’impresa, al pari dei poteri di vigilanza sulla
medesima gestione e sulla contabilità, venissero attribuiti ai competenti organi sociali secondo criteri del tutto corrispondenti a quelli di
regola previsti nelle normali società azionarie di diritto privato, richiamandosi a tal fine principi e disposizioni del codice civile.
2. – Pertanto, sulle conformi conclusioni del pubblico ministero,
deve essere dichiarato il difetto di giurisdizione della Corte dei conti.
3. – Non v’è da provvedere sulle spese del regolamento di giurisdizione, giacché l’intimata Procura della Corte dei conti ha natura di
parte solo in senso formale (Cass., Sez. U., 5 giugno 2018, n.
14436).
P.Q.M.
dichiara il difetto di giurisdizione della Corte dei conti.
Così deciso, in Roma, nella camera di consiglio del 5 giugno 2018.
Il Presidente
,

azioni a terzi, salva la prelazione in favore degli enti partecipanti.

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