Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19107 del 18/07/2018


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Civile Sent. Sez. U Num. 19107 Anno 2018
Presidente: TIRELLI FRANCESCO
Relatore: SCALDAFERRI ANDREA

SENTENZA
sul ricorso 27154-2013 proposto da:
PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, in persona del
Presidente del Consiglio pro tempore, elettivamente domiciliata in
ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE
DELLO STATO;
– ricorrente PANDOLFO M. CONCETTA, MARLETTA ANTONIO, MANNINO VITO,
GAGLIARDO OLGA, NARDI EMILIO, CATANIA MARIA, GALLUCCI
MASSIMO, PISCHEDDA GIOVANNA, CASTELLANO GIOVANNA,
GAGLIARDO GIAMBATTISTA, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA
PIAVE 52, presso lo studio dell’avvocato RENATO CARCIONE,

Data pubblicazione: 18/07/2018

rappresentati e difesi dagli avvocati GIUSEPPE MAZZARELLA e
FERDINANDO MAZZARELLA;
– con troricorrenti e ricorrenti incidentali nonchè contro
MINISTERO DELLA SALUTE, MINISTERO DELL’UNIVERSITA’ E DELLA

DEGLI STUDI DI PALERMO;
– intimati avverso la sentenza n. 1411/2012 della CORTE D’APPELLO di
PALERMO, depositata il 10/10/2012.
Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del
22/05/2018 dal Consigliere ANDREA SCALDAFERRI;
udito il Pubblico Ministero, in persona dell’Avvocato Generale RENATO
FINOCCHI GHERSI, che ha concluso per il rigetto del ricorso della
Presidenza del Consiglio; accoglimento, p.q.r., del ricorso incidentale
di Castellano più altri;
uditi gli avvocati Gianfranco Pignatana e Renato Carcione per delega
degli avvocati Ferdinando Mazzella e Giuseppe Mazzella.

FATTI DI CAUSA
Con sentenza n.1411 depositata il 10/10/2012 la Corte di appello di
Palermo, in riforma della sentenza di rigetto (per prescrizione dei
diritti azionati) del Tribunale di Palermo, accoglieva nei soli confronti
della Presidenza del Consiglio dei Ministri la domanda proposta anche
nei confronti della Università degli Studi di Palermo e dei Ministeri
dell’Università e ricerca scientifica, della Sanità e del Tesoro dai dodici
medici specialisti Giovanna Castellano, Maria Catania, Maria Concetta
Pandolfo, Emilio Nardi, Vito Mannino, Antonio Marletta, Massimo
Gallucci, Giambattista Gagliardo, Olga Gagliardo, Giovanna

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RICERCA SCIENTIFICA, MINISTERO DEL TESORO, UNIVERSITA’

Pischedda, Cataldo Pellegrino e Alberto Maria Pellegrino, domanda
volta ad ottenere la condanna al pagamento della “adeguata
retribuzione” prescritta dalle direttive CEE (nn.362 e 363 del 1975
modificate dalla n.76 del 1982) per la frequenza negli anni dal 1982
al 1990 dei corsi di specializzazione, o in via subordinata al
risarcimento dei danni subiti o ancora al pagamento dell’indennizzo

La Corte distrettuale riteneva che, con riferimento ai soli anni
accademici decorsi dal 1983/1984 al 1990/1991, lo Stato italiano
fosse responsabile per i danni derivati dalla mancata (tempestiva e
corretta) applicazione delle richiamate direttive CEE adottate nella
materia; che agli azionati diritti fosse applicabile il termine
prescrizionale decennale (non quello quinquennale introdotto
dall’art.4 comma 43 L.n.183/2011, irretroattiva), decorrente dalla
entrata in vigore della L.n.370/1999 e non ancora trascorso alla data
di introduzione della lite (16/2/2001); che, nel merito, la copia
prodotta da ciascuno degli attori dei loro certificati di specializzazione
costituisse prova sufficiente della frequenza dei corsi, la cui eventuale
difformità di caratteristiche rispetto ai corsi indetti a partire dal
D.Lgs.n.257/1991 di recepimento non era comunque imputabile loro;
e che il danno dovesse liquidarsi in via equitativa facendo riferimento
(alla luce degli ultimi arresti della giurisprudenza di legittimità) alle
indicazioni contenute nella L.n.360/1999 regolante situazioni
analoghe, quindi in misura pari a lire 13.000.000 (C 6.713,93) per
anno.
Avverso tale sentenza la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha
proposto nei confronti di dieci degli originari attori (ossia Giovanna
Castellano, Maria Catania, M.Concetta Pandolfo, Emilio Nardi, Vito
Mannino, Antonio Marletta, Massimo Gallucci, Giambattista Gagliardo,
Olga Gagliardo e Giovanna Pischedda) ricorso per cassazione per tre
motivi, cui hanno resistito gli intimati con controricorso nel quale

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da ingiustificata locupletazione.

hanno anche proposto ricorso incidentale per tre motivi nei confronti
della Presidenza del Consiglio dei Ministri e delle altre parti convenute
in origine, ossia i Ministeri dell’Università e ricerca scientifica, della
Sanità, del Tesoro e l’Università degli Studi di Palermo.
A seguito di ordinanza interlocutoria in data 18.11.2015 della Sesta-3
sezione civile, il ricorso principale ed il ricorso incidentale sono stati

(oggetto di contrastanti orientamenti nella giurisprudenza della Corte
e comunque di particolare importanza), sollevata con il primo motivo
del ricorso principale e con il primo motivo dell’incidentale,
riguardante la sussistenza, o non, del diritto al risarcimento del danno
per l’inadempimento all’obbligo di recepimento della direttiva
comunitaria 82/76 entro il termine del 31.12.1982 a favore dei medici
che a quella data avevano già iniziato il loro corso di specializzazione.
Queste Sezioni unite, con ordinanza interlocutoria depositata in data
21/11/2016, hanno a loro volta sottoposto alcuni quesiti concernenti
l’interpretazione delle direttive 75/363 e 82/76 alla Corte di giustizia
della Unione Europea, che con sentenza del 24 gennaio 2018 ha
risposto ai quesiti.
Quindi, fissata nuova udienza pubblica di discussione dinanzi a queste
Sezioni unite, e depositate memorie da entrambe le parti, la causa è
stata rimessa in decisione alla odierna udienza pubblica.

RAGIONI DELLA DECISIONE
1. Il ricorso principale, proposto dalla Presidenza del Consiglio, si
basa su tre motivi. 1.1. Con il primo motivo la parte ricorrente
censura il riconoscimento dell’indennizzo in favore di quattro degli
originari attori (i dottori Castellano, Catania, Marletta e Pandolfo) che
avevano iniziato la frequenza dei corsi a partire dall’anno accademico
1982-1983. Sostiene che tale riconoscimento, pur se limitatamente
agli anni di specializzazione successivi al primo e sovrapponibili al

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rimessi alle Sezioni unite con riguardo alla questione di massima

periodo temporale successivo alla scadenza del termine per il
recepimento della direttiva, viola le disposizioni delle più volte
ricordate direttive europee, del trattato istitutivo della Comunità
Europea nonché degli artt.1173 e 2043 del codice civile, perché alla
data in cui l’inadempimento statuale si è verificato i predetti medici
specializzandi avevano già iniziato il loro corso di specializzazione,

vigore e nessun obbligo giuridico si era costituito per lo Stato
membro. 1.2. Con il secondo motivo la Presidenza del Consiglio si
duole, sempre per violazione di norme di diritto nazionale ed europeo,
del riconoscimento dell’indennizzo nei confronti di altri sei degli
originari attori (i dottori Gallucci, Gagliardo, Gagliardo, Pischedda,
Mannino e Nardi), deducendo che essi hanno frequentato corsi che,
per tipologia o per durata minima, non sarebbero conformi ai requisiti
previsti dalla normativa comunitaria. 1.3. Con il terzo motivo, infine,
denuncia la violazione di legge in cui sarebbe incorso il giudice di
merito nel riconoscere al dr.Nardi l’indennizzo anche per la frequenza
ad un secondo corso di specializzazione successivo al primo,
nonostante egli non abbia fornito alcuna prova di una sua perdurante
necessità -che anzi dovrebbe presumibilmente escludersi- di
sopperire alle proprie esigenze materiali per il protrarsi di un impegno
a tempo pieno per la propria formazione.
2. Anche il ricorso incidentale si basa su tre motivi. 2.1. Con il primo i
quattro medici investiti dal primo motivo del ricorso principale (i
dottori Castellano, Catania, Marletta e Pandolfo) censurano
l’esclusione dall’indennizzo riconosciuto loro del primo anno di corso,
relativo al 1982-1983. Sostengono che essi hanno iniziato a
frequentare il corso nel novembre 1982, quando già dal febbraio
1982 era in vigore la direttiva 82/76, e che quindi il risarcimento
spetta loro per intero anche per l’anno 1982-1983.

2.2. Con il

secondo motivo tre medici (i dottori Olga Gagliardo, Massimo Gallucci

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essendosi iscritti quando la direttiva 82/76 non era ancora entrata in

e Emilio Nardi) lamentano l’erronea considerazione della durata dei
corsi da essi rispettivamente frequentati, in contrasto con quanto
emergerebbe dai diplomi da essi conseguiti e prodotti in giudizio. 2.3.
Con il terzo motivo tutti i medici intimati si dolgono della
compensazione delle spese in violazione dell’art.91 cod.proc.civ.
essendo la controparte soccombente, e non essendo motivata la

3.

Il primo motivo del ricorso principale può essere esaminato

congiuntamente al primo motivo del ricorso incidentale,
presupponendo entrambi la soluzione della questione relativa
all’accertamento degli effetti dell’inadempimento dello Stato Italiano
(all’obbligo di prevedere una remunerazione adeguata in conformità
alle già richiamate direttive) sulla situazione giuridica dei medici che
hanno iniziato il corso di formazione specialistica nell’anno
accademico 1982-1983 e l’hanno proseguito fino all’anno 1990.
Con la sentenza del 24 gennaio 2018, la Corte di giustizia della
Unione Europea ha in modo chiaro ed inequivocabile interpretato le
disposizioni dell’art.2 paragrafo 1, lettera c), dell’art.3, paragrafi

1 e

2, nonché dell’allegato della direttiva 75/363/CEE del Consiglio, come
modificata dalla direttiva 82/76/CEE del Consiglio, affermando in
sintesi: a)che «qualsiasi formazione… come medico specialista iniziata
nel corso dell’anno 1982 e proseguita fino all’anno 1990 deve essere
oggetto di remunerazione adeguata, ai sensi dell’allegato suddetto»;
b)che tale obbligo «non dipende dalla adozione, da parte dello Stato
membro, di misure di trasposizione della direttiva 82/76»; c)che «una
remunerazione adeguata, ai sensi dell’allegato suddetto, per la
formazione…dei medici specialisti iniziata nel corso dell’anno 1982 e
proseguita fino all’anno 1990 deve essere corrisposta per il periodo di
tale formazione a partire dal 1 gennaio 1983 e fino alla conclusione
della formazione stessa».

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compensazione.

3.1.

La doverosa ottemperanza a tale interpretazione delle

disposizioni delle direttive richiamate impone, in primo luogo, il
rigetto del primo motivo del ricorso principale. E’ invero evidente che
il principio di diritto che con tale motivo si chiede di affermare (che
cioè ai medici iscritti ai corsi di specializzazione per l’anno accademico
1982-1983 non spetterebbe alcun risarcimento, neppure per gli anni

con l’interpretazione delle direttive europee espressa dalla Corte di
Giustizia nella sentenza del 24 gennaio 2018, nei suoi vari profili
sopra esposti.
3.2. Per la stessa ragione, anche se in senso opposto, il primo motivo
del ricorso incidentale si rivela fondato. E’ invero altrettanto evidente
che non rispetta il diritto della Unione Europea, come interpretato
dalla sentenza della Corte di Giustizia, la censurata statuizione della
Corte di merito secondo la quale deve escludersi dal risarcimento
spettante ai ricorrenti l’intero primo anno accademico 1982-1983:
deve invece considerarsi sussistente il diritto al risarcimento per
l’inadempimento dello Stato agli obblighi derivanti dalla direttiva «a
partire dal 1 gennaio 1983 e fino alla conclusione della formazione
stessa». Il che, peraltro, implica che -difformemente da quanto
prospettato dai ricorrenti incidentali- occorre commisurare il
risarcimento stesso (per la mancata percezione di una retribuzione
adeguata) non all’intero periodo di durata del primo anno accademico
di corso, bensì alla frazione temporale di esso successiva alla
scadenza del termine di trasposizione della direttiva (31.12.1982), a
partire dalla quale si è verificato l’inadempimento.
Ne deriva dunque di necessità la cassazione, sul punto, della
sentenza impugnata con rinvio della causa alla Corte di merito perché
proceda ad una nuova determinazione degli indennizzi
rispettivamente spettanti ai quattro ricorrenti incidentali nel rispetto
dei principi espressi dalla Corte di Giustizia, e quindi tenendo conto,

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successivi di frequentazione dei corsi) si pone in contrasto insanabile

per ciascuno dei ricorrenti: a)della durata del corso rispettivamente
frequentato; b)della necessità di commisurare l’indennizzo
corrispondente al primo anno accademico 1982-1983 -nella misura
già stabilita con riferimento al disposto dell’art.11 legge n.370/1999alla frazione di anno accademico successiva al 1.1.1983 e fino alla
conclusione dell’anno stesso.

diretto a far valere una eccezione (circa la non conformità ai requisiti
previsti dalla normativa comunitaria dei corsi frequentati dai medici
resistenti) che non risulta tempestivamente svolta in sede di merito,
e presuppone anche accertamenti di fatto non consentiti in questo
giudizio di legittimità.
5. Analoghe considerazioni valgono per il terzo motivo del ricorso
principale, anch’esso introducente una eccezione (circa la assenza di
prova del danno in relazione alla seconda specializzazione), anche in
fatto, che non risulta tempestivamente svolta in sede di merito.
6.

Anche il secondo motivo del ricorso incidentale si rivela

inammissibile, sia perché l’errore di fatto che con esso viene
denunciato (circa la durata dei corsi rispettivamente frequentati dai
ricorrenti, che non risulta aver costituito un punto controverso nel
giudizio di merito) è sussumibile nella previsione dell’art.395 n.4
cod.proc.civ., da far valere con altro mezzo di impugnazione; sia
perchè il controricorso manca di ogni indicazione specifica del
contenuto e della collocazione nel fascicolo dei documenti (peraltro
non allegati) che comproverebbero i dati di fatto che la Corte di
merito avrebbe erroneamente percepito.

6.1.

Il terzo motivo

dell’incidentale, concernente il regolamento delle spese di lite, è
assorbito.
7.

In conclusione, la sentenza impugnata, rigettato il ricorso

principale, è cassata in accoglimento del primo motivo del ricorso
incidentale, e la causa deve essere rinviata alla Corte di Palermo che

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4. Il secondo motivo del ricorso principale è inammissibile, in quanto

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procederà ad un nuovo esame nel rispetto di quanto indicato sopra
(punto 3.2), regolando anche le spese di questo giudizio di
cassazione.
Va peraltro escluso l’obbligo del ricorrente principale di versamento,
ai sensi dell’art.13 comma 1 quater D.P.R. n.115/2002, dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato, non potendo tale norma

che, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono
esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul
processo (cfr.Cass. n.1778/2016; n.18523/2014).
P.Q.M.
rigetta il ricorso principale, accoglie il primo motivo del ricorso
incidentale, cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo
accolto e rinvia la causa alla Corte d’appello di Palermo, anche per le
spese del giudizio di cassazione.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio delle Sezioni Unite
Civili della Corte Suprema di Cassazione, il 22 maggio 2018.

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