Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19103 del 06/07/2021

Cassazione civile sez. VI, 06/07/2021, (ud. 23/03/2021, dep. 06/07/2021), n.19103

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – rel. Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – Consigliere –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 38668-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

B.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1070/4/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA SARDEGNA, depositata il 12/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ESPOSITO

ANTONIO FRANCESCO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con sentenza in data 12 novembre 2018 la Commissione tributaria regionale della Sardegna accoglieva parzialmente l’appello proposto da B.S. avverso la decisione della Commissione tributaria provinciale di Cagliari che aveva respinto il ricorso proposto dal contribuente contro l’avviso di accertamento relativo ad IRPEF, IRAP ed IVA per l’anno 2000. Per quanto ancora rileva in questa sede, la CTR accoglieva “il motivo di appello con il quale viene eccepita la decadenza dell’ufficio dal poter di accertamento ai fini dell’iva alla luce della sentenza della Corte di Giustizia Europea (causa C-12/06) in quanto giuridicamente fondata in ragione della prevalenza, in materia di iva, della normativa comunitaria su quella nazionale”. Osservava che “La dichiarata incompatibilità del condono in materia di iva di cui alla legge numero 289/02 con la normativa comunitaria travolge, infatti, (…) anche il correlato ampliamento dei poteri di accertamento attribuito all’ufficio”.

Avverso la suddetta sentenza, con atto del 13 dicembre 2019, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi.

Il contribuente è rimasto intimato.

Sulla proposta del relatore ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. risulta regolarmente costituito il contraddittorio camerale.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Con il primo motivo l’Agenzia delle entrate denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. Sostiene la ricorrente che la CTR era incorsa in vizio di ultrapetìzione, posto che nel ricorso introduttivo (e neppure in appello) erano state formulate contestazioni in ordine alla decadenza dell’Ufficio dal potere di accertamento ai fini dell’IVA sulla base della giurisprudenza comunitaria.

Con il secondo motivo si denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 57 e della L. n. 289 del 2002, art. 10, per non avere la CTR considerato che l’avviso di accertamento era stato emesso nei termini di accertamento ordinari, senza avvalersi della proroga prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 10.

Il primo motivo di ricorso è fondato, con assorbimento del secondo.

L’Agenzia delle entrate ha riportato nel ricorso per cassazione e allegato allo stesso, in ossequio al principio di autosufficienza, il ricorso di primo grado e l’atto di appello, dalla cui lettura si evince che il contribuente non ha mai eccepito il vizio dell’avviso di accertamento per intervenuta decadenza dell’Ufficio dal potere di accertamento ai fini dell’IVA alla luce della sentenza della Corte di giustizia. La CTR pertanto, annullando parzialmente l’atto impugnato in relazione all’IVA, ha illegittimamente esteso la propria cognizione ad un motivo di invalidità dell’atto impugnato non prospettato dal contribuente con il ricorso di primo grado, incorrendo nel vizio di ultrapetizione denunciato dalla ricorrente.

Va al riguardo rammentato che “Il termine di decadenza stabilito, a carico dell’ufficio tributario ed in favore del contribuente, per l’esercizio del potere impositivo, ha natura sostanziale e non appartiene a materia sottratta alla disponibilità delle parti, in quanto tale decadenza non concerne diritti indisponibili dello stato alla percezione di tributi, ma incide unicamente sul diritto del contribuente a non vedere esposto il proprio patrimonio, oltre un certo limite di tempo, alle pretese del fisco, sicchè è riservata alla valutazione del contribuente stesso la scelta di avvalersi o no della relativa eccezione, che ha natura di eccezione in senso proprio e non è, quindi, rilevabile d’ufficio, nè proponibile per la prima volta in grado d’appello” (Cass. n. 171 del 2015).

In conclusione, in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, la sentenza impugnata deve essere cassata, con rinvio Commissione tributaria regionale della Sardegna, in diversa composizione, la quale provvederà anche in ordine alle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Sardegna, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2021

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