Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19102 del 28/09/2016


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Cassazione civile sez. trib., 28/09/2016, (ud. 07/07/2016, dep. 28/09/2016), n.19102

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALVAGO Salvatore – Presidente –

Dott. CAMPANILE Pietro – Consigliere –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. MELONI Marina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 14003-2012 proposto da:

PROMOVE SRL in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA PIAZZA DELLA LIBERTA’ 10, presso

lo studio dell’avvocato GEMMA PATERNOSTRO, rappresentato e difeso

dall’avvocato OLINTO RAFFAELE VALENTINI giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DI ROMA in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

nonchè contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI BARI;

– intimato –

avverso la sentenza n. 88/2011 della COMM. TRIB. REG. di BARI,

depositata il 28/11/2011;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

07/07/2016 dal Consigliere Dott. MELONI MARINA;

udito per il ricorrente l’Avvocato VALENTINI che ha chiesto

l’accoglimento;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GIACALONE GIOVANNI che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

L’Agenzia delle Entrate, Ufficio di Bari (OMISSIS) aveva emesso un avviso di liquidazione d’imposta ed irrogazione di sanzioni con il quale recuperava a tassazione il credito d’imposta L. n. 388 del 2000, ex art. 8, in quanto l’acquirente Promove srl non aveva completato nell’anno di presentazione dell’istanza ((OMISSIS)), e nemmeno nei due anni successivi (OMISSIS), l’esecuzione delle opere entro i limiti pianificati per cui secondo l’Ufficio doveva essere revocata l’agevolazione di cui alla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8, a causa del mancato rispetto nei limiti pianificati per ciascun anno dell’ammontare minimo di investimento.

Avverso il suddetto avviso propose ricorso Promove srl davanti alla Commissione tributaria provinciale di Bari la quale respinse il ricorso con sentenza successivamente appellata dal contribuente.

La Commissione Tributaria Regionale della Puglia respinse il ricorso in appello avverso la sentenza di primo grado.

Avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione Promove srl con tre motivi e l’Agenzia delleEntrateha resistito concontroricorso. La ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo di ricorso la ricorrente Promove srl denuncia violazione e falsa applicazione della L. n. 212 del 2000, art. 12, comma 7, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non avere la CTR ritenuto che l’omesso esame delle “osservazioni” presentate dal contribuente all’Ufficio inficiava la validità dell’avviso di accertamento.

Con il secondo e terzo motivo di ricorso la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8, ed L. n. 289 del 2002, art. 62, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto erroneamente la CTR ha ritenuto che l’agevolazione di cui alla legge sopra citata non spettasse alla società beneficiaria dell’agevolazione, che invece aveva iniziato l’investimento programmato entro sei mesi dall’accoglimento dell’istanza.

Il ricorso è infondato in ordine a tutti i motivi. In ordine al primo motivo infatti non risulta che l’atto impositivo sia stato emesso prima del decorso del termine di 60 giorni dalla redazione del processo verbale, nè la mancata esplicita risposta alle osservazioni presentate dal contribuente da parte dell’Ufficio implica che quest’ultimo non le abbia valutate, dovendosi al contrario ritenere che le abbia considerate ininfluenti ed irrilevanti ai fini dell’emissione dell’atto impositivo.

Il secondo e terzo motivo sono ugualmente infondati. Infatti occorre chiarire che in tema di agevolazioni tributarie, spetta al contribuente che impugni l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro – ipotecaria – catastale, concernente il recupero delle agevolazioni previste dalla L. 30 dicembre 2000, n. 388, ex art. 8, applicabile “ratione temporis”, provare di aver avviato la realizzazione dell’opera nei termini previsti dalla norma a decorrere dalla data di presentazione dell’istanza in quanto il presupposto per la concessione del beneficio del credito di imposta previsto dalla L. n. 388 del 2000, art. 8, è costituito dall’esecuzione di investimenti su beni nuovi ammortizzabili ai sensi degli artt. 67 e 68 T.U.I.R. (vecchia numerazione) sin dal momento dell’investimento.

Nella fattispecie la società aveva perfezionato il contratto preliminare di vendita in data (OMISSIS) per l’acquisto di immobile consistente in un capannone industriale indispensabile all’ampliamento dell’attività produttiva e in data (OMISSIS) e (OMISSIS) aveva stipulato contratti di appalto edilizio e di realizzazione dell’impianto elettrico. Successivamente,in data (OMISSIS), solo a seguito dell’accettazione da parte del catasto del frazionamento richiesto in data (OMISSIS) (ed ancor prima in data (OMISSIS)),è stato stipulato il rogito notarile in esecuzione del preliminare.

La società pertanto aveva chiesto l’agevolazione in riferimento ad un immobile di cui alla data dell’istanza doveva ancora acquisire la proprietà e pertanto il credito d’imposta, godibile solo in caso di nuovi investimenti L. n. 388 del 2000, ex art. 8 e concesso dall’Agenzia delle Entrate in data (OMISSIS), doveva essere revocato perchè entro i sei mesi dalla presentazione dell’istanza la società non aveva ancora acquisito la proprietà dell’immobile e quindi non aveva potuto effettuare alcun nuovo investimento.

La società in sostanza aveva chiesto un credito di imposta L. n. 388 del 2000, ex art. 8, citato, soggetto alla realizzazione di nuovi investimenti entro i limiti programmati, in riferimento ad un bene che solo dopo il frazionamento sarebbe divenuto di sua proprietà pretendendo di imputare il ritardo nel rispetto delle prescrizioni inerenti all’agevolazione alle lungaggini burocratiche relative al richiesto frazionamento a causa di forza maggiore.

Ciò premesso appare evidente che il ritardo registrato nella stipula del contratto definitivo di compravendita avvenuto il (OMISSIS) non può in alcun modo giustificare, nemmeno se dovuto a lungaggini burocratiche per il mancato frazionamento, la mancata osservanza del termine di sei mesi per l’inizio o realizzazione dei lavori nei limiti programmati a decorrere dalla data di presentazione dell’istanza avvenuta in data (OMISSIS) ed accolta dal centro operativo di Pescara in data (OMISSIS), in quanto, non rivestendo i caratteri dell’imprevedibilità, determina la decadenza dall’agevolazione.

Pertanto il lasso di tempo intercorso tra la data di richiesta del nulla osta al frazionamento ed il successivo rilascio ed accettazione da parte del catasto del richiesto frazionamento non giustifica il ritardo nella stipula del rogito notarile e quindi nell’esecuzione dei nuovi investimenti ed appare legittima e conforme alla norma la revoca dell’agevolazione.

A tal riguardo si è già pronunciata questa Corte, tra le tante, con Sez. 5^, Sentenza n. 14212 del 08/07/2015 affermando che “In tema di contributi concessi sotto forma di credito d’imposta dalla L. 23 dicembre 2000, n. 388, art. 8, per i nuovi investimenti nelle aree svantaggiate del Paese, l’inosservanza del termine di cui alla L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 62, comma 1, lett. a), entro cui i soggetti che hanno conseguito il diritto al contributo devono comunicare all’Agenzia delle entrate i dati occorrenti per la ricognizione degli investimenti realizzati, comporta la decadenza dal beneficio”.

Le considerazioni che precedono inducono al rigetto del ricorso con condanna alle spese del giudizio di legittimità, da liquidarsi come in dispositivo, secondo la soccombenza.

PQM

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente Promove srl al pagamento delle spese di giudizio in favore di Agenzia delle Entrate che si liquidano in Euro 7.000,00 oltre spese accessorie come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 5^ sezione civile, il 7 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 settembre 2016

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