Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19100 del 18/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 19100 Anno 2018
Presidente: FRASCA RAFFAELE
Relatore: RUBINO LINA

ORDINANZA
sul ricorso 4090-2017 proposto da:
DI CROSTA LUISA, e VALERIO GIUSTINO, elettivamente
domiciliati in ROMA, VIA DELLA CONSULTA n.50, presso lo
studio dell’avvocato ANTONIO MANCINI, che li rappresenta e
difende;

– ricorrenti contro
ROMA CAPITALE C.F.02438750586, in persona del Sindaco e
legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA DEL TEMPIO DI GIOVE n.21, presso
l’Avvocatura di Roma Capitale, rappresentato e difeso
dall’avvocato RODOLFO MURRA;

– contro ricorrente contro

Data pubblicazione: 18/07/2018

ASSICURAZIONI DI ROMA, MUTUA ASSICURATRICE
ROMANA;

– intimati avverso la sentenza n. 17905/2016 del TRIBUNALE di ROMA,

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 11/04/2018 dal Consigliere Dott. LINA RUBINO.

RAGIONI IN FATTO E IN DIRITTO DELLA
DECISIONE
I signori Luisa di Crosta e Valerio Giustino propongono
quattro motivi di ricorso per cassazione avverso la sentenza del
Tribunale di Roma n. 17905 del 2016, depositata il 28 settembre
2016, non notificata, nei confronti di Roma Capitale e Le
Assicurazioni di Roma, Mutua assicuratrice romana.
Roma Capitale resiste con controricorso; la società di
assicurazioni, regolarmente intimata, non ha svolto attività
difensiva in questa sede.
I ricorrenti hanno depositato anche memoria illustrativa.
Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, in
applicazione degli artt. 376, 380 bis e 375 cod. proc. civ., su
proposta del relatore, in quanto

ritenuto manifestamente

infondato.
Il Collegio, all’esito della camera di consiglio, ritiene di
condividere la soluzione proposta dal relatore
Questa la vicenda, per quanto qui interessa :

Ric. 2017 n. 04090 sez. M3 – ud. 11-04-2018
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depositata il 28/09/2016;

-la Di Crosta e il figlio Giustino proponevano domanda
dinanzi al Giudice di pace di Roma per essere risarciti dei danni,
alla persona e al motociclo, riportati dal Giustino allorchè,
percorrendo una strada in Comune di Roma alla guida del

avvallamento nell’asfalto;
-la domanda risarcitoria veniva accolta in primo grado ma
rigettata in appello, in quanto il tribunale escludeva l’esistenza
della prova di un nesso causale tra le lesioni lamentate e il fatto
dedotto, osservando che nessuna pattuglia della polizia stradale era
stata chiamata a seguito dell’incidente, né era stato redatto alcun
verbale subito dopo l’accaduto se non, a distanza di diversi giorni,
presso l’ufficio infortunistica del Comune di Roma, ed avendo i
testi dichiarato di non essere stati presenti all’incidente ma di
essere sopraggiunti dopo, insieme alla Di Crosta. Aggiungeva
inoltre il tribunale trattarsi di un tratto di strada rettilineo, ben
illuminato e con avvallamenti ampiamente visibili, per cui, in
considerazione di tutte le risultanze istruttorie, attribuiva alla
scarsa attenzione alla guida tenuta dal conducente la responsabilità
esclusiva dell’evento.
Con il primo motivo di ricorso, i ricorrenti contestano la
violazione e falsa applicazione degli artt. 2709 2730 e 2734 c.c., con
il secondo la violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116
c.p.c 2051 c.c., 2727 e 2729 c.c. Essi contestano che il tribunale, nel
rigettare la domanda risarcitoria abbia dato rilievo solo ad alcune
dichiarazioni rese dalla parte e non ad altre, in violazione del c.d.

Ric. 2017 n. 04090 sez. M3 – ud. 11-04-2018
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motociclo di proprietà della madre, cadeva a causa di un

principio della inscindibilità e che si sia esclusa la prova del nesso
causale solo perché non vi erano testimoni al momento
dell’accaduto, in quanto l’infortunato si trovava da solo e dopo
l’incidente chiamò la madre ed altre persone che sopraggiunsero

Entrambi i motivi sono inammissibili perché propongono una
inammissibile rilettura e rivalutazione del materiale probatorio da
parte della Corte.
In particolare, correttamente deduce Roma Capitale, la questione
posta in relazione alle considerazioni evocative dell’interrogatorio
è irrilevante in quanto trattasi di considerazioni ad abundantiam
rispetto al nucleo della motivazione; essa potrebbe diventare
rilevante solo se il secondo motivo fosse idoneo ad incrinare la
motivazione con cui il Tribunale ha reputato non provato il fatto
storico, cioè la caduta a causa del dissesto, valutando le
testimonianze.
Ma il secondo motivo deduce la violazione degli artt. 115 e 116
senza rispettare i criteri già indicati, tra le altre, da Cass. n. 11892
del 2016 e ribaditi in motivazione da Cass. sez. un. n. 16598 del
2016 e nemmeno deduce in modo men che generico la violazione
delle altre norme evocate, ma in realtà, sollecita una rivalutazione
della quaestio facti attraverso il riesame delle risultanze probatorie,
così prospettando censure non deducibili nel vigore del nuovo n. 5
dell’art. 360 e dei limiti al controllo della relativa motivazione.
Rilevata l’inammissibilità del secondo motivo le questioni poste
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con il secatub diventano irrilevanti, perché se non è provato il

r-

Ric. 2017 n. 04090 sez. M3 – ud. 11-04-2018
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sul posto.

fatto storico il discorso sulla scarsa attenzione, enunciato con la
motivazione ad abundantiam diventa irrilevante, al di là della sua
bontà.
Col terzo motivo, i ricorrenti denunciano la violazione degli

inammissibile laddove critica la sentenza impugnata per aver
ritenuto che la disattenzione del motociclista fosse causa efficiente
esclusiva dell’incidente in quanto si contesta l’accertamento in
fatto operato dal tribunale, sulla base delle risultanze istruttorie.
Con il quarto motivo denunciano l’omesso esame circa un
fatto decisivo del giudizio che è stato oggetto di discussione tra le
parti. Il motivo è infondato, laddove il fatto decisivo pretermesso
sarebbe l’alterazione del manto stradale, che il tribunale ha in
effetti accertato nella sua esistenza e valutato nella sua consistenza,
escludendo che la responsabilità dell’incidente fosse ascrivibile al
Comune a fronte della disattenzione del ragazzo che bene era in
grado di percepire le condizioni dissestate della strada.
Il ricorso va pertanto rigettato.
Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come al
dispositivo.
Atteso che il ricorso per cassazione è stato proposto in tempo
posteriore al 30 gennaio 2013, ed in ragione della soccombenza dei
ricorrenti, la Corte, ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del d.P.R.
n. 115 del 2002 , dà atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento da parte dei ricorrenti, di un ulteriore importo a titolo

Ric. 2017 n. 04090 sez. M3 – ud. 11-04-2018
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artt. 2051 e 2697 c.c.Anche questo motivo deve ritenersi

di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso
principale, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Liquida le spese in euro 1.200,00 per

spese generali.
Dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte
dei ricorrenti di un ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale.
Così deciso nella camera di consiglio della Corte di cassazione 1’11
aprile 2018

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