Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19100 del 15/09/2020

Cassazione civile sez. VI, 15/09/2020, (ud. 05/03/2020, dep. 15/09/2020), n.19100

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCODITTI Enrico – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. POSITANO Gabriele – Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. GORGONI Marilena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11056-2019 proposto da:

B.M., BE.MA., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIALE GIUSEPPE MAZZINI 145, presso lo studio dell’avvocato GIUSEPPE

TEPEDINO, che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARCO

DE CRISTOFARO;

– ricorrenti –

contro

HOIST ITALIA SRL, nella qualità di cessionaria della BANCA PATAVINA

CREDITO COOPERATIVO DI SANT’ELENA E PIOVI DI SACCO, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato LUCA FILIPPONI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 191/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 24/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 05/03/2020 dal Consigliere Relatore Dott. GIUSEPPE

CRICENTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Be.Ma. è socio illimitatamente responsabile della Meg Costruzioni (ora RM srl), società che aveva aperture di credito, sin dal 2006, con la Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco, quando, nel 2009, il Be. insieme alla moglie ha costituito un fondo patrimoniale.

La Banca, che nel 2010 e 2011 ha concesso mutui alla società, ha agito per la revocatoria del fondo ritenendolo elusivo dei suoi diritti di credito, ossia di quelli derivanti dai finanziamenti concessi alla società, di cui il Be. era socio.

La Banca ha sostenuto, inizialmente, che l’atto di disposizione, ossia la costituzione del fondo, fosse anteriore al credito (sorto con i mutui del 2010 e 2011), ma poi, con la memoria di cui all’art. 183 c.c., ha invece affermato, chiedendo di provarlo, che l’atto di disposizione era in realtà posteriore al credito in quanto i mutui del 2010 e del 2011 erano stati stipulati non ex novo, bensì per ristrutturare precedenti rapporti.

Il Tribunale ha ritenuto in frode ai creditori la costituzione del fondo, pronunciando dunque sentenza di revocatoria, decisione confermata dal giudice di appello, con identiche motivazioni.

Be.Ma. e B.M. ricorrono con quattro motivi.

V’è controricorso della Banca.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.- La sentenza impugnata conferma integralmente quella di primo grado, nel ritenere una dolosa preordinazione del fondo patrimoniale ad eludere debiti anche futuri; conferma la decisione di primo grado inoltre quanto al danno che la costituzione del fondo ha comportato per le ragioni della creditrice, relativamente soprattutto alla capienza dei beni sociali.

2.- Con il primo motivo i ricorrenti denunciano violazione dell’art. 183 c.p.c..

Secondo loro, la Banca inizialmente ha prospettato che la costituzione del fondo era anteriore al credito, ma, con le note di cui all’art. 183 c.p.c., ha mutato questa prospettiva, adducendo che invece l’atto di disposizione era posteriore al sorgere del credito in quanto i due mutui del 2010 e 2011 non erano nuove concessioni di finanziamento, bensì ristrutturazioni di precedenti rapporti.

Questo mutamento comporterebbe ampliamento del tema della decisione, in quanto l’anteriorità o la posteriorità del credito sono circostanze che incidono sui presupposti della revocatoria in modo diverso e pertanto costituirebbe, secondo i ricorrenti, una modifica non consentita (in quanto tardiva) della domanda.

Il Tribunale prima, e la corte di appello poi, avrebbero ritenuto comunque ammesso questo mutamento, e deciso di conseguenza, pur trattandosi, per l’appunto, di una modifica non consentita.

2.1.- Il motivo è infondato.

La censura di aver violato le regole del processo non coglie la ratio della decisione, in quanto sia il giudice di primo grado che quello di appello accertano la elusività del fondo patrimoniale prescindendo dalla posteriorità di quest’ultimo rispetto al credito, ed anzi limitandosi alla iniziale prospettazione della sua anteriorità.

Infatti, entrambi ritengono che il fondo patrimoniale è stato preordinato dolosamente dal debitore in vista della situazione di difficoltà economica della società, cosi che il mutamento di domanda non ha inciso sulla ratio decidendi, non è stato preso in considerazione dal giudicante, che ha invece basato il suo accertamento sulla domanda iniziale che presupponeva l’anteriorità del fondo rispetto al credito.

2.- Con il secondo motivo si denuncia omesso esame di un fatto rilevante e controverso.

I ricorrenti denunciano la circostanza per cui la banca avrebbe omesso di valutare un fatto posto alla sua attenzione dai ricorrenti: ossia il fatto che la dolosa preordinazione del fondo era incompatibile con la natura di “creditore professionale” che la banca ha di suo, tale da consentirgli di non erogare più credito quando il debitore (come invece poi avrebbe fatto nel 2010 e nel 2011).

2.2.- Il motivo è inammissibile, in quanto denuncia omesso esame in presenza di una doppia conforme, nè può ammettersi, come prospettano i ricorrenti, che le ragioni di fatto poste a base delle due decisioni sono diverse. Infatti, in entrambi i casi si basa la decisione sulla preordinazione dolosa dell’atto, ma anche sulla esistenza di un credito comunque anteriore: quello del 2006. Altro ed irrilevante discorso è che gli argomenti usati dalle due corti in qualche modo differiscano (ma di fatto non lo fanno).

Del resto, pur volendo entrare nel merito, la circostanza, se presa in considerazione, non avrebbe necessariamente portato ad una decisione diversa, posto che il fatto di essere il creditore un professionista non significa che debba, di per sè, escludersi l’idoneità di elusioni ai suoi danni: tesi che, se ammessa, porterebbe a negare in radice la fraudolenza degli atti di disposizione anteriori al credito quando il creditore sia la banca.

3.- Il terzo motivo denuncia violazione dell’art. 2901 c.c., attribuendo alla corte di merito di aver ritenuto il danno per la banca creditrice quando invece la costituzione del fondo patrimoniale non ha affatto inciso sulle possibilità di soddisfazione del credito, rimaste inalterate.

3.1.-. Il motivo è inammissibile risolvendosi nella richiesta di una nuova valutazione dei fatti. L’incidenza dell’atto di disposizione sulle ragioni del creditore, ossia l’esistenza di un danno per quest’ultimo, è accertamento di fatto riservato al giudice di merito, che ha dato motivazione adeguata delle sue conclusioni.

4.- Il quarto motivo propone una censura di omesso esame di fatto controverso e rilevante, simile al secondo. Ossia: la corte non ha dato conto del fatto che la banca ha continuato a dare credito pur dopo la costituzione del fondo patrimoniale, fatto che, se invece preso in considerazione, avrebbe costituito indice dell’assenza di pregiudizio di quell’atto.

4.1.-. Il motivo è inammissibile.

La questione dell’eventus damni è affrontata dal tribunale e dalla corte di appello sui medesimi presupposti di fatto, cosi che la censura di omessa valutazione (art. 360, n. 5), è inammissibile ai sensi dell’art. 348 c.p.c., e poco rileva che siano stati usati, ma non risulta, argomenti diversi; circostanza che non basta a rendere le due decisioni non conformi, posto che la non conformità presuppone presupposti di fatto diversi, e non argomenti dissimili.

Il ricorso va pertanto rigettato.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite nella misura di 2300,00 Euro, oltre 200,00 Euro di spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 5 marzo 2020.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2020

 

 

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