Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19093 del 18/07/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 19093 Anno 2018
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: DE FELICE ALFONSINA

ORDINANZA
sul ricorso 17215-2013 proposto da:
ARCHETTI LUIGI C.F. RCHLGU42S15H501A, elettivamente
domiciliato in ROMA, PIAZZA PRATI DEGLI STROZZI 32,
presso lo studio dell’avvocato BARBARA BAROLAT
MASSOLE, che lo rappresenta e difende unitamente
all’avvocato ANNA CHILESE, giusta delega in atti;
– ricorrente nonché contro
2018
1682

ISTITUTO SUPERIORE PROTEZIONE RICERCA AMBIENTALE
ISPRA,

in

persona

del

Ministro

pro

tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI
12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo
rappresenta e difende ope legis;

Data pubblicazione: 18/07/2018

- resistente avverso la sentenza n. 1055/2013 della CORTE
D’APPELLO di ROMA, depositata il 21/05/2013, R. G. N.

1271/2012.

R.G. 17215/2013

RILEVATO CHE:

la Corte d’Appello di Roma, a conferma della pronuncia di prime cure, ha rigettato
la domanda di Luigi Archetti, dipendente dell’Istituto Superiore per la Protezione e la

dell’indennità sostitutiva a titolo di compenso per le ferie non godute, maturate dal
gennaio 2000 sino alla cessazione del rapporto d’impiego, avvenuta il 30/11/2009,
comprensiva di rivalutazione ed interessi, e dei relativi contributi previdenziali e
assistenziali;
la Corte territoriale, aderendo alle tesi del primo Giudice, ha ribadito che, secondo
quanto previsto dall’art. 6, co.15, del c.c.n.l. per il personale degli Enti pubblici di
ricerca, all’atto della cessazione del rapporto di lavoro, soltanto qualora la mancata
fruizione delle ferie sia dipesa da esigenze di servizio, il dipendente ha diritto al
pagamento dell’indennità sostitutiva; nella specie non è risultato provato che vi
fossero state richieste del dipendente respinte dall’amministrazione, né, l’elenco dei
lavori disimpegnati dall’appellante – prodotto nei gradi di merito -, era in grado di
dimostrare la necessità di preclusione, pressoché integràle, della fruizione delle ferie
per dieci anni;
ha inoltre sottolinéato che, data la posizione dell’appellante all’interno dell’Ente, lo
stesso aveva autonomia nel determinare il proprio tempo di lavoro, e dunque, anche
l’organizzazione delle proprie ferie (art. 59, co.1, del c.c.n.I.), e che, nondimeno, non
avesse né allegato, né provato, la riconducibilità della mancata fruizione dei congedi
alle esigenze di servizio;
avverso tale pronuncia ricorre per cassazione Luigi Archetti con un’unica,
articolata censura illustrata da memoria, mentre l’ISPRA si costituisce al solo fine di
partecipare alla discussione orale.

CONSIDERATO CHE:

con l’unica censura, formulata ai sensi dell’art. 360, co.1, n.3 cod. proc. civ.,
parte ricorrente contesta “Violazione e falsa applicazione dell’art. 244 cod. proc. civ. e
1

Ricerca Ambientale (Ispra), rivolta a sentir dichiarare la spettanza in capo allo stesso

dell’art. 2697 cod. civ. per aver la Corte di appello di Roma – Sezione lavoro rigettato l’ammissione dei mezzi istruttori articolati (tra cui interrogatorio formale e
prova testimoniale) ritenendo di conseguenza non adempiuto l’onere della prova,
gravante sull’Archetti, di dimostrare che non aveva goduto delle ferie maturate per
esigenze di servizio rappresentate all’Archetti dalla stessa Ispra e cioè dai suoi
superiori, omettendo, inoltre, di applicare l’art. 2729 cod. civ. sulle presunzioni
semplici”. L’Ente era a conoscenza del mancato godimento delle ferie da parte del

conseguente danno da usura psico-fisica; l’eventuale omessa richiesta delle ferie da
parte del lavoratore non avrebbe comunque potuto mai essere equiparata alla tacita
rinuncia al loro godimento, e il lavoratore non avrebbe potuto essere mai decaduto dal
diritto alle stesse, salvo che non fosse stato il datore di lavoro a provarne il rifiuto.
Infine, il ricorrente censura il rigetto della domanda da parte della Corte d’Appello, là
dove quest’ultima non ha ritenuto nemmeno di dovere far ricorso a presunzioni
semplici, nella fattispecie ammissibili in quanto gravi, precise e concordanti;
iI motivo di ricorso è inammissibile;
le doglianze appaiono estremamente generiche sotto più di un profilo e sono
inidonee ad avvalorare la tesi difensiva del ricorrente; pecca di genericità
l’individuazione del soggetto o dei soggetti a cui carico il ricorrente pone la
responsabilità di avergli impedito di fruire del fondamentale diritto ai fini del ripristino
delle energie psico-fisiche; alio stesso modo, non risulta adeguatamente censurata la

ratio decidendi della sentenza d’Appello, là dove la stessa ha ritenuto di attribuire
maggiore rilievo al deficit probatorio (e di allegazione) rispetto alla circostanza della
mancata fruizione delle ferie per esigenze di servizio, in quanto, nel caso di tecnologi e
ricercatori essi determinano autonomamente il proprio tempo di lavoro, e, dunque,
sono gli esclusivi responsabili della programmazione dei propri piani ferie;
quanto al lamentato omesso ricorso alle presunzioni semplici, è appena il caso di
ricordare che la giurisprudenza di questa Corte, pacificamente ritiene che la scelta di
adozione di un siffatto strumento probatorio è considerata parte integrante dei poteri
istruttori del Giudice del merito di natura discrezionale: “…Il ricorso alle presunzioni è
rimesso alla discrezionalità del giudice di merito, il cui apprezzamento è insindacabile
in sede di legittimità, se adeguatamente e correttamente motivato” (ex multis Cass.
n.154/2006);

2

ricorrente, ma mai gli aveva richiesto un “piano ferie”, consentendogli di lavorare, con

il Giudice dell’appello, con motivazione esente da vizi logico argomentativi, ha
accertato che, dovendo le ferie essere richieste dal dipendente, ai sensi dell’art. 6,
co.9 del c.c.n.l. per il personale del settore degli Enti Pubblici di Ricerca, l’attuale
ricorrente non avesse fornito la prova che la mancata fruizione di esse per ben dieci
anni fosse dipesa da ragioni di servizio, né che le sue richieste fossero state respinte
dall’Ente (art. 6 co. 15 c.c.n.I.);

esposte, il ricorso è inammissibile. Nulla si dispone sulle spese, in assenza di attività
difensiva da parte dell’intimata.
P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1

quater del d.P.R. n.115 del 2002, dà atto della

sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell’ulteriore
importo, a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma
dell’art. 1 bis dello stesso art.13.

Così deciso nell’Adunanza Camerale del 17 aprile 2018

Il Presidente
IL CANC
:ERE
Maria Pia acoia

(Dott. Giuseppe Napoletano)

in definitiva, non meritando l’unica censura accoglimento per le ragioni sopra

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