Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1909 del 28/01/2020

Cassazione civile sez. VI, 28/01/2020, (ud. 25/09/2019, dep. 28/01/2020), n.1909

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. RIVERSO Roberto – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18857-2018 proposto da:

PASTICCERIE PALAZZONE SRL in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CICERONE 44, presso

lo studio dell’avvocato ANDREA SCAFA, rappresentata e difesa

dall’avvocato CINZIA SIMONETTI;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, V. CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONINO SGROI,

EMANUELE DE ROSE, LELIO MARITATO, CARLA D’ALOISIO, GIUSEPPE MATANO,

ESTER ADA VITA SCIPLINO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 992/2017 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 14/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/09/2019 dal Consigliere Relatore Dott. DE FELICE

ALFONSINA.

Fatto

RILEVATO

CHE:

la Corte d’appello di L’Aquila, in riforma della sentenza del Tribunale di Sulmona, ha accolto il ricorso dell’Inps rivolto a sentir dichiarare l’inammissibilità dell’opposizione proposta da “Pasticcerie Palazzone s.r.l.” all’avviso di addebito contestato dall’Istituto per illegittima fruizione di sgravi contributivi riservati alle imprese che assumono lavoratori iscritti alle liste di mobilità, ai sensi della L. n. 223 del 1991;

la Corte territoriale ha dichiarato inammissibile l’opposizione proposta con ricorso del 22 aprile 2013 per tardività, non avendo la Società rispettato il termine di venti giorni dalla notificazione dell’avviso di addebito (13 marzo 2013) ai sensi del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 29 e dell’art. 617 c.p.c.;

nel merito, la stessa Corte territoriale ha ritenuto infondata l’opposizione, avendo accertato che dalla documentazione prodotta dalla parte appellata il periodo contributivo risultava diverso da quello oggetto del verbale di accertamento opposto;

la cassazione della sentenza è domandata dalla Società “Pasticcerie Palazzone s.r.l.” sulla base di cinque motivi; l’Inps si è costituito mediante procura alla lite;

è stata depositata proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., ritualmente comunicata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

col primo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, parte ricorrente contesta “Violazione degli artt. 434 e 436 bis c.p.c., come riformati dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett d, convertito con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134”; la Corte territoriale avrebbe errato nel ritenere che il ricorso dell’Inps contenesse precise argomentazioni atte a confutare la motivazione del giudice di prime cure con riferimento all’individuazione dell’oggetto della domanda e degli elementi di fatto e di diritto su cui la stessa si fonda;

col secondo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, deduce “Violazione del D.Lgs. n. 46 del 1999, art. 24, commi 5 e 6 e art. 29, comma 2; degli artt. 442 c.p.c. e ss., dell’art. 617 c.p.c.”; contesta l’affermazione della Corte territoriale in base alla quale il thema decidendum del giudizio avrebbe avuto ad oggetto la sola legittimità dell’atto amministrativo impugnato e non il rapporto contributivo in essere tra le parti e la sussistenza stessa dell’obbligo contributivo; che, attesa la negligenza dell’Inps e sulla base degli scarsi elementi di conoscenza a sua disposizione, la Società non avrebbe potuto diversamente contestare la fondatezza della pretesa contributiva imputatole dall’Istituto, e, che conseguentemente, la pronuncia gravata avrebbe erroneamente rigettato il ricorso in quanto limitato ad eccepire un mero vizio formale dell’avviso di pagamento;

col terzo motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contesta “Violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, comma 4; del D.L. n. 78 del 2010, art. 30, comma 2, conv. in legge con la L. n. 122 del 2010; della Circ. INPS 30 dicembre 2010, n. 168; dell’art. 153 c.p.c., comma 2”; la sentenza impugnata avrebbe errato altresì – in spregio del principio di incolpevole affidamento – nel non aver rilevato l’errore scusabile ingenerato nella ricorrente dall’indicazione fuorviante del termine di impugnazione contenuto nell’avviso di pagamento; che pur volendo considerare l’opposizione come non attinente al merito della pretesa, la Corte territoriale avrebbe dovuto riconoscere l’errore scusabile in capo alla Società e, disattendendo l’eccezione di tardività sollevata dall’Inps, rimetterla in termini;

col quarto motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, contesta “Violazione e falsa applicazione della L. n. 241 del 1990, art. 3, comma 4; del D.L. n. 78 del 2010, art. 30, comma 2, conv. in legge con la L. n. 122 del 2010; della Circ. INPS 30 dicembre 2010, n. 168; della L. 27 luglio 2000, n. 12, artt. 7 e 10; dell’art. 153 c.p.c., comma 2”; la ricorrente deduce la formazione del giudicato sulla statuizione del Tribunale di accoglimento delle ragioni di nullità dell’avviso di addebito, non avendole l’Inps devolute in appello, neppure parzialmente;

col quinto motivo, formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, lamenta “Violazione e falsa applicazione dell’art. 92 c.p.c., comma 2, alla luce della recente sentenza di Corte Costituzionale n. 77 del 19 aprile 2018”;

l’errore scusabile da parte della Società costituirebbe ragione idonea a giustificare la compensazione delle spese di lite;

il primo motivo è infondato;

il D.L. 3 maggio 2010, n. 78, art. 30, rubricato “Potenziamento dei processi di riscossione”, al comma 2 dispone: “L’avviso di addebito deve contenere a pena di nullità il codice fiscale del soggetto, il periodo di riferimento del credito, la causale…l’intimazione ad adempiere entro 60 gg. dalla notifica…”; tutte le informazioni richieste dalla legge sono state riscontrate come sussistenti nell’avviso di addebito dalla Corte territoriale, di tal che le critiche mosse dall’odierna non si rivelano idonee a scardinare l’iter argomentativo della sentenza gravata, la quale ha operato una valutazione coerente dell’infondatezza dell’opposizione “in difformità da quanto statuito dal primo giudice…” (p. 4 sent.) sia con riguardo all’individuazione del periodo contributivo oggetto dell’avviso sia in riferimento agli importi dovuti ed alla regolarità formale dell’avviso di addebito;

il secondo motivo è inammissibile per carenza di specificità;

il ricorrente non produce e non trascrive la domanda con cui ha formulato le domande asseritamente trascurate dal giudice del merito;

in conformità ai principi di specificazione e di allegazione di cui all’art. 366 c.p.c., n. 4, e all’art. 369 c.p.c., n. 6, e a quanto ripetutamente affermato da questa Corte, il ricorso per cassazione deve contenere in sè tutti gli elementi necessari a costituire le ragioni per cui si chiede la cassazione della sentenza di merito ed, altresì, a permettere la valutazione della fondatezza di tali ragioni, senza la necessità di far rinvio ed accedere a fonti esterne allo stesso ricorso e, quindi, ad elementi od atti attinenti al pregresso giudizio di merito (cfr. Cass. n. 27209 del 2017; Cass. n. 12362 del 2006);

il terzo motivo è infondato;

la censura sostiene che, pur volendo ammettere come corretta la qualificazione data dal secondo giudice dell’opposizione come non attinente al merito della pretesa, lo stesso sarebbe stato tenuto a disattendere l’eccezione di tardività sollevata dall’Inps e a rimettere in termini la Società, in quanto vittima di un errore scusabile privo di effetti;

il motivo è privo di pregio, attesa l’esattezza della statuizione impugnata rispetto alle norme di legge applicabili alla fattispecie; la Corte territoriale ha accertato che, limitandosi la domanda a denunciare la sussistenza di un vizio di forma (tardività della domanda), non ricorrevano i presupposti per un ricorso al principio di incolpevole affidamento in favore della Società, così correttamente concludendo che, riguardo a tale tipologia di violazioni, è la stessa legge a non lasciare margini di operatività alla categoria dell’errore scusabile;

il quarto motivo è inammissibile;

la ricorrente deduce sostanzialmente l’acquiescenza dell’Inps sui capi della sentenza di primo grado che avevano statuito in merito alle ragioni della nullità dell’avviso di addebito e sulla conseguente formazione del giudicato in relazione alle stesse;

il motivo è carente di specificità, atteso che parte ricorrente non produce e non trascrive il ricorso in appello dell’Inps da cui fa derivare la mancata devoluzione delle censure inerenti la pronuncia di nullità dell’avviso, nè produce e trascrive la memoria difensiva del 18 luglio 2013 da cui fa conseguire il raggiungimento della conoscenza dell’avvenuto rigetto del proprio ricorso proposto per via amministrativa avverso l’avviso di accertamento, la validità di quest’ultimo e la causale della sua emissione, il rapporto funzionale tra quest’ultimo e i DM10 correttivi con cui l’Inps aveva operato le rettifiche rispetto agli importi dovuti e ai periodi di riferimento;

il quinto motivo è inammissibile;

secondo la giurisprudenza di questa Corte “In tema di spese processuali, la statuizione sulle spese adottata dal giudice di merito è sindacabile in sede di legittimità nei soli casi di violazione del divieto, posto dall’art. 91 c.p.c., di porre anche parzialmente le spese a carico della parte vittoriosa o nel caso di compensazione delle spese stesse fra le parti adottata con motivazione illogica o erronea, mentre in ogni altro caso e in particolare ove il giudice, pur se in assenza di qualsiasi motivazione, abbia compensato le spese o al contrario le abbia poste a carico del soccombente, anche disattendendone l’espressa sollecitazione a disporne la compensazione, la statuizione è insindacabile in sede di legittimità, stante l’assenza di un dovere del giudice di motivare il provvedimento adottato, senza che al riguardo siano configurabili dubbi di illegittimità costituzionale per contrasto con l’art. 111 Cost.” Cass. n. 17692 del 2003; Cass. n. 2730 del 2012);

in definitiva, il ricorso va rigettato senza provvedere sulle spese del giudizio di legittimità in mancanza di attività difensiva da parte dell’Inps;

in considerazione del rigetto del ricorso, sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Nulla spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 25 settembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA