Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19084 del 18/07/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 19084 Anno 2018
Presidente: NAPOLETANO GIUSEPPE
Relatore: MIGLIO FRANCESCA

ORDINANZA

sul ricorso 18867-2013 proposto da:
MACHIERALDO GIULIANO MCHGLN62A26A326P, elettivamente
domiciliato in ROMA, P.ZZA EUCLIDE 47, presso lo
studio dell’avvocato CARLO FERRUCCIO LA PORTA, che lo
rappresenta e difende, giusta delega in atti;
– ricorrente contro

COMUNE DI AOSTA C.F. 00120680079, in persona del
2018
1281

Sindaco pro tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA, VIA MOZAMBANO 5, presso lo studio dell’avvocato
GIORGIO PAPETTI, rappresentato e difeso dagli
avvocati LORENZO SOMMO, GIANNI MARIA SARACCO, giusta
delega in atti;

Data pubblicazione: 18/07/2018

- controricorrente

avverso la sentenza n. 1334/2012 della CORTE
D’APPELLO di TORINO, depositata il 25/01/2013 r.g.n.

138/2012.

Camera di consiglio del 22 marzo 2018 – n.26 del ruolo
R.G. n. 18867 del 2013
Presidente: Napoletano – Relatore: Miglio

R.G. n. 18867 del 2013

che con sentenza in data 25 gennaio 2013, la Corte di Appello di Torino, in
accoglimento dell’appello del Comune di Aosta e rigettando l’appello di Giuliano
Machieraldo, ha riformato la sentenza del Tribunale di Aosta, respingendo le domande
proposte dal Machieraldo in primo grado nei confronti del Comune di Aosta – alle
dipendenze del quale lavorava come collaboratore professionale autista di scuolabus,
inquadrato in categoria B, posizione economica B3, ai sensi del C.C.R.L. del 12.6.2000
– dirette all’accertamento dello svolgimento di mansioni superiori e della condotta
vessatoria posta in essere dal Comune nei propri confronti;

che avverso la sentenza della Corte d’Appello, il Machieraldo ha proposto ricorso
affidato a due motivi, cui ha resistito con controricorso il Comune di Aosta;

che il Machieraldo ha depositato memoria;
CONSIDERATO CHE
1.Con il primo motivo, il ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione di norme
di diritto e dei contratti collettivi e accordi nazionali di lavoro ex art. 360 n. 3 c.p.c.,
con riferimento agli allegati A, B, e C del C.C.R.L. del 12.6.2000 e all’art. 13 del
C.C.R.L. del 2000, nonché omesso esame circa un fatto decisivo ai fini del giudizio ex
art. 360 n. 5 c.p.c., con riferimento agli allegati A e C del C.C.R.L. 12.6.2000, ai titoli
posseduti dal ricorrente e alle disposizioni di cui al bando di concorso;
in particolare, il ricorrente, da un lato critica la sentenza della Corte di Appello nella
parte in cui avrebbe ritenuto applicabile, ai fini del suo inquadramento, un allegato del
C.C.R.L. diverso da quello dallo stesso ricorrente ritenuto corretto e, dall’altro,
lamenta l’omesso esame di alcuni fatti ritenuti decisivi, emergenti dalle risultanze
della istruttoria testimoniale e documentale;

i

RILEVATO

2.Con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione o falsa applicazione di
norme di diritto e dei contratti collettivi e accordi nazionali di lavoro ex art. 360 n. 3
c.p.c., con riferimento al C.C.R.L. del 12.6.2000, allegato C e artt. 13 e 14 e omesso
esame circa un fatto decisivo ai fini del giudizio ex art. 360 n. 5 c.p.c., con riferimento
all’inquadramento del ricorrente nel nuovo sistema di classificazione del personale,
alle mansioni svolte e alle risultanze documentali e dell’istruttoria. In particolare, in
tale motivo di ricorso, il Machieraldo, al fine di dimostrare la natura e qualità delle

valutazione di stralci delle prove testimoniali assunte dal giudice di merito;
1.1. e 2.1. i due motivi di ricorso, da trattarsi congiuntamente in ragione della loro
connessione,sono inammissibili.
Il collegio osserva che la norma di cui all’art. 63, comma 5, d.lgs. n. 165 del 2001, là
dove prevede, nelle controversie relative ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle
pubbliche amministrazioni, che il ricorso per cassazione possa essere propostoanche
per violazione o falsa applicazione di norme dei contratti ed accordi collettivi nazionali
di cui all’art. 40, è di stretta interpretazione (Cfr., tra le altre, Cass. n. 7671 del
18.4.2016) e, pertanto, non trova applicazione ai contratti collettivi regionali, come
0.<\-/ \ quello a cui si riferiscono le censure in esame. Né, d'altra parte, il ricorrente ha U sollecitato a questa Corte di legittimità la verifica del rispetto, da parte del giudice di merito, dei canoni legali di interpretazione dei contratti, non precisando in quale modo, e sulla base di quali considerazioni, la Corte d'Appello si sarebbe discostata da essi e non facendo neppure menzione degli artt. 1362 ss. c.c. nell'esposizione delle censure. Quanto - poi -alla formulazione dei due motivi sotto il profilo del n. 5 dell'art. 360 c.p.c., deve affermarsene la inammissibilità, in quanto la censura di vizio della motivazione non può essere intesa a far valere la rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice del merito al diverso convincimento soggettivo della parte, non potendosi, in particolare, proporre con esso un preteso, migliore e più appagante coordinamento dei dati acquisiti, attenendo - tali aspetti del giudizio - al libero convincimento del giudice e non ai possibili vizi del percorso formativo di tale convincimento rilevanti ai sensi della disposizione di cui all'art. 360, comma primo, n. 5 c.p.c.; in caso contrario, questo motivo di ricorso si risolverebbe in una inammissibile istanza di revisione delle valutazioni e dei convincimenti del giudice di merito e, perciò, in 2 mansioni svolte dal medesimo, sottopone all'esame della Corte di cassazione la una richiesta diretta ad una nuova pronuncia sul fatto, sicuramente estranea alla natura e alle finalità del giudizio di cassazione(Cfr., in termini Cass. n. 9233 del 20.4.2006); 3. sulla base delle esposte motivazioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile; 4. le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo. Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, si dà atto della importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13. P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in euro 4.000,00 per compensi professionali ed euro 200,00 per esborsi oltre 15% ed accessori di legge. Ai sensi dell'art. 13, comma 1 quater, del d.P.R. n. 115 del 2002, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13. Così deciso nella Adunanza camerale del 22.3.2018 Il Presidente (Giuseppe Napoletano CAN L ;ERE GlaCOla 'Maria ,(,, sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore

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