Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19083 del 14/09/2020

Cassazione civile sez. un., 14/09/2020, (ud. 21/07/2020, dep. 14/09/2020), n.19083

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Primo Presidente f.f. –

Dott. MANNA Antonio – Presidente di Sez. –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. DE STEFANO Franco – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio P. – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 4229-2019 proposto da:

N.V.M., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA SAN

LORENZO IN LUCINA 26, presso lo studio dell’avvocato ALBERTO ZITO,

che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato SALVATORE

DETTORI;

– ricorrente –

contro

G.F., elettivamente domiciliata in ROMA, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato MARCELLO SCURRIA;

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI (OMISSIS), in persona del Rettore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 3837/2018 del CONSIGLIO DI STATO, depositata

il 22/06/2018.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21/07/2020 dal Consigliere Dr. TORRICE AMELIA;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Dr.

CAPASSO LUCIO, il quale conclude chiedendo dichiararsi

l’inammissibilità del proposto ricorso.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

1. che il TAR della Calabria con la sentenza n. 226 del 7 aprile 2009 aveva accolto il ricorso proposto dalla signora N.V.M. volto all’annullamento degli esiti del concorso per ricercatore universitario indetto dall’Università degli studi “(OMISSIS)”; ciò sul fondante rilievo della sussistenza di una causa di incompatibilità per conflitto di interesse del presidente della commissione esamintarice Ne. derivante dalla collaborazione di quest’ultimo con la candidata G.F., risultata vincitrice del concorso, nella progettazione definitiva ed esecutiva per il rifacimento della (OMISSIS) nel Comune di (OMISSIS);

2. che il Consiglio di Stato con la sentenza del 4 febbraio 2014 n. 515 aveva accolto l’appello proposto dall’Università sul rilievo che l’esistenza del rapporto professionale tra il Ne. e la G. non configurava la denunciata situazione di incompatibilità di cui all’art. 51 c.p.c.;

3. che avverso questa sentenza la signora N. aveva proposto ricorso per revocazione e aveva dedotto che il Consiglio di Stato era incorso in errore nel ritenere che il rapporto professionale tra il Ne. e la G. si era concluso nel 2002; aveva evidenziato che l’incarico di progettazione per il rifacimento della (OMISSIS) nel Comune di (OMISSIS) era stato affidato al Ne. nel dicembre del 2002 e che questi aveva individuato nella G. la collaboratrice da inserire nel gruppo di lavoro nell’anno 2003, e, quindi, nel quinquennio precedente l’avvio della selezione avvenuto nel 2008;

evidenziando il lasso temporale intercorso tra l’epoca di instaurazione del rapporto di collaborazione professionale e quella di indizione della procedura selettiva, aveva addebitato al Consiglio di Stato di avere errato nel ritenere ininfluente il rapporto di collaborazione tra il presidente della Commissione e la candidata risultata vincitrice;

4. che la N. aveva anche denunciato (con il terzo motivo del ricorso per revocazione) l’omessa pronuncia sul secondo motivo di appello concernente l’operato e le valutazioni della commissione esaminatrice nell’ambito della procedura comparativa dedotta in giudizio, questione ritenuta assorbita dal TAR e riproposta nel giudizio di appello;

5. che il Consiglio di Stato con la sentenza del 22 giugno 2018 n. 3837 ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per revocazione sulla scorta delle argomentazioni motivazionali che seguono:

6. era decisivo, a prescindere dal tempo trascorso tra l’epoca di costituzione del rapporto di collaborazione libero professionale tra il Ne. e la G. e la data di avvio della procedura selettiva, il fatto che “in nessun grado dei giudizi di merito è stata offerta una documentata e puntuale dimostrazione dell’intensità dei rapporti tra i due, nè l’attualità e persistenza degli stessi rispetto all’epoca in cui si è svolta la selezione… nel corso dell’intero processo non si è offerta la prova inconfutabile che la collaborazione in questione, per la progettazione definitiva ed esecutiva per il rifacimento della (OMISSIS) nel Comune di (OMISSIS), non sia stata l’unica intercorsa tra i due e che tra gli stessi vi sia stato quel minimo di consolidamento di rapporti che può costituire il presupposto di applicazione dell’art. 51 c.p.c.”;

7. secondo la consolidata giurisprudenza, i rapporti personali di colleganza o di collaborazione tra alcuni componenti della commissione e determinati candidati ammessi alla prova orale, non sono sufficienti a configurare un vizio della composizione della commissione stessa “non potendo le cause di incompatibilità previste dall’art. 51 (tra le quali non rientra l’appartenenza allo stesso ufficio e il rapporto di colleganza) essere oggetto di estensione analogica in assenza di ulteriori e specifici indicatori di una situazione di particolare intensità e sistematicità, tale da dar luogo ad un vero e proprio sodalizio professionale; pertanto la conoscenza che alcuno dei membri di una commissione di concorso abbia di un candidato, ove non ricada nelle suddette fattispecie tipiche, non implica di per sè la violazione delle regole di imparzialità e nemmeno il sospetto della violazione di tali regole”;

8. non aveva rilievo la circostanza che il genitore della G., in qualità di funzionario del Comune di (OMISSIS), avesse adottato gli atti di affidamento dell’incarico al Ne. poichè si era trattato “sempre del medesimo, unico, episodio”;

9. che avverso questa sentenza N.V.M. ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 111 Cost., comma 8, dell’art. 110 del c.p.a. e dell’art. 362 c.p.c., affidato a due motivi, illustrati da successiva memoria;

10. che l’Università degli Sudi (OMISSIS) e G.F. hanno resistito, ciascuna, con controricorso;

11. che il ricorso era stato avviato alla trattazione in camera di consiglio per l’Adunanza del 17.3.2020, sulla base delle conclusioni scritte del Pubblico Ministero, ai sensi dell’art. 380-ter c.p.c., il quale aveva chiesto che di dichiarasse l’inammissibilità del ricorso;

12. che successivamente alla soppressione dell’Adunanza Camerale del 17.3.2020, disposta dal Primo Presidente con provvedimento in data 10.3.2020 ai sensi del D.L. 8 marzo 2020, n. 11, art. 1, comma 1, il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di Consiglio per l’odierna Adunanza;

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

13. che con il primo motivo la ricorrente denuncia “violazione dell’art. 111 Cost., comma 1, degli artt. 1 e 2 del c.p.a. e dell’art. 112 c.p.c., applicabile anche alla giurisdizione amministrativa in virtù del rinvio di cui all’art. 39 c.p.a., in relazione all’art. 362 c.p.c.. Superamento dei limiti esterni della giurisdizione da parte del Consiglio di Stato in sede di giudizio revocatorio derivante dalla omessa pronuncia su un motivo di ricorso con conseguente denegata giustizia per violazione del principio del giusto processo e di effettività della tutela nonchè del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato”;

14. che con il secondo motivo la ricorrente denuncia la “violazione degli artt. 6 e 13 CEDU e dell’art. 47 della Carta di Nizza in relazione all’art. 362 c.p.c. Superamento dei limiti esterni della giurisdizione da parte del Consiglio di Stato in sede di giudizio revocatorio derivante dalla omessa pronuncia su un motivo di ricorso con conseguente denegata giustizia e dunque stravolgimento della disciplina Europea di cui ai menzionati articoli”;

15. che la ricorrente addebita al Consiglio di Stato la violazione dei limiti esterni della giurisdizione per inosservanza del principio di effettività della tutela giurisdizionale e del principio del giusto processo; assume che il Consiglio di Stato, omettendo di pronunciare sul motivo del ricorso per revocazione concernente l’operato e le valutazioni della commissione esaminatrice nell’ambito della procedura comparativa, non ha in concreto esercitato la giurisdizione (primo motivo) e ha stravolto per tale via le norme di diritto Europeo, artt. 6 e 13 della CEDU e art. 47 della Carta di Nizza (secondo motivo);

16. che i motivi, che possono essere scrutinati congiuntamente, sono inammissibili;

17. che queste Sezioni Unite hanno affermato reiteratamente che l’eccesso di potere denunziabile con ricorso per cassazione per motivi attinenti alla giurisdizione va riferito alle sole ipotesi di difetto assoluto di giurisdizione (che si verifica quando un giudice speciale affermi la propria giurisdizione nella sfera riservata al legislatore o alla discrezionalità amministrativa, ovvero, al contrario, la neghi sull’erroneo presupposto che la materia non possa formare oggetto in assoluto di cognizione giurisdizionale) o di difetto relativo di giurisdizione (riscontrabile quando detto giudice abbia violato i c.d. limiti esterni della propria giurisdizione, pronunciandosi su materia attribuita alla giurisdizione ordinaria o ad altra giurisdizione speciale, ovvero negandola sull’erroneo presupposto che appartenga ad altri giudici);

18. che è stato precisato, in coerenza con la nozione posta da Corte Cost. 5 dicembre 2018 n. 6, che siffatto vizio non è configurabile in relazione ad “errores in procedendo”, i quali non investono la sussistenza e i limiti esterni del potere giurisdizionale del giudice amministrativo e dei giudici speciali, bensì solo la legittimità dell’esercizio del potere medesimo (tra le più recenti, Cass., Sez. Un., 10 settembre 2019 n. 22569; Cass., Sez. Un., 6 luglio 2019 n. 18079; Cass., Sez. Un., 20 marzo 2019 n. 7926);

19. che tanto vale quale che sia la gravità della violazione, anche ove essa attinga alla soglia del c.d. stravolgimento delle norme di riferimento, sostanziali o processuali, applicate (Corte Cost., sent. 5 dicembre 2018 n. 6, cit.), con la precisazione che il controllo del limite esterno della giurisdizione – che l’art. 111 Cost., comma 8, affida alla Corte di cassazione – non include il sindacato sulle scelte ermeneutiche del giudice amministrativo, suscettibili di comportare errori “in iudicando” o “in procedendo” per contrasto con il diritto dell’Unione Europea, salva l’ipotesi, “estrema”, in cui l’errore si sia tradotto in una interpretazione delle norme Europee di riferimento in contrasto con quelle fornite dalla Corte di Giustizia Europea, sì da precludere l’accesso alla tutela giurisdizionale dinanzi al giudice amministrativo (Cass., Sez. Un.,10 maggio 2019 n. 12586, Cass., Sez. Un., 6 febbraio 2015 n. 2242);

20. che i principi innanzi richiamati sono stati ribaditi anche con riguardo a fattispecie nelle quali il ricorso per cassazione è stato proposto avverso le sentenze del Consiglio di Stato o della Corte dei Conti pronunciate su impugnazione per revocazione (Cass., Sez. Un.,14 aprile 2020 n. 7829, Cass., Sez. Un., 11 novembre 2019 n. 29082; Cass. Sez. Un. 30 novembre 2018 n. 31106; Cass. Sez. Un., 9 luglio 2018 n. 20686) e con riguardo a fattispecie nelle quali era stato dedotta la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato (Cass. Sez. U., 9 luglio 2018, n. 20686; Cass. Sez. Un. 30 novembre 2018 n. 31106, cit.);

21. ai principi affermati nelle sentenze sopra richiamate va data continuità perchè il Collegio condivide le argomentazioni esposte in tali sentenze, da intendersi qui richiamate ex art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., atteso che la ricorrente nel ricorso e nella memoria non apporta argomenti decisivi che impongano la rimeditazione dell’orientamento giurisprudenziale innanzi richiamato; la sentenza di queste Sezioni Unite 6 febbraio 2015 n. 2245 invocata dalla ricorrente nella memoria difensiva, in piena coerenza con le decisioni sopra richiamate, ha affermato che in materia di impugnazione delle sentenze del Consiglio di Stato, il controllo del limite esterno della giurisdizione – che l’art. 111 Cost., comma 8, affida alla Corte di cassazione – non include il sindacato sulle scelte ermeneutiche del giudice amministrativo, suscettibili di comportare errori “in iudicando” o “in procedendo” per contrasto con il diritto dell’Unione Europea, salva l’ipotesi, “estrema”, in cui l’errore si sia tradotto in una interpretazione delle norme Europee di riferimento in contrasto con quelle fornite dalla Corte di Giustizia Europea, sì da precludere l’accesso alla tutela giurisdizionale dinanzi al giudice amministrativo, ipotesi non ricorrente nella fattispecie in esame come in appresso rilevato;

22. che le censure formulate in entrambi i motivi del ricorso convergono nel dedurre lo stravolgimento dei principi di diritto interno (artt. 1 e 2 c.p.a., art. 112 c.p.c.) e di diritto Eurounitaario (principio del giusto processo, principio di effettività della tutela giurisdizionale) che, tuttavia, non possono, solo in ragione della dedotta gravità, della violazione risolversi in un superamento degli ambiti propri della giurisdizione del giudice adito in revocazione);

23. che la ricorrente sollecita, inammissibilmente (Cass. Sez. U., 9 luglio 2018, n. 20686; Cass. Sez. Un. 30 novembre 2018 n. 31106, cit.), un sindacato su pretesi “errores in procedendo” commessi dal Consiglio di Stato in relazione allo specifico caso sottoposto al suo esame, derivanti dalla asserita violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato (omessa pronuncia sul terzo motivo del ricorso per revocazione);

24. che essa, contestando la legittimità del concreto esercizio delle funzioni giurisdizionali attribuite al giudice amministrativo, finisce in realtà per sollecitare, al di là della prospettazione formale, un sindacato per violazione di legge, scambiando per diniego di giurisdizione o per ineffettività della tutela quello che invece è stato, con tutta evidenza, un esercizio della giurisdizione, sebbene in modo non conforme alle aspettative ed alle attese della ricorrente stessa;

25. che la sentenza impugnata non ha nè ecceduto la giurisdizione a danno di altra, nè, tanto meno, ha negato l’amministrazione della giustizia solo perchè, facendo cattivo uso delle regole del processo, secondo la prospettazione della ricorrente, non ha esaminato uno dei motivi (il terzo) del ricorso per revocazione;

26. che in conclusione il ricorso è inammissibile;

27. che la ricorrente va condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, nella misura indicata in dispositivo, in favore di ciascuna delle parti controricorrenti;

28. che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte:

Dichiara l’inammissibilità del ricorso.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità in favore dell’Università degli Studi (OMISSIS), liquidate in Euro 3500.00, oltre spese prenotate a debito e in favore di G.F., liquidate in Euro 3500,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali forfetarie nella misura del 15%, oltre a IVA e CPA. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma del cit. art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza Camerale delle Sezioni Unite Civili della Corte Suprema di Cassazione, il 21 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 14 settembre 2020

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