Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19076 del 18/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 19076 Anno 2018
Presidente: DORONZO ADRIANA
Relatore: DE MARINIS NICOLA

ORDINANZA
sul ricorso 3445-2017 proposto da:
BERCHICCHI ENRICO, elettivamente domiciliato in ROMA,
PIAZZA CAPRANICA 95, presso lo studio dell’avvocato LINA
C_APUTI, rappresentato e difeso dagli avvocati ANTONIO
GIANNONE, COSMO DI IORIO;
– ricorrente contro
INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA
SOCIALE, in persona del Direttore pro tempore, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso la sede
dell’AVVOCATURA dell’Istituto medesimo, rappresentato e difeso
dagli avvocati ANTONELLA PATTERI, SERGIO PREDEN,
LUIGI CALIULO;
– controricorrente –

Data pubblicazione: 18/07/2018

avverso la sentenza n. 129/2016 della CORTE D’APPELLO di
CAMPOBASSO, depositata il 02/08/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 18/04/2018 dal Consigliere Dott. NICOLA DE
M_ARINIS.

che con sentenza del 2 agosto 2016, la Corte d’Appello di Campobasso
confermava la decisione resa dal Tribunale di Latino e rigettava la
domanda proposta da Enrico Berchicchi nei confronti dell’INPS avente
ad oggetto la condanna dell’INPS al pagamento della somma di curo
91.334,03 trattenuta dall’Istituto all’esito della compensazione operata
tra quanto aveva diritto a ripetere in quanto indebitamente erogato, a far
data dal 1992, a titolo di pensione di anzianità quale coltivatore diretto,
nei cui elenchi era rimasto iscritto, non avendo comunicato all’Istituto lo
stato di invalidità in cui versava dal 1985, così fittiziamente maturando il
necessario requisito contributivo e quanto, viceversa, dovuto allo stesso
per aver nel frattempo maturato la pensione di vecchiaia e altre due
pensioni quale superstite del padre e della madre a lui premorti;
che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto
non sussistere il denunciato vizio di ultrapetizione per aver l’Istituto
tempestivamente dedotto, attraverso il richiamo all’art. 13 1. n.
412/1991, la condotta dolosa del Berchicchi, data dalla mancata
comunicazione dello stato di invalidità, escluso il lamentato
travisamento dei fatti per operato la cancellazione del medesimo dagli
elenchi dei coltivatori diretti, non in epoca antecedente all’erogazione
della pensione, come sostenuto dall’allora ricorrente, ma solo dal 2014,
con decorrenza retroattiva dal 1985, a seguito di verifica operata nel
2012, corretta la compensazione trattandosi di partite creditorie e
debitorie liquide ed esigibili;
Ric. 2017 n. 03445 sez. ML – ud. 18-04-2018
-2-

RILEVATO

che per la cassazione di tale decisione ricorre il Berchicchi, affidando
l’impugnazione a tre motivi, cui resiste, con controricorso, l’INPS;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata
comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza
in camera di consiglio non partecipata;

CONSIDERATO
che, con il primo motivo, il ricorrente, nel denunciare la violazione e
falsa applicazione dell’art. 13, comma 1, 1. n. 412/1991, ribadisce il
denunciato vizio di ultrapetizione non avendo la Corte territoriale
tenuto conto dell’ambivalenza del richiamo alla predetta nonna operato
dall’Istituto, comprendendo essa tanto l’ipotesi del dolo quanto della
mera omessa segnalazione, e, così, la sua non decisività in ordine alla
contestata entità del credito vantato dall’Istituto;
che, con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa
applicazione dell’art. 112 c.p.c., il ricorrente deduce la nullità della
sentenza per omessa pronunzia in ordine all’eccepita assenza di dolo nel
comportamento del ricorrente;
che il medesimo vizio è denunciato nel terzo motivo in relazione
all’omessa pronunzia in ordine al richiesto riconoscimento della somma
che residuava a favore del ricorrente una volta ammessa la
compensazione;
che i primi due motivi, i quali in quanto strettamente connessi possono
essere qui trattati congiuntamente, devono ritenersi infondati, non
ravvisandosi gli errores in procedendo lamentati dal ricorrente per risultare,
da un lato, immune da vizi logici e giuridici l’apprezzamento da parte
della Corte territoriale del richiamo all’art. 13 1. n. 412/1991 operato
dall’Istituto in termini di addebito al ricorrente di una condotta dolosa,
del resto supportato dal riferimento all’entità del credito opposto in
Ric. 2017 n. 03445 sez. ML – ud. 18-04-2018
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che il ricorrente ha poi presentato memoria;

compensazione, dall’altro, esplicitamente espresso in motivazione,
corredato dall’indicazione dei tempi e dei modi dell’intervenuta
cancellazione del ricorrente dagli elenchi dei coltivatori diretti, a
confutazione delle apodittiche affermazioni di questi circa la conoscenza
o la conoscibilità delle situazioni ostative all’erogazione della relativa

ricorrente;
che, di contro inammissibile, deve ritenersi il terzo motivo, non recando
il ricorso indicazione alcuna sulla tempestiva formulazione della
domanda di riconoscimento del credito residuo, risultante a suo favore
all’esito dell’operata compensazione;
che, pertanto, parzialmente discostandosi dalla proposta del relatore, il
ricorso va rigettato;
che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da
dispositivo;

P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento
delle spese del presente giudizio di legittimità, che liquida in euro 200,00
per esborsi ed euro 3.000,00 per compensi oltre spese generali al 15%
ed altri accessori di legge.
Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002, dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art.
13.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 18 aprile 2018.
Il Presidente

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pensione, il convincimento del carattere doloso del contegno tenuto dal

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