Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19070 del 28/09/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. un., 28/09/2016, (ud. 19/07/2016, dep. 28/09/2016), n.19070

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RORDORF Renato – Primo Presidente f.f. –

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente di Sez. –

Dott. AMOROSO Giovanni – Presidente di Sez. –

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente di Sez. –

Dott. IACOBELLIS Marcello – rel. Presidente di Sez. –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – Consigliere –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 4563-2015 proposto da:

CALCESTRUZZI VOLTURNIA INERTI S.R.L., in persona del legale

rappresentante pro tempore, C.A., elettivamente

domiciliati in ROMA, VIA F. D’OVIDIO 83, presso il dr. RENATO

PEDICINI, rappresentati e difesi dall’avvocato LUIGI RICCIARDELLI,

per delega a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

PREFETTURA DELLA PROVINCIA DI CASERTA, in persona del Prefetto pro

tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e

difende ope legis;

– controricorrenti –

e contro

UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI CASERTA, ITALFERR S.P.A.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 3208/2014 del CONSIGLIO DI STATO, depositata

il 25/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/07/2016 dal Presidente Dott. MARCELLO IACOBELLIS;

uditi gli avvocati Giuseppe CICALA per delega dell’avvocato Luigi

Ricciardelli e Federico DI MATTEO per l’Avvocatura Generale dello

Stato;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Tar Campania, con sentenza 1901/13 accolse il ricorso proposto dalla Calcestruzzi Volturnia Inerti s.r.l. e da C.A. avverso l’informativa antimafia n. 702/12b/ANT/Area 1 del 17/7/2012, ritenendo l’atto affetto da carenza di istruttoria e di motivazione. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 3208 del 25/6/2014, ha accolto l’appello proposto dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Caserta, ed ha respinto il ricorso di primo grado, avuto riguardo alle risultanze dell’istruttoria considerate unitariamente elementi indiziari non evidenziati nella informativa del 17/7/2012 per esigenza di segretezza-.

Per la cassazione di tale sentenza hanno proposto ricorso la s.r.l. Calcestruzzi Volturnia Inerti e C.A.. Resistono con controricorso il Ministero dell’Interno e la Prefettura della Provincia di Caserta. I ricorrenti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con motivo di ricorso, recante l’intitolazione: Violazione degli artt. 103 e 111 Cost. (D.Lgs. n. 104 del 2010, art. 110 – art. 362)- Eccesso di potere giurisdizionale) la Calcestruzzi Volturnia Inerti s.r.l. e C.A. assumono che il C.d.S., nel considerare unitariamente le risultanze istruttorie e gli elementi indiziari non evidenziati nella nota prefettizia del 17/7/2012, si sarebbe “spinto oltre i confini della propria giurisdizione in particolare sostituendosi all’Amministrazione nell’integrare “con argomenti suppletivi non risultanti dal suo testo la motivazione dell’interdittiva impugnata”.

Il ricorso è infondato. Il sindacato delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione sulle decisioni del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale è circoscritto al controllo dei limiti esterni della giurisdizione del giudice amministrativo, ovvero all’esistenza dei vizi che attengono all’essenza della funzione giurisdizionale e non al modo del suo esercizio, cui attengono, invece, gli “errores in iudicando” ed “in procedendo” (Sez. U, Ord. n. 3688 del 16/02/2009; Sez. U, Ord. n. 119 del 5/12/2000; Ordinanza n. 10291 del 27/06/2003). Questa Corte ha inoltre affermato (Sez. U. Sent. 24468 del 30/10/2013) che le decisioni del giudice amministrativo possono dirsi essere viziate per eccesso di potere giurisdizionale e, quindi, sindacabili per motivi inerenti alla giurisdizione, soltanto laddove detto giudice, eccedendo i limiti del riscontro di legittimità del provvedimento impugnato e sconfinando nella sfera del merito (riservato alla p.a.), compia una diretta e concreta valutazione della opportunità e convenienza dell’atto, ovvero quando la decisione finale esprima la volontà dell’organo giudicante di sostituirsi a quella dell’amministrazione, così esercitando una giurisdizione di merito in situazioni che avrebbero potuto dare ingresso soltanto a una giurisdizione di legittimità.

Tali circostanze non sussistono nel caso in esame in quanto il Consiglio di Stata,-si è limitato a confermare la legittimità del provvedimento prefettizio considerando unitariamente le risultanze dell’istruttoria, sulla base di motivazioni espresse dalla stessa amministrazione con la nota del 13/12/2012 (la contiguità con il clan dei (OMISSIS) di C.P., padre di C.A., già socio della Calcestruzzi Volturnia Inerti; le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia secondo cui in seno al consorzio Cedic, in cui era presente la stessa impresa, operavano soggetti contigui al suddetto clan; la presenza di un continuo intreccio di affari tra la famiglia C. e l’attività imprenditoriale della società) così non esulando dall’esplicazione interna del potere giurisdizionale riservato al giudice amministrativo.

Al rigetto del ricorso consegue la condanna dei ricorrenti, in solido, alla rifusione, in favore del Ministero dell’Interno, delle spese del giudizio liquidate in complessivi Euro 5.200,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1 quater, i ricorrenti sono tenuti a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido, alla rifusione, in favore del Ministero dell’Interno, delle spese del giudizio liquidate in complessivi Euro 5.200,00, oltre spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, i ricorrenti sono tenuti a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l’impugnazione.

Così deciso in Roma, il 19 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 settembre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA