Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19053 del 28/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 28/09/2016, (ud. 14/04/2016, dep. 28/09/2016), n.19053

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ARMANO Uliana – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – rel. Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul regolamento di competenza d’ufficio proposto dal Tribunale di

Pistoia con ordinanza n.Rgac 717/2015, depositata il 19/10/2015 nel

procedimento pendente tra:

M.M.;

T.M.;

sulle conclusioni scritte del P.G. in persona del Dott. CARMELO SGROI

che visti gli artt. 45, 47, 49, 380 ter c.p.c., chiede che la Corte

di Cassazione, in Camera di consiglio, in accoglimento dell’istanza

di conflitto di competenza promossa dal Tribunale di Pistoia di cui

alle premesse, dichiari la competenza del giudice di Pace di Pistoia

in ordine alla causa attualmente iscritta al n. 717/2015 R.G. del

Tribunale di Pistoia a seguito di riassunzione del giudizio già

iscritto al n. 279/2012 RG. dinanzi al medesimo giudice di pace;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/04/2016 dal Consigliere Relatore Dott. RAFFAELE FRASCA.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

quanto segue:

p.1. Il Tribunale di Pistoia, con ordinanza del 19 ottobre 2015, ha proposto, ai sensi dell’art. 45 c.p.c., istanza di regolamento per conflitto negativo di competenza nel procedimento n. 717/2015, davanti ad esso riassunto a seguito di un’ordinanza, declinatoria della competenza, del Giudice di Pace di Pistoia del 18 dicembre 2014.

p.2. Il detto giudice di pace era stato adito da M.M., proprietario di un veicolo coinvolto in un sinistro stradale del (OMISSIS), per il risarcimento del danno materiale, nel limite di valore di ventimila euro, con domanda rivolta nei confronti dei soggetti – proprietari e conducenti nonchè rispettive compagnie assicuratrici – degli altri veicoli coinvolti nel sinistro e precisamene di T.M., Tr.Ma. e Unipol Sai s.p.a. (già Fondiaria Sai s.p.a.), e di L.M. e Avisa Italia s.p.a..

La declinatoria di competenza da parte del giudice di pace era stata pronunciata ravvisandosi connessione a favore del Tribunale, in ragione dell’essere stata preso di esso incardinata altra causa, promossa da M.F., conducente del veicolo di proprietà dell’attore dell’altro giudizio, nei riguardi dei medesimi convenuti di quest’ultimo giudizio (con la sola eccezione di una compagnia assicuratrice).

p.3. Il Tribunale toscano ha sollevato conflitto reputando violata la disposizione dell’art. 40 c.p.c., che consentirebbe al giudice di pace di declinare la propria competenza verso quella del Tribunale esclusivamente in presenza delle ipotesi di connessione cd. qualificata ex artt. 31, 32, 34, 35 e 36 c.p.c., ma non anche nell’ipotesi di connessione soggettiva (art. 33 c.p.c.), alla quale egli ritiene doversi ricondurre la fattispecie specie, anche alla luce di precedenti di legittimità (Cass. n. 15302/2004; Cass. n. 24804/2005).

p.4. Nessuna delle parti ha svolto attività difensiva.

p.5. Prestandosi il ricorso alla trattazione con il rito di cui all’art. 380-ter c.p.c., è stata fatta richiesta al Pubblico Ministero presso la Corte di formulare le sue conclusioni ed all’esito del loro deposito è stata fissata l’adunanza della Corte.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

quanto segue:

p.1. Nelle sue conclusioni il Pubblico Ministero ha svolto le seguenti considerazioni:

“Considerato che il Tribunale assume la violazione della disciplina posta dall’art. 40 c.p.c., in tema di relazione di connessione tra giudizi dinanzi al giudice di pace e giudizi dinanzi al Tribunale, sul presupposto della identità (“in fattispecie identiche alla presente”) del caso al suo esame con i precedenti di cui alle sopra citate pronunce della Corte di Cassazione;

che la denuncia del conflitto appare condivisibile nella sua determinazione finale, ancorchè non totalmente nei presupposti, poichè in quei precedenti la connessione idonea al trasferimento dell’intero giudizio alla cognizione complessiva del Tribunale era stata negata in quanto si trattava di controversie che, pur scaturite da un medesimo sinistro stradale, si presentavano come situazioni che erano state qualificate dalla Corte come connessione cd. per coordinazione (ex art. 33 e art. 104 c.p.c.), che dunque potevano implicare la trattazione simultanea delle due cause in dipendenza della volontà delle parti e non per ragioni obiettive;

che nella presente vicenda, in cui gli attori nei due giudizi sono il proprietario (dinanzi al giudice di pace) e la conducente (dinanzi al Tribunale) del veicolo, i quali reclamano il risarcimento dei danni, rispettivamente, materiali e personali, nei confronti degli altri soggetti coinvolti e delle rispettive imprese assicuratrici, si delinea una situazione parzialmente differente, che non è direttamente riconducibile al cumulo soggettivo ex art. 33 c.p.c. (il quale, con la formulazione della ipotesi delle cause “contro più persone a norma degli artt. 18 e 19” fa testualmente riferimento al cumulo soggettivo dal lato passivo, ovverosia a più cause che potrebbero essere proposte dinanzi a giudici diversi perchè azionate contro convenuti diversi, il che non è nel caso in esame);

che nel caso di specie si rinviene una situazione di connessione per il titolo e per l’oggetto, poichè in entrambi i giudizi si deve verificare quale sia stato il concreto svolgimento del sinistro e si deve dunque attribuire la responsabilità dell’evento di danno, sia esso quello materiale sia quello del conducente del veicolo danneggiato, a fronte di una differenza soggettiva di attori-danneggiati e di una complessiva identità di convenuti (per la possibilità di scostamenti nella composizione soggettiva nei due giudizi, v. proprio Cass. n. 24804/2005 citata dal giudice istante), che potrebbe giustificare l’applicazione delle regole volte al processo simultaneo non già attraverso la sola regolazione di dettaglio posta nei commi sesto e settimo dell’art. 40 c.p.c., ma con la previsione più generale del comma 1 dello stesso articolo; ciò, seguendo un indirizzo – che questo Ufficio condivide – che, ampliando la regolazione in funzione del principio fondamentale della coerenza di giudicati, rende possibile il simultaneus processus in presenza di una comunanza di titolo e – parzialmente – di oggetto, anche oltre le strettoie dei commi 6 e 7, in caso, ad esempio, di pregiudizialità reciproca per incompatibilità, figura di connessione che sottende cause i cui risultati si pongono tra loro in rapporto di reciproca esclusione (cfr. Cass. n. 29580/2008 e ivi la ricostruzione sistematica di tale indirizzo);

che tuttavia ciò che impedisce di potere esplorare una linea estensiva in tal senso, pur nella prospettiva della prevenzione di possibili conflitti di giudicati e della valorizzazione dell’economia processuale, è la condizione posta nella medesima giurisprudenza, della proponibilità di entrambe le cause dinanzi allo stesso giudice, condizione che qui, per ragioni di materia e valore (oltre che per specificità del rito), non si ravvisa;

che d’altra parte la condizione processuale litisconsortile in materia di responsabilità civile da circolazione stradale, se colloca la fattispecie nell’ambito della relativa disciplina, non per questo consente la deroga alle regole in tema di competenza e precostituzione del giudice;

che infine non è predicabile una concentrazione delle due cause in una attraverso una determinazione complessiva del relativo valore in ipotesi di litisconsorzio facoltativo (art. 103 c.p.c.), caratterizzato da domande di più soggetti contro uno stesso convenuto in base a titoli autonomi anche se della stessa natura, non essendo applicabile dell’art. 10 c.p.c., comma 2 (che è richiamato soltanto dall’art. 104 dello stesso codice, relativo al cumulo oggettivo), sicchè il valore delle singole controversie deve essere autonomamente determinato (Cass. n. 15638/2009 da ultimo);

che pertanto, essendo preclusa la più sopra accennata possibilità “estensiva”, e non essendo lo spostamento di competenza suscettibile di essere fondato sulle norme di cui all’art. 40 c.p.c., commi 6 e 7, la disposta trasmissione della causa del giudice di pace in favore del Tribunale risulta adottata in violazione dei criteri indicati e pertanto, in accoglimento dell’istanza per conflitto, deve essere dichiarata la competenza del giudice di pace in ordine alla causa attualmente iscritta al n. 717/2015 RG del Tribunale di Pistoia a seguito di riassunzione del giudizio già iscritto al n. 279/2012 RG dinanzi al giudice di pace di Pistoia”.

p.2. Il Collegio condivide le conclusioni del Pubblico Ministero, ma ritiene necessarie le seguenti considerazioni.

E’ da rilevare, in primo luogo che nella specie le due controversie connesse sono regolate entrambe da una regola di competenza per materia, sebbene quella dinanzi al Giudice di Pace da un criterio c.d. di competenza per materia con limite di valore, qual è quello di cui dell’art. 7 c.p.c., comma 2 (si veda già Cass. n. 15073 del 2003).

E’ pure condivisibile la qualificazione della ragione di connessione ravvisata dal Pubblico Ministero con l’osservare che ricorre “una situazione di connessione per il titolo e per l’oggetto, poichè in entrambi i giudizi si deve verificare quale sia stato il concreto svolgimento del sinistro e si deve dunque attribuire la responsabilità dell’evento di danno, sia esso quello materiale sia quello del conducente del veicolo danneggiato, a fronte di una differenza soggettiva di attori-danneggiati e di una complessiva identità di convenuti”.

Partendo da tale dato la soluzione dell’istanza di regolamento deve avvenire considerando l’argomentare di Cass. n. 29580 del 2008.

p.2.1. In quella decisione ci si interrogò sull’esegesi dell’art. 40 c.p.c., comma 1 e particolarmente sul se esso debba essere nel senso esso “non ne identifichi il presupposto applicativo esclusivamente nella ricorrenza delle condizioni di cui agli artt. 31 – 36 c.p.c., (salvo poi spiegare perchè il criterio di spostamento della competenza è qui affidato alla prevenzione: previsione questa spiegabile, ma su cui non ci si deve qui soffermare)”, per poi, soggiungersi che: una simile interpretazione, “fermo il ribadire che l’art. 40, comma 1, non può comportare spostamenti di cause quando la relazione di connessione è riconducibile alle ipotesi di cui agli artt. 31 – 36 c.p.c., in contrasto con le condizioni in esse previste per la modificazione della competenza per ragioni di connessione, sembrerebbe potersi dare per quei casi nei quali la relazione di connessione non integra alcuna delle ipotesi di cui a dette norme e, tuttavia, la causa introdotta successivamente, secondo le norme regolatici della competenza avrebbe potuto essere introdotta e, quindi, decisa, anche dal giudice dinanzi al quale è stata anteriormente introdotta la causa connessa. Sicchè, lo spostamento della seconda causa davanti al primo giudice non si concreta in alcuna modificazione della competenza per ragioni di connessione, bensì solo nello spostamento di essa davanti ad un giudice che sarebbe stato ugualmente competente a ricevere la causa. Siffatta interpretazione si giustifica anzitutto sulla base del dato testuale che l’art. 40 c.p.c., comma 1, non limita espressamente l’applicazione del principio dello spostamento dinanzi al giudice adito preventivamente alla ricorrenza fra le due cause delle ipotesi di cui agli artt. 31 – 36 c.p.c., ma allude genericamente a più cause le quali, per ragioni di connessione, possono essere decise in un solo processo. La genericità dell’espressione, se prima della novella di cui alla L. n. 353 del 1990, poteva comunque giustificare – per il fatto che alla connessione quale ragione per la decisione in un unico processo l’ordinamento alludeva soltanto negli artt. 31 – 36 c.p.c., – l’interpretazione tradizionale, a seguito di quella novella e dell’introduzione (per effetto dell’art. 5, di detta legge) dell’art. 40 c.p.c., comma 3, è divenuta a ciò inidonea: invero, la circostanza che il legislatore della L. n. 353 del 1990, abbia alluso ai casi previsti dagli artt. 31, 32, 34, 35 e 36, non richiamando il caso di cui all’art. 33 e non abbia, viceversa, dettato la norma del nuovo comma 3, espressamente eccettuando il caso di cui all’art. 33 (avrebbe potuto dire: salvo il caso di cui all’art. 33….), sembrerebbe poter suggerire che quel legislatore abbia inteso avallare un’esegesi del primo comma, che non ne limiti l’applicazione ai casi di cui alle norme degli artt. 31 – 36. In questa prospettiva interpretativa l’elemento decisivo diviene l’espressione “possono essere decise in un solo processo”, che dev’essere interpretata nel senso di sussistenza del potere di decidere la causa da parte del giudice della causa preveniente. Se sussiste una ragione di connessione anche diversa da quelle di cui agli articoli ora detti e la causa prevenuta avrebbe potuto essere introdotta anche dinanzi a quel giudice come domanda originaria in quanto quel giudice era competente a riceverla al pari di quello adito (e non solo – si badi – per il tramite di intervento ai sensi dell’art. 105 c.p.c., ipotesi in cui si prescinde dalla competenza), allora ricorrono le condizioni astratte dell’art. 40, per lo spostamento della causa dinanzi al giudice adito preventivamente. Il fatto che la causa prevenuta avrebbe potuto essere introdotta dinanzi al giudice di quella preveniente, che così avrebbe potuto riunire le cause (art. 274 c.p.c.) ed assicurarne la trattazione coordinata, specie in funzione di un accertamento comune dell’elemento determinativo della connessione giustifica, in ragione di evidenti esigenze discendenti dal c.d. principio di economia processuale (oggi costituzionalmente consacrato dal principio della durata ragionevole del processo), che alla scelta consapevole o meno della parte di introdurre la causa davanti ad un giudice diverso da quello della causa preveniente, si sovrapponga il potere del giudice di determinare la trattazione un unico processo (per una lontana applicazione dell’art. 40, al caso di domande proposte da conducenti tamponatisi, si veda Cass. n. 645 del 1967, cit.).

Il Collegio intende qui ribadire la validità di questa ricostruzione del significato dell’art. 40 c.p.c., comma 1.

Ne segue la giustificazione della fondatezza del conflitto pure opinata dal Pubblico Ministero.

Si deve, infatti considerare che – fermo, naturalmente, che la ragione di connessione fra le due cause non era riconducibile alle ipotesi di connessione evocate dell’art. 40, comma 3, ed evocate altresì nel commi 6 e 7 della norma – nel caso di specie entrambe le cause, in quanto regolate da una competenza per materia, non avrebbero potuto nemmeno proporsi indifferentemente davanti ad entrambi i giudici e segnatamente quella dinanzi al giudice di pace non avrebbe potuto proporsi davanti al tribunale, sicchè, pacifico essendo che la rimessione al tribunale della causa di competenza del giudice di pace non poteva essere giustificata dell’art. 40 c.p.c., citato comma 7, non essendo la relazione di connessione riconducibile alle norme evocate dal comma 6, risulta palese a maggior ragione che nemmeno il comma 1, pur interpretato nel senso su indicato, avrebbe potuto giustificare la declinatoria della causa davanti a lui introdotta da parte del giudice onorario.

Ne segue che, in accoglimento dell’istanza di conflitto di competenza promossa dal Tribunale di Pistoia – che bene era ammissibile, in quanto la controversia era regolata da criterio di competenza per materia (sebbene con limite di valore): Cass. sez. un. n. 15354 del 2015 – deve dichiararsi la competenza del Giudice di Pace di Pistoia in ordine alla causa attualmente iscritta al n. 717/2015 RG del Tribunale di Pistoia a seguito di riassunzione del giudizio già iscritto al n. 279/2012 RG dinanzi al medesimo giudice di pace.

Ciò, sulla base del seguente principio di diritto: “in tema di danni da circolazione stradale, nel caso in cui nello stesso sinistro siano rimasti danneggiati due distinti soggetti ed uno introduca contro i responsabili la domanda di risarcimento dei danni davanti al giudice di pace in quanto rientrante nella sua competenza per materia con limite di valore, ai sensi dell’art. 7 c.p.c., comma 2 e l’altro davanti al tribunale in quanto riconducibile alla sua competenza per materia perchè eccedente quel limite, la connessione per il titolo esistente fra le due domande non può giustificare che il giudice di pace rimetta la causa davanti a lui introdotta al tribunale, nè ai sensi dell’art. 40 c.p.c., comma 1 (in quanto tale norma opera solo nelle ipotesi in cui la ragione di connessione sia una di quelle indicate dagli artt. 31, 32, 34, 35 e 36 c.p.c. e con i limiti da esse indicate oppure se, ricorrendo ragioni di connessione diverse da quelle indicate da dette norme, entrambe le cause potevano essere proposte davanti allo stesso giudice). Ne deriva che il tribunale davanti al quale la causa su cui il giudice di pace ha declinato la competenza, essendo tale causa regolata da competenza per materia sebbene con limite di valore, può elevare conflitto ai sensi dell’art. 45 c.p.c.”.

PQM

La Corte dichiara la competenza del Giudice di Pace di Pistoia in ordine alla causa iscritta al n.r.g. 717 del 2015 del Tribunale di Pistoia e riassunta dinanzi ad esso a seguito della declinatoria di competenza del detto giudice di pace sul giudizio già iscritto dinanzi al medesimo con il n. 279 del 2012.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 14 aprile 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 settembre 2016

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