Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19050 del 31/07/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 31/07/2017, (ud. 16/06/2017, dep.31/07/2017),  n. 19050

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale President – –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18078-2016 proposto da:

PAOLINI SISTEMI MEDICALI SPA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

TOSCANA, 1, presso lo studio dell’Avvocato MARIA TERESA NAPOLITANO,

che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MEDICAL RESEARCH SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI

SCIPIONI, 268/A, presso lo studio dell’Avvocato VALERIO CIONI, che

la rappresenta e difende unitamente all’Avvocato ANDREA GIUGNI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 39780/2015 del GIUDICE DI PACE di ROMA,

depositata il 14/10/2015.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/06/2017 dal Consigliere GIUSTI ALBERTO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Ritenuto che con sentenza depositata in data 14 ottobre 2015, il Giudice di pace di Roma ha accolto l’opposizione proposta dalla Medical Sesearch s.r.l. avverso il decreto ingiuntivo ottenuto dalla Paolini Sistemi Medicali s.p.a. per attrezzature medicali e servizi annessi per l’importo di Euro 3.759,95 e, per l’effetto, ha revocato il decreto ingiuntivo e condannato l’opposta al pagamento delle spese del giudizio;

che avverso la sentenza del Giudice di pace la Paolini Sistemi Medicali, rimasta contumace nel giudizio di opposizione, ha proposto ricorso per cassazione, con atto notificato il 12 luglio 2016, con il quale si deduce nullità del procedimento e della sentenza per violazione dell’art. 168 c.p.c., dell’art. 72disp. att. c.p.c., nonchè degli artt. 24 e 111 Cost.;

che la Medical Research ha resistito con controricorso;

che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., è stata notificata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio;

che la ricorrente ha depositato una memoria illustrativa in prossimità della camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il ricorso è – come eccepito dalla controricorrente -inammissibile;

che difatti, il ricorso per cassazione è ammesso avverso le sentenze pronunciate in grado d’appello o in unico grado (art. 360 c.p.c., comma 1), mentre la sentenza qui impugnata è stata emessa in primo grado dal giudice di pace ed era appellabile, ai sensi dell’art. 339 c.p.c.;

che tutte le sentenze pronunciate in primo grado, non solo del tribunale ma anche del giudice di pace, sono appellabili, a meno che non sia la legge a disporne il contrario, il ricorso per cassazione potendo essere proposto direttamente nei confronti della sentenza di primo grado, per saltum, soltanto allorchè le parti siano tra loro d’accordo per omettere l’appello;

che in sostanza, per effetto dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 40 del 2006, le sentenze del giudice di pace pubblicate a partire dal 3 marzo 2006 sono ricorribili per cassazione solo in due ipotesi (nessuna delle quali qui ricorrente): se le parti sono d’accordo per omettere l’appello, secondo la previsione generale di cui all’art. 360 c.p.c., comma 2; se il giudice di pace ha pronunciato secondo equità su concorde richiesta delle parti (ex art. 114 c.p.c.) (Cass., Sez. 6-3, 23 agosto 2011, n. 17531; e cfr. Cass., Sez. 3, 24 marzo 2008, n. 10774);

che la giurisprudenza di questa Corte ha altresì chiarito che dall’assetto scaturito dalla riforma di cui al D.Lgs. n. 40 del 2006 e particolarmente dalla nuova disciplina delle sentenze appellabili e delle sentenze ricorribili per cassazione, emerge che, riguardo alle sentenze pronunciate dal giudice di pace nell’ambito del limite della sua giurisdizione equitativa necessaria, l’appello a motivi limitati, previsto dall’art. 339 c.p.c., comma 3, è l’unico rimedio impugnatorio ordinario ammesso, anche in relazione a motivi attinenti alla giurisdizione, alla violazione di norme sulla competenza ed al difetto di radicale assenza della motivazione (Cass., Sez. Un., 18 novembre 2008, n. 27339);

che non vale a rendere ammissibile il ricorso per cassazione per saltum la circostanza che la sentenza impugnata sia stata emessa, secondo quanto dedotto nella memoria illustrativa dalla ricorrente, “all’esito di un procedimento palesemente nullo”, conseguente alla “violazione dell’art. 168 c.p.c., dell’art. 72disp. att. c.p.c. nonchè degli artt. 24 e 111 Cost., dal momento che l’iscrizione a ruolo (del) giudizio da parte di Medical Research risultava posteriore a quella, avente medesimo oggetto, effettuata da P.”;

che infatti, la denunciata radicale nullità non giustifica di per sè l’esperibilità, contro la sentenza di primo grado che ne è inficiata, di un mezzo di tutela – il ricorso per cassazione – diverso da quello ordinario – l’appello – previsto dal legislatore;

che le spese seguono la soccombenza;

che ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, (inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17), applicabile razione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte della ricorrente, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

PQM

 

dichiara il ricorso inammissibile;

dichiara – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, – la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 16 giugno 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 luglio 2017

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