Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19048 del 19/09/2011

Cassazione civile sez. I, 19/09/2011, (ud. 11/05/2011, dep. 19/09/2011), n.19048

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 29604/2008 proposto da:

PROVINCIA DI SASSARI (c.f. (OMISSIS)-), in persona del Presidente

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA A. GRAMSCI 28,

presso l’avvocato FRANCHI MANILIO, rappresentata e difesa

dall’avvocato ALLENA Giovanni Paolo, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrente -_

contro

F.F., F.S.;

– intimati –

nonchè da:

F.F. (c.f. (OMISSIS)), F.S.

(c.f. (OMISSIS)), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

GUIDO RENI 56, presso l’avvocato IMBERGAMO GIOVANNI, rappresentati e

difesi dagli avvocati GARAU ANTONELLO, CASSANELLO SERGIO, giusta

procura a margine del controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrenti e ricorrenti incidentali –

contro

PROVINCIA DI SASSARI;

– intimata –

avverso la sentenza n. 363/2008 della SEZIONE DISTACCATA DI SASSARI –

CORTE D’APPELLO di CAGLIARI, depositata il 28/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

11/05/2011 dal Consigliere Dott. SALVATORE DI PALMA;

udito, per i controricorrenti e ricorrenti incidentali, l’Avvocato

MOSCA PASQUALE GIOVANNI, per delega, che ha chiesto il rigetto del

ricorso;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per il rigetto di entrambi i

ricorsi e compensazione delle spese.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – Con citazione dell’8 luglio 1994, F.S. e F. – premesso che, a seguito di istanza dell’Amministrazione provinciale di Sassari, il sindaco del Comune di Alghero, con decreto n. 33 del 29 aprile 1986, aveva autorizzato la Provincia di Sassari – ai fini dell’espropriazione volta alla costruzione di un liceo scientifico – ad occupare per due anni un’ area di loro proprietà, estesa mq. 3.090; che l’immissione nel possesso dell’area era stata effettuata in data 26 giugno 1986, e che prima dell’emanazione del decreto di esproprio detta opera pubblica era stata realizzata, determinando l’irreversibile trasformazione dell’area occupata – convennero dinanzi al Tribunale di Sassari la Provincia di Sassari, chiedendo tra l’altro che il Tribunale adito dichiarasse “che l’occupazione di cui trattasi è divenuta illegittima e senza titolo con lo spirare dei termini legali dell’occupazione d’urgenza” e condannasse la Provincia convenuta sia “al risarcimento dei danni causati agli attori con l’occupazione medesima e con definitiva ablazione dell’area, secondo determinazione fatta in causa giusta CTU agli atti, con rivalutazione ed interessi dalla maturazione del diritto al saldo”, sia “al pagamento dell’indennità di occupazione legittima ed illegittima nella misura dell’interesse legale sul valore del bene come determinato in causa, con rivalutazione ed interessi dalla maturazione al saldo”.

In contraddittorio con la convenuta, la quale instò per l’inammissibilità e per l’infondatezza della domanda, il Tribunale di Sassari – disposta ed espletata consulenza tecnica d’ufficio -, con la sentenza n. 1528/2004 del 23 dicembre 2004, condannò la Provincia di Sassari a pagare ai F. la somma di Euro 96.598,10, a titolo di risarcimento dei danni per la perdita della loro proprietà dal 14 ottobre 1987, data della irreversibile trasformazione di parte dell’area occupata nella misura di mq. 1.169, nonchè l’indennità di occupazione legittima per il periodo dal 26 giugno 1986 al 14 ottobre 1987, oltre rivalutazione ed interessi per ambedue le somme dal 14 ottobre 1987 al saldo.

2. – Tale sentenza fu impugnata dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari – sezione distaccata di Sassari con appello principale dalla Provincia di Sassari e con appello incidentale dai F..

La Corte adita, con sentenza del 27 luglio 2006 respinse il reclamo avverso l’ordinanza del consigliere istruttore in data 13 febbraio 2006, con la quale era stata dichiarata l’improcedibilità dell’appello principale, ai sensi dell’art. 348 cod. proc. civ., comma 1 (nel testo anteriore alla riforma del 1995).

Con l’appello incidentale, proposto con la comparsa di risposta del 23 gennaio 2006, i F. – sul rilievo che, nonostante i loro numerosi interpelli circa la destinazione della parte di area non utilizzata, la Provincia non aveva risposto e che, pertanto, la stessa area doveva considerarsi “nell’esclusiva disponibilità della Provincia, con la conseguenza che il mancato godimento dell’area stessa da diritto al risarcimento del danno” – chiesero che la Corte adita, in parziale riforma della sentenza impugnata, condannasse la Provincia “al pagamento dei danni sofferti … per l’intera area occupata giusta ordinanza n. 33 del 29.04.1986 …, compresa la parte non utilizzata per l’esecuzione, dell’opera pubblica”.

La Corte adita, con la sentenza n. 363/08 del 28 maggio 2008 – in accoglimento, per quanto di ragione, dell’appello incidentale ed in parziale riforma della sentenza impugnata, confermata per il resto -, condannò la Provincia di Sassari “al risarcimento, in favore di F.S. e F.F. e in ragione del 50% per ciascuno, anche dei danni conseguenti all’illegittima occupazione e al mancato godimento dell’area di loro proprietà …, dell’estensione di mq. 1.921, in misura pari, per ogni anno o frazione di anno di occupazione, all’importo degli interessi legali calcolati, a far data dal 26 giugno 1995, sul valore capitale di Euro 158.732,23, con rivalutazione dei singoli importi in base al coefficiente ISTAT corrispondente alla relativa scadenza annuale e con gli interessi legali calcolati sugli stessi importi via via rivalutati, con cadenza annuale, fino alla data della pubblicazione della sentenza e quelli ulteriori, sull’intero importo rivalutato, da questa data fino al saldo”.

In particolare, la Corte cagliaritana – premesso che: gli appellanti incidentali lamentano che il Tribunale “ha omesso di quantificare il danno conseguente all’occupazione della porzione di terreno non utilizzata per la costruzione dell’opera pubblica”; tale porzione di terreno, estesa mq. 1.921, “si trova al di fuori dell’areà recintata appartenente alla scuola e … non può essere considerata – attese le sue non trascurabili dimensioni – un mero reliquato insuscettibile di autonoma utilizzazione”; la stessa porzione di terreno non ha formato oggetto nè di occupazione appropriativa, non essendo stata trasformata irreversibilmente, nè di occupazione usurpativa, con la conseguenza che non può essere accolta la domanda di risarcimento dei danni per la perdita dell’area medesima, perdita che non è mai avvenuta -, per quanto in questa sede ancora rileva, ha affermato che: a) può essere accolta “solo la domanda che ha per oggetto il risarcimento del danno che si riconnette al mancato godimento dell’area in questione durante il tempo in cui è stata illegittimamente occupata …”; b) tale danno per l’occupazione illegittima dell’area non trasformata deve essere determinato in una somma “pari, per ogni anno o frazione di anno di occupazione, all’importo degli interessi legali sul valore capitale anzidetto Euro 158.732,23, a far data dalla scadenza del periodo di occupazione legittima, la cui durata quinquennale, decorrente dalla data di immissione in possesso …, presumibilmente avvenuta il 26.6.1986 …

è stata automaticamente prorogata di due anni dal D.L. 29 dicembre 1987, n. 534, art. 14, convertito in L. 29.2.1988, n. 47, e di altri due anni dalla L. 20 maggio 1991, n. 158, art. 22 e, quindi, fino al 26.6.1995 …”.

3. – Avverso tale sentenza la Provincia di Sassari ha proposto ricorso per cassazione, deducendo cinque motivi di censura, illustrati con memorie.

Resistono, con controricorso illustrato da memoria, S. e F.F., i quali hanno anche proposto ricorso incidentale fondato su due motivi.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Il ricorsi principale ed incidentale, in quanto proposti contro la stessa sentenza, debbono essere riuniti, ai sensi dell’art. 335 cod. proc. civ..

2. – Con il primo (con cui deduce: “Nullità della sentenza di cui all’art. 360, comma 1, n. 4, per violazione dell’art. 345”), con il secondo (con cui deduce: “Nullità della sentenza di cui all’art. 360, comma 1, n. 4, per violazione del principio dell’immutabilità della domanda nel corso del giudizio di all’art. 2907 c.c., artt. 101, 112, 183 c.p.c., artt. 3 e 24 Cost.”), con il terzo (con cui deduce: “Nullità della sentenza di cui all’art. 360, comma 1, n. 4, per violazione del principio dell’immutabilità della domanda nel corso del giudizio di all’art. 2907 c.c., artt. 101, 112, 183 c.p.c., artt. 3 e 24 Cost.”), con il quarto (con cui deduce: “Nullità della sentenza di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione dell’ art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c.”) e con il quinto motivo (con cui deduce: “Nullità della sentenza di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione della L. n. 10 del 1977, art. 14, in relazione all’art. 2043 c.c.”) – i quali possono essere esaminati congiuntamente, avuto riguardo alla loro stretta connessione -, la ricorrente principale critica la sentenza impugnata, sostenendo che i Giudici a quibus hanno accolto la domanda di risarcimento del danno per l’occupazione della parte di area dei F. non utilizzata, nonostante che tale domanda: fosse da qualificarsi “nuova”, e quindi inammissibile; fosse stata “ampliata” nel corso dello stesso processo d’appello sulla base di un “fatto nuovo” costituito dalla dedotta circostanza che la Provincia, benchè più volte interpellata sulla utilizzazione o no a fini pubblici di detta parte e benchè fosse suo preciso obbligo rispondere, non aveva comunicato alcunchè al riguardo; fosse stata accolta sul presupposto – nè dedotto nè provato – che la Provincia continuasse ad occupare attualmente la parte di area non utilizzata e ne fosse perciò ancora in possesso.

3. – Con il primo (con cui deducono: “Ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione, ratione temporis, della L. 25 giugno 1865, n. 2359, art. 13, della L. 22 ottobre 1971, n. 865, art. 20, D.L. 29 dicembre 1987, n. 534, art. 14 (convertito, con modificazioni, nella L. 29 febbraio 1988, n. 47), della L. 20 maggio 1991, n. 158, art. 22”), e con il secondo motivo (con cui deducono:

“Ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione, ratione temporis, della L. 25 giugno 1865, n. 2359, art. 13, della L. 22 ottobre 1971, n. 865, art. 20, della L. 20 maggio 1991, n. 158, artt. 22 e 23”) – i quali possono essere esaminati congiuntamente, avuto riguardo alla loro stretta connessione -, i ricorrenti incidentali criticano la sentenza impugnata, sostenendo che il dies a quo di scadenza dell’occupazione legittima – di durata biennale, secondo il decreto di occupazione di urgenza – e, quindi, di decorrenza del risarcimento del danno deve essere individuato nella data del 26 giugno 1990 e non già in quella del 26 giugno 1995, fissata dai Giudici a quibus.

4. – Il ricorso principale non merita accoglimento.

La Corte di Cagliari ha accolto, per quanto di ragione, l’appello incidentale dei F. – tendente ad ottenere il risarcimento del danno da occupazione espropriativa anche in riferimento alla parte dell’area occupata, pari a mq. 1.921, ma non utilizzata per la costruzione dell’edificio scolastico -, riconoscendo agli appellanti incidentali soltanto il diritto al risarcimento del danno per l’occupazione illegittima e per il mancato godimento di tale area.

Il nucleo delle censure formulate dalla ricorrente principale sta nella dedotta “novità” di detta domandà proposta in appello. Ma l’assunto è infondato. Infatti – posto che nella specie, come accertato dalla Corte cagliaritana, l’originaria occupazione d’urgenza per la costruzione dell’edificio scolastico aveva interessato un’area di proprietà dei F. pari a mq. 3.090 – la domanda risarcitoria formulata al Tribunale di Sassari non può interpretarsi se non come avente ad oggetto l’occupazione dell’intera area. Essendo stato accertato, nel corso del giudizio di primo grado, che l’irreversibile trasformazione determinata dalla realizzazione dell’opera pubblica aveva interessato soltanto mq. 1.169 del totale di mq. 3.090 dell’area occupata, il Tribunale ha riconosciuto il diritto al risarcimento del danno limitatamente all’area irreversibilmente trasformata. Da ciò consegue che la domanda proposta dai F. con l’appello incidentale (“… condannare la provincia di Sassari a corrispondere agli appellanti incidentali, a titolo di risarcimento per la perdita del diritto dominicale anche sull’area di Ha. 0.19.21 su cui non è intervenuta l’irreversibile trasformazione del bene …”) non può assolutamente considerarsi nuova e, quindi, inammissibile, in quanto essa è certamente compresa nella più ampia domanda originaria ed è stata riformulata nel suo più limitato oggetto in conseguenza dell’accoglimento solo parziale della stessa domanda originaria.

Quanto alle altre censure – con le quali la ricorrente principale critica la sentenza impugnata, nella parte in cui ha implicitamente ritenuto sia che fosse suo preciso obbligo rispondere all’interpello dei F. in ordine alla utilizzazione o no a fini pubblici di detta parte di area, sia che di questa fosse continuata l’occupazione anche dopo la realizzazione dell’opera pubblica senza prove al riguardo -, le stesse sono inammissibili, sia perchè involgono questioni del tutto nuove,, sia perchè, in ogni caso, sono formulate in modo del tutto generico rispetto agli accertamenti di merito compiuti dai Giudici a quibus.

5. – Il ricorso incidentale è inammissibile, per inadeguatezza dei quesiti di diritto, ai sensi dell’art. 366 bis cod. proc. civ..

Posto che la questione posta dai motivi di censura riguarda la pretesa illegittimità della determinazione del periodo di occupazione illegittima stabilita dalla sentenza impugnata, i due formulati quesiti di diritto difettano di qualsiasi riferimento sia alla concreta fattispecie sia alla corrispondente ratio decidendi espressa dai Giudici dell’appello, sicchè gli stessi quesiti, così come articolati, si risolvono, alla luce della “rubrica” dei motivi, nella mera proposizione di domande astratte sulla interpretazione delle norme di diritto di cui si denuncia la violazione e/o la falsa applicazione.

6. – La soccombenza reciproca giustifica la integrale compensazione delle spese del presente grado del giudizio.

P.Q.M.

Riuniti i ricorsi, rigetta il ricorso principale e dichiara inammissibile il ricorso incidentale. Compensa le spese.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 11 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 19 settembre 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA