Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19046 del 18/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 19046 Anno 2018
Presidente: DORONZO ADRIANA
Relatore: DORONZO ADRIANA

ORDINANZA
sul ricorso 17979-2016 proposto da:
RI GION

\ BRIA, in persona del Presidente pro iempore,

elettivamente domiciliata in ROMA

VIA SABOTINO 12, presso lo

studio dell’avvocato) GRAZIANO PUNGI’, rappresentata e difesa
dagli avvocati .\NTONIThl,;\ MASSIMIli ANO
MANNA;

– ricorrente contro
\TI TRI \ 1,1’1ZIA)0 ANTONIO, BRUTTO V INCrNZO,
c kni vamen i c d om i c ili a n in Ro,\” v loy ANIN I N Icou ;Az. \

29, presso lo studio dell’avvocato G .\\:\ IARCO TARDI ;.1,1 ,A, che li
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MARIA CRISTIN
l’IORVTTO;

– controricorrenti –

GexDS

Data pubblicazione: 18/07/2018

avverso la sentenza n. 1470/2015 della CORTb.

\1 9 1)11-1,0

CATANZ,ARO, depositata i1.07/01/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 03/07/2018 dal Presidente Relatore Dott. .1DRIAN
DORONZO.

Vincenzo Brutto e .11fredo \ntonio Veltri, dipendenti della Regione
alabria, hanno aderito alla proposta di esodo anticipato inccntivato
prevista dalla legge regionale n. 8 del 2005 (art. 7).

In forza di tale disposizione e della detta adesione hanno percepito

un’indennità supplementare pari ad Otto mensilità della retribuzione
lorda spettante per ogni anno derivante dalla differenza fra a 65 anni e
l’età anagrafica individuale, espressa in anni, posseduta alla data di
cessazione del rapporto di lavoro, calcolati per un massimo di sci anni”.
Lamentano che nella detemiinazione di tale indennità e, cluindi della
retribuzione lorda da porre a base del calcolo, la Regione non ha inserito
la quota di 13.
I ,a Regione ha opposto al riguardo la correttezza del calcolo, in
considerazione della norma di interpretazione autentica contenuta
nell’art. 44, comma 2, della legge regionale n. 15/2008.
Nelle more del giudizio è intervenuta la Corte costituzionale che con la
sentenza n. 271 /201 1 ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 44.
11 Tribunale ha così accolto la domanda.
La sentenza

stata impugnata dalla Regione Calabria e la Corte

d’appello) di Catanzaro ha rigettato l’appello e, richiamata la sentenza
della Corte Costituzionale n. 27 I del 2011, ha affermato che:
l’azione proposta dalla dipendente aveva ad oggetto il corretto
adempimento da parte della Regione dell’obbligo di corrispondere
l’indennità prevista dal c. 6 dell’art. 7 della l R. n. 8 del 2005;
Ric. 2016 n. 17979 sez. ML – ud. 03-07-2018
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Rilevato che:

la clausola n. 5 della panuizione individuale di risoluzione del rapporto,
ai, fini della eluantifiwzione dell’indennit4 di esodo, aveva tto rinvio
all’art. 7 della l,. R. n. 8 del 2005 e alla delibera della Giunta Regionale n.
532 del 2005;
la scheda di calcolo allegata al contratto si limitava a riportare il dato

sulla base di tale dato e dell’età (anagrafica e di servizio), aveva indicato il
totale lordo dovuto dalla Regione senza altra specificazione delle voci
retributive computate nella base di calcoli );
la genericità del conteggio impediva di attribuire alla sottoscrizione
dell’accordo il significato di volontaria accettazione da parte del
lavoratore di una indennità di incentivo all’esodo in misura inferiore a
quella spettante sulla base delle disposizioni richiamate nello stesso
contratto di risoluzione consensuale;
la diversa interpretazione prospettata dalla Regione contrastava sia con il
dato letterale della clausola negoziale sia con il principio di
interpretazione del contratto secondo buona fede, stante la stretta
inerenza della 13″ mensilità alla nozione di stipendio tabellare;
contro la sentenza, la Regione Calabria propone ricorso per cassazione,
sostenuto da tre motivi, cui resiste con controricorso l’originaria parte
ricorrente;
la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis cod. proc. civ., e stata
. comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza
in camera di consiglio non partecipata.
Considerato

che:

deve in primo luogo rilevarsi la tardivit à del controricorso, il quale
risulta notificato in data 15 settembre 2016, a fronte di una notificazione

k_

del ricorso per cassazione avvenuta in dat48/7/2016, e dunqueloltre il
termine stabilito dall’articolo 370 cod.proc.civ., non trovando
Ric. 2016 n. 17979 sez. ML – ud. 03-07-2018
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della retribuzione mensile, lorda e netta, alla data della risoluzione e,

applicazione al procedimento (le (pio la sospensione dei termini nel
puriodo feriale;
1. con il primo motivo la ricorrente denuncia la violazione e falsa
applicazione dell’art.1322 del cod.civ. rilevando che la somma indicata
nella scheda di calcolo allegata al contratto era espressione della

disponibile; inoltre, nel contratto, la definizione di retribuzione era
stata mutuata dalla contrattazione collettiva nazionale, in particolare
dall’art. 52, comma 2, lettera c), del C.C.N.1,. del 14/9/2000, e dall’art.
10 del C.C.N.L. 9/5/2006, clic non comprendevano la 13″ mensilità;
2. con il secondo motivo la parte denuncia la violazione e falsa
applicazione dell’art. 1372 cod.civ., ribadendo quanto già sostenuto e
cioè che la fonte del diritto di credito del lavoratore era costituito
dall’accordo sottoscritto dalle parti;
3. con il terzo motivo la parte denuncia la violazione e falsa
applicazione dell’art. 11 delle disp. prel. cod.civ. e dell’ari 30 della l,.
Cosi. n. 87/1953, rilevando l’ininfluenza della sentenza della Corte
costituzionale n. 271 del 2011, atteso che la stessa era intervenuta su
un rapporto già esaurito, essendo stato il contratto stipulato prima
della pronuncia del giudice delle leggi;
4. i primi due motivi, che si affrontano congiuntamente, sono
infondati, oltre a presentare evidenti profili di inammissibilità, dati dal
.rilievo della mancanza nel ricorso della trascrizione, quantomeno delle
parti salienti, del contratto e della scheda di calcolo in cui sarebbero
state dettagliatamente indicate le voci entrate nel calcolo;
i suddetti documenti non risultano neppure depositati unitamente al
ricorso per cassazione, sì che ne risulta violato il duplice onere
imposto, a penadi inammissibilit à del ricorso, dall’art. 366, primo
comma, n. 6, c.p.c., e, a pena di improcedibilità, dall’art. 369, secondo
Ric. 2016 n. 17979 sez. ML ud. 03-07-2018
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volontà delle parti, non più modificabile trattandosi di un diritto

comma, n. 4, c.p.c., di inclicare esattamente nell’atto introduttivo in
quAle fase processual,e ed in quale fa4cicolo di parte si, trovi il
documento in questione, e di evidenziarne il contenuto, trascrivendolo
o riassumendolo nei suoi esatti termini, al fine di consentire al giudice
di legittimità di valutare la fcmdatezza del motivo, senza dover

dicembre 2014, n. 26174; (;ass., 7 febbraio 2011, n. 2966);
4.1. in ogni caso le censure sono infondate, alla luce del precedente di
questa Corte n. 1748 del 24 gennaio 2017, in cui sono state svolte in un
caso del tutto sovrapponibile a (»elio in esame le seguenti
considerazioni, alle quali questo collegio si riporta in quanto condivise;
4.2. l’ indennità incentivante di esodo fu introdotta dall’ art. 7 e. 1 della
L. R. Calabria n. 8 del 2005, che aveva previsto che ai dirigenti titolari
di rapporto di impiego a tempo indeterminato che prestavano la loro
attività per l’amministrazione regionale da almeno due anni

e che

avessero, nel termine previsto dalla legge, presentato alla Regione una
proposta per la risoluzione del rapporto di lavoro sarebbe stata erogata
una indennità supplementare;
4.3. analoga possibilità di risoluzione consensuale del rapporto di
lavoro fu prevista dal c. 6 del medesimo art. 7 per i dipendenti titolari
di rapporto di impiego a tempo indeterminato;
fu previsto che la misura della indennità dovesse essere determinata
sulla base della retribuzione mensile. lorda spettante alla data di
cessazione del rapporto di lavoro e corrisposta alle scadenze di cui ai
commi 3 e 4;
4.4. la Giunta Regionale con la delibera del 30 maggio 2005 n. 532,
recante criteri applicativi della Legge Regionale 2.3.2005, n. 8, art. 7,
stabilì che l’indennità in questione rappresentava un incentivo all’esodo
ed aveva carattere aggiuntivo rispetto alla indennità di fine servizio, ed
tic. 2016 n. 17979 sez. ML – ud. 03-07-2018
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procedere all’esame dei fascicoli d’ufficio o di parte (v. Cass., 12

era composta da tutti quegli clementi che assumono i connotati di
cowpenso fisso, contik’mativo, costante c. generale, con eccwione eli
quelli occasionali od elargiti a titolo di ristoro od indennizzo per la
particolare gravosità delle mansioni richieste ” (esempio indennità di
struttura)”, precisando, che per retribuzione lorda spettante alla data

7 della legge regionale 2 marzo 2005, n. 8, si deve intendere la
retribuzione spettante al dipendente in forza delle disposizioni
legislative, regolamentari e dei contratti collettivi nazionali, ancorché
maturata e non ancora corrisposta o derivante da rinnovi contrattuali
con efficacia retroattiva con riferimento alla data di cessazione, ovvero
nel caso operi la facoltà della amministrazione di scaglionare l’esodo,
alla data di effettiva interruzu me del servizio in relazione alle esigenze
di servizio;
4.5. l’articolo n.44 della L. R. 13 giugno 2008 n. 15 del 2008, recante
interpretazione autentica art. 7 legge regionale 2 marzo 2005, n. 8, ha
disposto che l’articolo 7, comma 6, della legge regionale 2 marzo 2005,
n. 8, deve essere inteso nel senso che la retribuzione lorda spettante
alla data di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, utile ai fini
della definizione della indennità supplementare prevista nella
medesima legge, è eluda individuata, per il personale in posizione non
dirigenziale alla cessazione volontaria dal servizio, all’articolo 52, lettera
c), del CCN1, 1999 e successive modifiche con esclusione nella
determinazione della citata indennità del rateo di tredicesima mensilità
e della retribuzione di risultato ,.
4.6. la Corte Costituzionale. con la sentenza n. 271 del 2011 ha
dichiarato l’illegittimità dell’art. 44 appena richiamato, sul rilievo clic sia
il dato normativo costituito dall’ art. 7, c. 6 della l ,. R. n. 8 del 2005, sia
la delibera attuativa del 30.5.20(15 n. 532 , orientavano nel senso che
Ric. 2016 n. 17979 sez. ML – ud. 03-07-2018
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della risoluzione del rapporto di lavoro, ai fini dell’applicazione dell’art.

nella nozione di retribuzione lorda rientrasse anche la tredicesima
mensilità;
tale interpretazione è conforme anche ai precedenti di questa Corte, la
quale ha sempre ribadito che la 13″ mensilità ha natura retributiva
(Cass. n. 22760/2010; Cass. n. 18.999/2010), sicché essa rientra nel

requisiti di fìssità, continua attività, costanza e generalità, peraltro
precisati nella delibera della Giunta regionale della 30 maggio 2005, n.
539;
la stessa Corte costituzionale ha altresì precisato che la mancata
espressa inclusione della 13a mensilità tra le voci contenute al punto 11
del provvedimento della giunta regionale è irrilevante dal momento
Che al punto primo si fa riferimento allo stipendio tabellare cui è
strettamente inerente la 13a mensilità, soprattutto in presenza di
un’espressione come “retribuzione lorda”‘ con i caratteri desumibili sia
dalla norma che dalla giunta regionale;
5. la Corte territoriale, nel prendere atto della dichiarazione di
illegittimità costituzionale dell’art. 44, ha fatto propria l’interpretazione
del giudice delle leggi del citato art. 7 ed ha così affermato che nel
concetto di retribuzione lorda ivi previsto deve essere inclusa la 13a
Mensilità: è dunque il dato stesso normativo, nell’unica sua
interpretazione possibile (dato cui la Corte costituzionale aggiunge i
criteri elaborati dalla regione nella delibera della giunta), che depone
nel senso della fcmdatezza della pretesa del ricorrente, a nulla rilevando
che il contratto non preveda espressamente il rateo della l 3″ mensilità,
essendo quest’ultimo strettamente inerente alla nozione di stipendio o
salario ed è dunque compresa nella nozione di stipendio tabellare, di
cui anche alla delibera della giunta regionale;

Ric. 2016 n. 17979 sez. ML – ud. 03-07-2018
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concetto di retribuzione mensile lorda, in quanto dotata di tutti i

5.1. l’inclusione del rateo della 13” non pito essere ostacolata dalla mera
circostanza ches,i1 lavoratore ha scgtoscritto il contraup e la scheda di
calcolo adesso allegata;
come ha già posto in evidenza eluesta Corte nella citata sentenza (Cass.
24/1/2017, n. 1748), la ciuietanza a saldo sottoscritta dal lavoratore,

in termini generici, ad una serie di titoli di pretese in astratto
ipotizzabili in relazione alla prestazione di lavoro subordinato e alla
conclusione del relativo rapporto, pué) assumere il valore di rinuncia o
di transazione, che il lavoratore ha l’onere di impugnare nel termine di
cui all’art. 2113 c.c., alla condizione che risulti accertato, sulla base
dell’interpretazione del documento o per il concorso di altre specifiche
circostanze desumibili “aliunde”, che essa sia stata rilasciata con la
consapevolezza di diritti determinati od obiettivamente determinabili e
C( n il cosciente intento di abdicarvi o di transigere sui medesimi” (e.\. Cass. 8293/2007, 11536/2006, 20156/2004, 9497/2001); è stato
affermato, nelle pronunce innanzi richiamate, che enunciazioni di tal
genere sono assimilabili alle clausole di stile e non sono sufficienti di
per sé a comprovare l’effettiva sussistenza di una volontà dispositiva
dell’interessato;
6. ora, nella fattispecie in esame la Corte territoriale ha accertato, sulla
scorta del dato letterale contenuto nell’art. 5 del contratto di
risoluzione del rapporto di lavoro, che non vi era stata alcuna
pattuizione prevedente, in relazione alla modalità di computo della
indennità incentivante, l’esclusi( me nella relativa base di calcoli) della
13″ mensilità; al contrario, è stato rilevato che le parti si erano limitate
a pattuire che l’indennità incentivante sarebbe stata calcolata con
applicazione dell’art. 7 c. 6 della I,. R. n. 8 del 2005 e dei criteri indicati
dalla Giunta regionale nella delibera n. 532 del 2005, la quale
Ric. 2016 n.17979
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sez.

ML – ud. 03-07-2018

che contenga una dichiarazione di rinuncia a maggiori somme riferita,

nell’elencare le voci utili per il computo dell’indennità, aveva fatto
riferimento allo, stipendio tabellare, di cui la 13″ me34silità costituiva
componente necessaria;
7. la puntuale interpretazione del contratto di risoluzione consensuale
del rapporto, condotta alla luce del tenore letterale della pattuizione e

formulate dalla ricorrente, posto che, per cilia-rito osservato, la Corte
territoriale non ha affatto superato la volontà delle parti manifestata
nel contratto;
8. l’ultimo motivo è infondato;
anche di tale questione si è occupata la recente sentenza di questa corte
n. 1748/2017, con cui si è ribadito che le pronunce di accoglimento del
giudice delle leggi — dichiarative di illegittimità costituzionale eliminano la norma con effetto uex lune, con la conseguenza che essa
non è più applicabile, indipendentemente dalla circostanza che la
fattispecie sia sorta in epoca anteriore alla pubblicazione della
decisione, perché l’illegittimità costituzionale ha per presupposto
l’invalidità originaria della legge – sia essa di natura sostanziale,
procedimentale o processuale – per contrasto con un precetto
costituzionale, fermo restando il principio che gli effetti
dell’incostituzionalità non si estendono esclusivamente ai rapporti
ormai esauriti in modo definitivo, per avvenuta formazione del
giudicato o per essersi verificato altro evento cui l’ordinamento collega
il consolidamento del rapporto medesimo, ovvero per essersi verificate
preclusioni processuali, o decadenze e prescrizioni non direttamente
investite, nei loro presupposti normativi, dalla pronuncia
d’incostituzionalità (tra le più recenti, Cass.321/2016, 20100/2015,
289/2014, 355/2013);

Ric. 2016 n. 17979 sez. ML – ud. 03-07-2018
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dell’allegato prospetto contabile, non è infirmata dalle censure

.1

.4

nella fattispecie in esame l’effetto preclusivo non opera, atteso che la
sentenza è intekvenuta nelle more; del giudizio avewe ad oggetto,
appunto, la determinazione dei criteri di quantificazione della indennità
incentivante, nei termini indicati dalla legge n. 8 del 2005 e
successivamente illegittimamente, secondo quanto stanino dalla Corte

tal senso, Cass. n. 1748/2017, cit.);
9. conclusivamente, il ricorso deve essere rigettato;
considerata la tardività del controricorso, nessun provvedimento sulle
spese deve essere adottato.
; ■ i sensi dell’art. 13 e. 1 (poter del D.P.R. n. 115 del 2002 , deve darsi
atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
P.Q.\ I.
I ,a Corte rigetta il ricorso.
Ai sensi dell’art. 13 comma 1 qualer del D.P.R. n. 115 del 2002, dà atto
della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della
ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a
eludo dovuto per il ricorso principale, a norma del comma I —bis dello
stesso art. 13
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del 3 luglio 2018
11 Presidente estensore
I)( )t Adriana Doronzo

Costituzionale, modificati dall’ art. 44 e. 2 della L. R. n.8 del 2015 (in

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