Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19045 del 16/07/2019

Cassazione civile sez. VI, 16/07/2019, (ud. 26/03/2019, dep. 16/07/2019), n.19045

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 21889-2018 proposto da:

A.K., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso

la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato CRISTINA PEROZZI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 58/2018 della CORTE D’APPELLO di ANCONA,

depositata il 17/01/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 26/03/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

MARULLI.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con il ricorso in atti si impugna l’epigrafata sentenza con la quale la Corte d’Appello di Ancona, attinta dal ricorrente ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 19, ha confermato il diniego di protezione internazionale ed umanitaria pronunciato nei suoi confronti dal giudice di primo grado e se ne chiede la cassazione, previa sospensione, sul rilievo, 1) dell’omessa traduzione in una lingua lui nota della decisione della Commissione territoriale e della sentenza qui impugnata; 2) quanto alla denegata misura della protezione sussidiaria, del fatto che, contrariamente a quanto ravvisato dal decidente “come anche più volte riconosciuto da vari tribunali italiani e dalle più disparate associazioni internazionali umanitarie presenti sul territorio, la situazione della (OMISSIS), regione di provenienza dell’istante, è contraddistinta da un elevatissimo livello di criminalità, peraltro costituente rischio concreto di gravi atti di terrorismo, di violenze generalizzate e di sommosse in tutta l’area geografica”, onde l’impugnata decisione è affetta da un vizio di motivazione, attesa la natura meramente apparente e tautologica di quella versata in atti; 3) quanto alla pure denegata misura della protezione umanitaria, del fatto che, nel pronunciarne il rigetto, il decidente sarebbe incorso in una “violazione di legge” e in un “vizio di motivazione” per la mancata valutazione dei documenti prodotti a supporto del percorso sociale compiuto dall’istante nel nostro paese.

Al proposto ricorso resiste con controricorso l’amministrazione intimata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Fermo il principio che non compete a questa Corte alcuna potestà cautelare, infondato deve giudicarsi il primo motivo di ricorso, giacchè l’allegata violazione, ove plausibile, come questa Corte ha già avuto occasione di precisare, non ha rilievo dirimente, giacchè essa “non esonera il giudice adito dall’obbligo di esaminare il merito della domanda, poichè oggetto della controversia non è il provvedimento negativo, ma il diritto soggettivo alla protezione internazionale invocata, sulla quale comunque il giudice deve statuire, non rilevando in sè la nullità del provvedimento ma solo le eventuali conseguenze di essa sul pieno dispiegarsi del diritto di difesa” (Cass., Sez. VI-I, 22/03/2017, n. 7385).

3. Inammissibile è poi il secondo motivo di ricorso, a fronte delle motivazioni a mezzo delle quali la Corte di merito ha rigettato la richiesta misura della protezione internazionale rilevando che, stante la genericità delle dichiarazioni rese dall’istante, l’esistenza delle condizioni per il riconoscimento della protezione internazionale non può “desumersi… da riferimenti generici a situazioni generali relative al paese di provenienza”, tanto più che alla luce delle informazioni disponibili non sono ravvisabili nella specie le condizioni richieste dal D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett c), di modo che la doglianza sconfina nella postulazione di un rinnovato sindacato di fatto.

4. Ancora infondato è poi il terzo motivo di ricorso, dato che, non essendo stata allegate particolari ragioni di vulnerabilità, la situazione interna del paese di provenienza ovvero l’allegato percorso di integrazione sociale non sono decisive fonti ricognitive del diritto in ragione delle quali possa essere accordata la misura richiesta.

5. Il ricorso va dunque respinto.

6. Spese alla soccombenza.

7. Non ricorrono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 – quater, poichè il ricorrente gode del patrocinio gratuito a spese dello Stato.

P.Q.M.

Respinge il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 2100,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della VI-I sezione civile, il 26 marzo 2019.

Depositato in Cancelleria il 16 luglio 2019

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