Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19039 del 31/07/2017

Cassazione civile, sez. lav., 31/07/2017, (ud. 21/04/2017, dep.31/07/2017),  n. 19039

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7596-2012 proposto da:

O.E., C.F. (OMISSIS), B.M. C.F. (OMISSIS),

Z.G. C.F. (OMISSIS), tutti elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

SANT’AGATONE PAPA 50, presso lo studio dell’avvocato CATERINA MELE,

che li rappresenta e difende unitamente all’avvocato ANDREAS STACUL,

giusta delega in atti;

– ricorrenti –

contro

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, C.F.

(OMISSIS) in persona del suo Presidente e legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29,

presso l’Avvocatura Centrale dell’Istituto, rappresentato e difeso

dagli avvocati LUCIA POLICASTRO, ELISABETTA LANZETTA, giusta delega

in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 915/2010 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 04/04/2011 R.G.N. 57/08.

Fatto

RILEVATO

1. che con la sentenza n. 915 in data 4.4.2011 la Corte di appello di Bologna, per quanto oggi rileva, ha confermato la sentenza di primo grado che aveva respinto, tra gli altri, il capo del ricorso con il quale I.E., B.M. e Z.G., ex docenti transitate alle dipendenze dell’Inps con decorrenza dal settembre 1998 all’esito di procedura di mobilità intercompartimentale volontaria di cui al D.M. Pubblica Istruzione n. 135 del 1998 e dell’O.M. 6 maggio 1998, n. 217 avevano chiesto la conservazione della retribuzione individuale di anzianità (R.I.A) posseduta al momento della mobilità, il cui godimento era stato mantenuto solo “ad personam” e sottoposto a riassorbimento;

2. che avverso detta sentenza O.E., B.M. e Z.G. hanno proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico articolato motivo, illustrato da successiva memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, al quale ha resistito l’Inps con tempestivo controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

3. che con unico articolato motivo di ricorso le ricorrenti denunciano, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 c.c., falsa applicazione di norme di diritto e dell’O.M. n. 217 del 1998, art. 6, comma 2, dell’art. 63 del CCNL 1995-1997 del comparto scuola e dell’art. 32 del CCNL 1994/1997 per il personale dell’INPS e, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omesso esame e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia e violazione e falsa applicazione “di tutti i principi in materia di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali con particolare riferimento all’art. 111 Cost.”;

4. che il motivo di ricorso si conclude con la formulazione di quesititi di diritto in ordine alla riassorbibilità o meno della retribuzione individuale di anzianità (R.I.A), alla corrispondenza o meno di detta indennità all’anzianità di servizio monetizzata, alle conseguenze in termini di azzeramento di detta anzianità in caso di suo riassorbimento;

5. che questa Corte con riferimento a controversie promosse da ex docenti del comparto scuola, transitati alle dipendenze dell’INPS nel settembre 1998 a seguito di procedura di mobilità intercompartimentale – alla stregua del D.M. 19 marzo 1998, n. 135 e dell’O.M. 6 maggio 1998, n. 217 ha affermato la riassorbibilità negli aumenti retributivi successivi del trattamento di miglior favore già goduto presso l’amministrazione di provenienza e attribuito, a titolo di “assegno garanzia stipendio” all’atto del trasferimento all’INPS (Cass. 10022/2011, 2617/2010, 11411/2009, 3191/2009, 3483/2008, 2265/2007, 16185/2006, 8389/2006; Cass. Ord. 9430/2010);

6. che nelle richiamate pronunce è stato osservato che in tema di procedure volontarie di mobilità nel pubblico impiego privatizzato, in difetto di disposizioni speciali, di legge, di regolamento o di atti amministrativi, che espressamente, e specificamente, definiscano un determinato trattamento retributivo come non riassorbibile o, comunque, ne prevedano la continuità indipendentemente dalle dinamiche retributive del nuovo comparto, si applica il principio generale della riassorbibilità degli assegni “ad personam” attribuiti al fine di rispettare il divieto di “reformatio in peius” del trattamento economico acquisito, argomentando dal D.Lgs. n. 29 del 1993, art. 34 come sostituito dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 19 (ora D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 31), secondo le regole dettate dall’art. 2112 c.c., rese applicabili a fattispecie diversa dal trasferimento di azienda e che a tali disposizioni speciali, attributive di trattamenti “di privilegio”, in quanto non riconducibili alle fonti negoziali collettive applicabili presso l’amministrazione di destinazione, si ricollega l’ipotesi contemplata dal D.Lgs. n. 80 del 1998, art. 2, comma 3, (ora D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 2, comma 3), nella parte in cui stabilisce la cessazione di efficacia delle disposizioni di legge, regolamenti o atti amministrativi che attribuiscono incrementi retributivi non previsti da contratti a far data dall’entrata in vigore del relativo rinnovo contrattuale, e il riassorbimento dei trattamenti economici più favorevoli in godimento, con le modalità e nelle misure previste dei contratti collettivi;

7. che il Collegio ritiene di dare continuità ai principi affermati nelle sentenze sopra richiamate condividendone le ragioni esposte, da intendersi qui richiamate ex art. 118 disp. att. c.p.c. atteso che le ricorrenti nel ricorso e nella memoria ex art. 380 bis c.p.c. non apportano argomenti decisivi che impongano la rimeditazione dell’orientamento giurisprudenziale innanzi richiamato;

8. che l’argomentazione (che muove dall’ indimostrato mutamento della prassi interpretativa del datore di lavoro), secondo cui la struttura stipendiale prevista dal contratto della scuola e da quello INPS prevedono entrambe che nel trattamento retributivo fondamentale sia inserita la retribuzione individuale di anzianità, non vale affatto ad escludere il riassorbimento della parte di stipendio denominata RIA nei successivi aumenti contrattuali previsti dalla contrattazione collettiva del comparto proprio dell’Ente di destinazione; la conservazione dell’anzianità di servizio, infatti, non significa niente di più che riconoscimento della continuità giuridica del rapporto e dell’anzianità fin dall’assunzione presso l’amministrazione dì provenienza mentre la continuità giuridica del rapporto implica il mantenimento dell’anzianità, ma con il rilievo che assume nella nuova organizzazione (Cass.2617/2010; Ord. 9430/2010);

9. che il mantenimento dell’anzianità di servizio e del trattamento più favorevole fruito presso l’Ente di provenienza, diversamente da quanto opinano le ricorrenti nella memoria ex art. 380 bis c.p.c., comma 1, non consente di ravvisare alcun contrasto tra il sistema della riassorbilità dell'”assegno ad personam” nei successivi incrementi retributivi e i principi affermati dalla CGUE nella sentenza 6 settembre 2011 Causa C-108/10 nè, tampoco, con i principi affermati da questa Corte nelle sentenze invocate nella memoria, relative a fattispecie ed a questioni diverse da quelle oggetto del presente giudizio (la sentenza n. 19351/2007 concerne la questione relativa alla disdetta di un contratto aziendale senza predeterminazione di durata; la sentenza n. 4839/2001 riguarda la questione dei rapporti tra contrattazione collettiva nazionale e contrattazione integrativa aziendale in ordine ai diritti quesiti; la sentenza n. 2362/2004 ha ad oggetto fattispecie in cui veniva in rilievo I’ incidenza del CCNL su posizioni già consolidate o su diritti acquisiti dei lavoratori;);

10. che sulla scorta delle considerazioni svolte il ricorso, nella parte in cui denuncia vizio di violazione di legge e della contrattazione collettiva, deve essere rigettato perchè la sentenza impugnata è conforme ai principi di diritto affermati da questa Corte nelle sentenze richiamate nei punti 5 e 8 di questa sentenza;

11. che le doglianze che addebitano alla sentenza impugnata vizi motivazionali sono inammissibili non risultando chiarito quale sia il fatto decisivo e controverso che la Corte territoriale avrebbe omesso di considerare e le ragioni per le quali la sentenza, sorretta da motivazione esaustiva, chiara e lineare, si ponga in contrasto con “tutti i principi in materia di motivazione dei provvedimenti giurisdizionali” e con l’art. 111 Cost.;

12. che le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

PQM

 

LA CORTE

Rigetta il ricorso.

Condanna le ricorrenti alla refusione in favore dell’Inps delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.000,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali forfetarie, oltre IVA e CPA.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza Camerale, il 21 aprile 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 luglio 2017

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