Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1903 del 24/01/2022

Cassazione civile sez. trib., 24/01/2022, (ud. 12/02/2021, dep. 24/01/2022), n.1903

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 727-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

LA VILLETTA SNC DI R.C. & C, R.C.,

D.L.R.I.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 129/2013 della COMM.TRIB.REG.LOMBARDIA,

depositata il 14/11/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/02/2021 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE D’AURIA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

A seguito di avviso di accertamento, emesso dalla Agenzia delle Entrate, era individuato un maggiore reddito d’impresa nei confronti della snc La Villetta, da cui scaturiva una maggiore pretesa fiscale ai fini irpes, IVA ed Irap. Tale reddito accertato, per trasparenza era poi imputato pro quota anche ai soci.

Tali atti erano impugnati sia dalla società che dai soci, senza che mai i procedimenti fossero riuntiti e la Suprema Corte cassava le sentenze riguardanti ciascun contribuente essendo stato violato il contraddittorio.

I contribuenti provvedevano a riassumere il giudizio davanti alla commissione provinciale di Milano che, integro il contraddittorio, accoglieva il ricorso originario della società e dei soci.

L’appello proposto dall’agenzia delle Entrate, era dichiarato inammissibile dalla Ctr di Milano non essendo stato rispettato il termine lungo di sei mesi dal deposito della sentenza impugnata. Propone ricorso in cassazione l’Agenzia delle Entrate affidandosi a due motivi così sintetizzabili:

Violazione e falsa applicazione D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 49, art. 327 c.p.c., L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 7 e L. n. 69 del 2009, art. 58 e art. 2697 c.c., in combinato disposto in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4.

Nullità della sentenza impugnata per inosservanza delle norme in combinato disposto di cui al punto a della rubrica.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il ricorso l’agenzia delle Entrate si duole, con due distinti motivi, che la CTR abbia erroneamente ritenuto applicabile nel caso concreto il termine lungo di sei mesi ai fini dell’impugnazione, non considerando che nel caso il procedimento era stato instaurato ben prima del 4 luglio 2019 quando era in vigore il termine lungo di un anno, dovendo considerarsi non la data della riassunzione ma l’originale ricorso introduttivo.

Il ricorso è infondato.

Il presente giudizio consegue alla sentenza dalla cassazione con rinvio operata da questa Corte di legittimità con le ordinanze indicate dallo stesso ricorrente, per mancata integrazione del contraddittorio, rilevando la nullità assoluta dei (separati) giudizi di primo grado in cui non era stata rispettata la regola del litisconsorzio necessario tra soci e società di persone (Cass. civ. sez. un., n. 10145/2012).

Proprio perché la violazione della norma sul litisconsorzio necessario determina la nullità dell’intero procedimento, ne consegue il rinvio della causa al giudice di prime cure a norma dell’art. 383 c.p.c. comma III (Cass. s.u. 1052/2007; Cass. 16910/2011).

In sintesi il ricorrente non ha considerato la distinzione tra il rinvio prosecutorio o proprio (art. 383 c.p.c., comma 1) e rinvio restitutorio di cui all’art. 383 c.p.c., comma 3. Nel primo caso il giudice di rinvio è chiamato a completare il giudizio di cassazione ai fini della decisione sul merito della domanda, in applicazione del principio di diritto enunciato. Tale fase, pur dotata di autonomia, non dà vita ad un nuovo ed ulteriore procedimento, ma rappresenta una fase ulteriore di quello originario da ritenersi unico ed unitario (Cass. 11844/2016 cit.).

Per questa ragione il giudizio di rinvio prosecutorio è insensibile alle modifiche processuali medio tempore intervenute (salvo l’eventuale specifico regime transitorio), atteso che, nonostante la sentenza di primo grado abbia perso efficacia, il giudizio di rinvio non è la rinnovazione del primo grado di giudizio, e il procedimento è già stato introdotto secondo le regole processuali in quel momento vigenti. Nel caso del rinvio restitutorio, invece, e segnatamente nel caso in esame, non è cassata solo la sentenza d’appello, ma è dichiarata la nullità dell’intero procedimento e di conseguenza il nuovo giudice si trova ad istruire un giudizio nuovo, data l’assenza di un precedente giudizio. Poiché è necessario ricominciare il processo a partire dal momento in cui si è verificata la nullità che non era stata rilevata, con la conseguenza che, retrocesso il processo in primo grado, e diversamente da quanto accade nell’ipotesi di rinvio prosecutorio o proprio, a tale giudizio si applicano le modifiche processuali sopravvenute (Cass. 9991/2017). In tal modo il collegio intende dare continuità al principio già espresso da questa Corte (Ordinanza n. 22407 del 15/10/2020). Del resto l’applicazione del principio tempus regit processum presuppone l’esistenza di atti processuali validi, compiuti nel previgente regime processuale; invece se, come nel caso di specie, è stato dichiarato nullo l’intero giudizio di merito per un vizio originario insanabile, quale la mancata integrazione del contraddittorio, venendo a mancare l’atto originario cade anche il collegamento con il precedente regime processuale e il nuovo processo che si instaura a seguito di rinvio restitutorio ex art. 383 c.p.c., comma 3 è sottoposto alle regole vigenti al momento in cui, con la riassunzione, si rinnova l’atto introduttivo nullo.

Pertanto, il termine lungo per impugnare la sentenza di primo grado, emessa a seguito del nuovo giudizio che è stato (come pacifico) introdotto dopo il 4 luglio 2009, è quello del rinnovato art. 327 c.p.c. a seguito delle modifiche apportate dalla L. n. 69 del 2009 e cioè il termine di sei mesi. Il giudice d’appello, anche in assenza di costituzione della controparte poteva rilevare d’ufficio la inammissibilità dell’appello per intempestività atteso che la questione della tardività dell’appello, principale o incidentale, non costituisce materia disponibile dalle parti, ma è suscettibile di essere rilevata d’ufficio dal giudice in ogni stato e grado, anche in considerazione degli effetti preclusivi che conseguono ex lege dal riscontro di una causa di inammissibilità della impugnazione (Cass. n. 6829/2015).

(Ndr: testo originale non comprensibile).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla sulle spese.

Così deciso in Roma, il 12 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 gennaio 2022

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