Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19025 del 17/07/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 19025 Anno 2018
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: DE MARINIS NICOLA

ORDINANZA
sul ricorso 1767-2017 proposto da:
(;IUSITPINA, elettivamente domiciliata in R( )M\,
PIAZZA CAVOUR, presso la CORTI DI CASSAZIONI,
rappresentata e difesa dall’avvocato FRAN(:1,SCO GAROFALO;

– ricorrente contro
INPS – ISTITUTO NAZ1ONAI,E DELL\ PREVIDI ‘,NZ.\
SOCI AI i 80078750587, in persona del Direttore pro tempore,
Attivamente domiciliato in ROMA \T\ CESARE BECCARLA 29,
presso la sede dell’AVVOC. \TURA dell’Istituto medesimo,
rappresentato e difeso dagli avvocati CI i \ PU1,I,I,
1,\IANUITA CAPANNOLO, MAUR() RICCI;

– controricorrente –

Leg.2-3

Data pubblicazione: 17/07/2018

avverso la sentenza n. 762/2016 della CORTI’, D’APPELLO di
CATANZARO, depositata il 21/06/2016;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 09/05/2018 dal Consigliere Dott. NICOLA DF.
\RINIS.

che con sentenza del 21 giugno 2016, la Corte d’Appello di
Catanzaro confermava la decisione resa da Tribunale di
Crotone e rigettava la domanda proposta da Giuseppina
Spinelli nei confronti dell’INPS avente ad oggetto il
riconoscimento dell’assegno ordinario di invalidità, ex lege n.
222/1984 e dei ratei relativi dalla data della intervenuta
revoca o da altra ritenuta di giustizia;
che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver
questa ritenuto non sussistere, stante l’esito dell’espletata
CTU, una riduzione della capacità lavorativa specifica (la
Spinelli svolgeva attività di bracciante) superiore a due terzi,
evidenziando i documenti prodotti e l’esame obiettivo svolto
un’ottima rispondenza della patologia al protocollo
terapeutico applicato tale da giustificare la disposta revoca;
che per la cassazione di tale decisione ricorre la Spinelli,
affidando l’impugnazione a tre motivi, cui resiste, con
controricorso, l’INPS;
che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è
stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di
fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non
partecipata;
CONSIDERATO
che, con il primo motivo, la ricorrente, nel denunciare la
violazione e falsa applicazione della legge n. 222/1984,

Ric. 2017 n. 01767 sez. ML – ud. 09-05-2018
-2-

RILEVATO

del D.Igs. n. 509/1988 e del D.M. Ministro della Sanità del
5.2.1992, lamenta essersi la Corte Territoriale
pronunciata avendo riguardo esclusivamente alla CTU,
ritenuta lacunosa, per aver omesso la valutazione della
patologia più grave e considerato superficialmente le

che, con il secondo motivo, denunciando il vizio di omesso
esame di un fatto decisivo per il giudizio, la ricorrente
lamenta non essere stati correttamente valutati, in sede
di CTU, i rilievi critici sollevati dalla ricorrente;
che, nel terzo motivo, le medesime censure sollevate nei
precedenti motivi relativamente alla CTU sono
prospettate sotto il profilo del carattere apparente della
motivazione;
che tutti i motivi, i quali sostanzialmente mirano a
censurare il recepimento acritico, da parte della Corte
territoriale, dell’esito della CTU, così da giustificare qui la
loro trattazione unitaria, devono ritenersi inammissibili,
risolvendosi le censure ivi sollevate nella mera
confutazione del giudizio tecnico espresso dal consulente
e così nell’espressione di un puro dissenso diagnostico;
che, pertanto, condividendosi la proposta del relatore, il
ricorso va dichiarato inammissibile;
che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate
come da dispositivo;
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna
parte ricorrente al pagamento delle spese del presente
giudizio di legittimità che liquida in euro 200,00 per
esborsi ed euro 2000,00 per compensi oltre spese
generali al 15% ed altri accessori di legge.
Ric. 2017 n. 01767 sez. ML – ud. 09-05-2018
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ulteriori patologie accertate;

Ai sensi dell’art. 13, co. 1 quater del d.P.R. n. 115 del
2002, dà atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo
a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il
ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

maggio 2018

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 9

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