Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19011 del 17/07/2018


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Civile Sent. Sez. L Num. 19011 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: GARRI FABRIZIA

SENTENZA

sul ricorso 16348-2013 proposto da:
FARRUGGIA SALVATORE FRRSVT83M13E5731, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA CASSIODORO 6, presso lo
studio dell’avvocato PIERBIAGIO TAVANIELLO,
rappresentato

e

difeso

dall’avvocato

SALVATORE

VIRGONE, giusta procura in atti;
– ricorrente –

2018
697

contro

DEDALO AMBIENTE AG3 S.P.A., ora in liquidazione, in
persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliata in ROMA, VIA COSSERIA 5,

Data pubblicazione: 17/07/2018

presso lo studio degli avvocati Pietro Pozzaglia e
Gabriele Franza (STUDIO LEGALE FRANZA e POZZAGLIA),
rappresentata e difesa dall’avvocato ALONGI
CAMMALLERI ANTONIETTA, giusta procura in atti;
– controricorrente

D’APPELLO di PALERMO, depositata il 06/03/201k r.g.
n. 3632/2013;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 15/02/2018 dal Consigliere Dott. FABRIZIA
GARRI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. RITA SANLORENZO, che ha concluso per
il rigetto del ricorso;
uditi gli avvocati Salvatore Virgone e Calogero
Massimo Cammalleri per delega dell’avvocato
Antonietta Alongi.

avverso la sentenza n. 2209/2012 della CORTE

r.g. n. 16348/2013

FATTI DI CAUSA
1. La Corte di appello di Palermo, decidendo sul ricorso principale della Dedalo
Ambiente Ag3 s.p.a. e su quello incidentale di Salvatore Farrugia, in riforma della
sentenza del Tribunale di Agrigento, ha rigettato la domanda di Salvatore Farrugia che
aveva chiesto che si accertasse e dichiarasse l’esistenza di un rapporto di lavoro
subordinato a tempo indeterminato con la Dedalo Ambiente Ag. 3 s.p.a. con

rapporto di lavoro tra le parti non si era protratto oltre la data di scadenza del
contratto di inserimento ed ha ritenuto accertato che era proprio quello l’as’setto
contrattuale cui le parti erano addivenute in esito alla risposta del Farrugia
all’inserzione lavorativa da parte della società.
2. Per la cassazione della sentenza propone ricorso Salvatore Farrugia affidato a
quattro motivi ai quali resiste con controricorso la Dedalo Ambiente Ag. 3 s.p.a..
RAGIONI DELLA DECISIONE
3. Con il primo motivo di ricorso è denunciata l’omessa insufficiente e contraddittoria
motivazione della sentenza circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in
relazione all’art. 360 primo comma n. 5 cod. proc. civ.. Sostiene il ricorrente che il
giudice di appello avrebbe omesso di esaminare e motivare sul fatto che il ricorrente
dall’aprile 2006 al dicembre 2007 aveva usufruito del parcheggio per la sua
autovettura ed era stato visto al lavoro negli uffici della società. Tanto era risultato
dalle dichiarazioni dei testi escussi non presi in considerazione dalla Corte di merito.
4. Con il secondo motivo di ricorso, sempre in violazione dell’art. 360 primo comma n.
5 cod. proc. civ., il ricorrente si duole del fatto che la Corte avrebbe trascurato di
considerare che i testi escussi avevano confermato che, successivamente alla
scadenza del contratto, il ricorrente aveva proseguito la sua attività sotto la direzione
del datore di lavoro, ed in particolare in esecuzione di direttive da parte dell’architetto
Lucchesi direttore generale della società e comunque restando a disposizione ogni
qualvolta fosse necessaria la sua prestazione ed in maniera continuativa.
5. Con il terzo motivo di ricorso evidenzia che la sentenza sarebbe incorsa ancora una
volta nella violazione dell’art. 360 primo comma n. 5 cod. proc. civ. avendo ritenuto
irrilevante ai fini della prova della prosecuzione della prestazione la circostanza che
alcune ricevute di consegne successive alla data di scadenza del contratto (il
3

inquadramento nel 5° livello del c.c.n.l.. Il giudice di secondo grado ha ritenuto che il

r.g. n. 16348/2013

23.10.2007) recavano la sottoscrizione del ricorrente. Inoltre non si sarebbe dato
rilievo al fatto che sia prima che dopo l’Ecofesta (tenutasi dal 13 al 19 dicembre 2007)
il Farrugia era stato visto consegnare materiale vario (pubblicitario e panettoni) ed
era stato presente nei locali della società. Inoltre la Corte di appello non avrebbe
spiegato perché avrebbe disatteso le osservazioni formulate dal ricorrente circa
l’attendibilità del teste Lucchesi.

dell’istruttoria svolta, sono inammissibili.
6.1. Va premesso che l’art. 360, primo comma, n. 5, cod. proc. civ., riformulato
dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 134,
introduce nell’ordinamento un vizio specifico denunciabile per cassazione, relativo
all’omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal
testo della sentenza o dagli atti processuali, che abbia costituito oggetto di discussione
tra le parti e abbia carattere decisivo (vale a dire che, se esaminato, avrebbe
determinato un esito diverso della controversia). La riformulazione dell’art. 360, primo

comma, n. 5, cod. proc. civ., deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici
dettati dall’art. 12 delle preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del
sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo
l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente
rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti
dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze
processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto
l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile
tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente
incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della
motivazione (cfr. per tutte Cass. s.u. 07/04/2014 n. 8053).
6.2. Orbene le censure formulate nei motivi sopra riportati, lungi dal denunciare un
fatto principale o secondario avente le caratteristiche di decisività illustrate il cui
esame sia stato trascurato dalla Corte di merito, propone sotto molteplici aspetti una
rilettura delle risultanze istruttorie che, a maggior ragione nella vigenza del testo
novellato dell’art. 360 primo comma n. 5 cod. proc. civ., non è consentita al giudice di
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6. Le censure, che investono tutte la ricostruzione operata dalla Corte di appello

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legittimità. La Corte di merito ha peraltro esaminato le circostanze decisive elencate
nelle censure (il parcheggio dell’auto, la presenza negli uffici, le consegne effettuate,
la sottoscrizione delle ricevute) ed ha ricostruito il materiale probatorio acquisito nel
corso dell’istruttoria testimoniale secondo un percorso che dà conto in maniera
esauriente delle dichiarazioni rese dai testi escussi nel corso del giudizio. Neppure
nella vigenza dell’art. 360 primo comma n. 5 cod. proc. civ. nel testo antecedente le
modifiche apportate dall’art. 54 del d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. in legge 7 agosto

ricorso per cassazione conferiva al giudice di legittimità il potere di riesaminare il
merito della intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio. A questa Corte era
consentito solo il controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza
logico – formale, delle argomentazioni svolte dal giudice del merito. A questi spettava
in via esclusiva, infatti, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di
assumere e valutare le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di
scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente
idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando così liberamente
prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente
previsti dalla legge. A maggior ragione tale indagine è preclusa oggi.
7. Con il quarto motivo di ricorso è denunciata infine una illogicità, insufficienza ed
incoerenza della motivazione della sentenza che concreterebbe, secondo il ricorrente,
una mancata applicazione dell’art 132 cod. proc. civ. e dell’art. 118 disp. att.
cod.proc.civ..
8. La censura è infondata. Ai sensi degli artt. 132, comma 2, n. 4, cod.proc.civ. e 118
disp. att. cod.proc.civ. (come novellati entrambi dalla legge n. 69 del 2009) si ha
nullità della sentenza ove nella motivazione manchi l’ esposizione dei fatti rilevanti
della causa, ovvero ancora una volta manchi o sia estremamente

concisa

l’esposizione delle ragioni giuridiche della decisione sicché ne sia impossibile
l’individuazione del “thema decidendum” e delle ragioni poste a fondamento del
dispositivo (cfr. tra le tante Cass. 18/04/2017 n. 9745 e 22/06/2015 n. 12864). Non è
evidentemente questo il caso della sentenza in esame che ricostruisce la fattispecie
ed espone le ragioni per le quali ritiene di non poter accogliere le domande avanzate
dal lavoratore.

5

2012, n. 134, la deduzione di un vizio di motivazione della sentenza impugnata con

r.g. n. 16348/2013

9. In conclusione il ricorso deve essere rigettato. Le spese del giudizio seguono la
soccombenza e sono liquidate in dispositivo. Ai sensi dell’art. 13 comma

1 quater del

d.P.R. n. 115 del 2002 va dato atto della sussistenza dei presupposti per il
versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo
unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dell’art.13 comma 1 bis del citato
d.P.R..

La Corte, rigetta il ricorso.
Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che si
liquidano in C 4.000,00 per compensi professionali, C 200,00 per esborsi, 15% per
spese forfetarie oltre agli accessori dovuti per legge.
Ai sensi dell’art. 13 comma

1 quater del d.P.R. n. 115 del 2002 dà atto della

sussistenza dei presupposti per il versamento da parte delle ricorrente dell’ulteriore
importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma
dell’art.13 comma 1 bis del citato d.P.R..
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 15 febbraio 2018

Il Consigliere estensore
Fabrizia Garri

P.Q.M.

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