Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19011 del 06/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 06/07/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 06/07/2021), n.19011

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – rel. Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina A.P. – Consigliere –

Dott. CIRESE Marina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14951-2014 proposto da:

EQUITALIA SUD SPA, elettivamente domiciliata in ROMA, Piazza Cavour

presso la cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e

difesa dall’avvocato PASQUALE PICCOLO;

– ricorrente –

contro

M.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 468/2013 della COMM. TRIB. REG. CAMPANIA,

depositata il 17/12/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

18/05/2021 dal Consigliere Dott. GIACOMO MARIA STALLA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

p. 1. Equitalia Sud spa propone due motivi di ricorso per la cassazione della sentenza n. 468/48/13 del 17.12.2013 con la quale la commissione tributaria regionale della Campania, a conferma della prima decisione, ha ritenuto illegittima l’iscrizione ipotecaria eseguita sui beni del contribuente M.M. per debiti di natura tributaria (Irpef, Iva ed Irap).

La commissione tributaria regionale, decidendo nella contumacia del M., ha in particolare rilevato che:

– a fronte della contestazione mossa dal contribuente nel ricorso originario, Equitalia non aveva fornito la prova della regolare notificazione delle cartelle prodromiche, nè la relativa documentazione poteva essere prodotta per la prima volta in grado di appello;

– l’ipoteca era inoltre illegittima perchè iscritta il 20 marzo 2009 su un immobile che il M. aveva incluso in un fondo patrimoniale costituito il 28 ottobre 2006 e regolarmente trascritto, con conseguente impossibilità di procedere ad esecuzione forzata per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni familiari ex art. 170 c.c..

Nessuna attività difensiva è stata posta in essere in questa sede dal contribuente intimato.

p. 2.1 Con il primo motivo di ricorso si lamenta – ex art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3) e 5) – violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, comma 2, nonchè omesso esame di documentazione decisiva. La commissione tributaria regionale non aveva infatti esaminato gli estratti di ruolo e la documentazione attestante la regolare notificazione al M. delle cartelle prodromiche, erroneamente ritenendo che si trattasse di risultanze prodotte per la prima volta in appello, mentre esse erano già state versate in atti da Equitalia nel primo grado di giudizio. In ogni caso, la norma violata consentiva alla parte di effettuare nuove produzioni in appello.

Con il secondo motivo di ricorso si lamenta violazione e falsa applicazione dell’art. 170 c.c. nonchè omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo. Ciò perchè la commissione tributaria regionale, nel rilevare l’inclusione dell’immobile ipotecato nel fondo patrimoniale, non aveva poi considerato che era onere del debitore fornire la prova della estraneità dei debiti contratti ai bisogni familiari, oltre che della conoscenza di tale estraneità in capo al creditore. Nel caso di specie il M. non aveva fornito alcuna prova di questo tipo e la natura dei crediti iscritti (imposte sui redditi ed iva) denotava anzi il contrario, e cioè la loro riferibilità a compensi per attività lavorativa funzionali al mantenimento ed ai bisogni familiari.

Inoltre, l’iscrizione ipotecaria in questione doveva ritenersi valida ed efficace, D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 77, anche se non preceduta dalla notificazione dell’intimazione ad adempiere di cui al D.P.R. cit., art. 50, comma 2, non trattandosi di atto espropriativo, ma soltanto cautelare e di garanzia.

p. 2.2 Il ricorso non può trovare accoglimento, posto che il decisum della commissione tributaria regionale, anche se all’esito di un diverso ragionamento giuridico di cui deve darsi qui conto, è corretto e va quindi confermato.

Nella presente controversia assume infatti ruolo centrale la contestazione mossa ab origine dal M. (tra le altre) secondo cui l’iscrizione ipotecaria in questione era comunque illegittima perchè non preceduta da alcuna comunicazione, nè avviso D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 50, comma 2 (così la sentenza impugnata e lo stesso ricorso per cassazione di Equitalia Sud: pag. 2).

La ricorrente prende anzi specificamente posizione su questo aspetto (ric.pag.6) riconoscendo, da un lato, che in effetti l’iscrizione ipotecaria in questione non era stata preceduta da alcuna intimazione ed argomentando, dall’altro, che nessun avviso prodromico era comunque necessario D.P.R. cit., ex artt. 50 e 77 “poichè l’iscrizione ipotecaria non può essere considerata quale mezzo preordinato all’espropriazione forzata”.

Orbene, la soluzione così offerta dalla ricorrente si pone in contrasto con l’indirizzo di legittimità (v. Cass. n. 4587/17, 23875/15, 5577/19 ed altre) secondo cui, se è vero che la tesi della inapplicabilità dell’art. 50 cit. all’iscrizione ipotecaria è conforme al principio affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 19667 del 2014: “L’iscrizione ipotecaria prevista dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 77, non costituisce atto dell’espropriazione forzata, ma va riferita ad una procedura alternativa all’esecuzione forzata vera e propria, sicchè può essere effettuata anche senza la necessità di procedere alla notifica dell’intimazione di cui al D.P.R. n. 602 cit., art. 50, comma 2, la quale è prescritta per l’ipotesi in cui l’espropriazione forzata non sia iniziata entro un anno dalla notifica della cartella di pagamento”, altrettanto vero è che con quest’ultima sentenza le Sezioni Unite hanno anche avuto modo di osservare che: “in tema di riscossione coattiva delle imposte, l’Amministrazione finanziaria prima di iscrivere l’ipoteca su beni immobili ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 77 (nella formulazione vigente ratione temporis), deve comunicare al contribuente che procederà alla suddetta iscrizione, concedendo al medesimo un termine – che può essere determinato, in coerenza con analoghe previsioni normative (da ultimo, quello previsto del medesimo D.P.R., art. 77, comma 2 bis, come introdotto dal D.L. 14 maggio 2011, n. 70, conv. con modif. dalla L. 12 luglio 2011, n. 106), in trenta giorni – per presentare osservazioni od effettuare il pagamento, dovendosi ritenere che l’omessa attivazione di tale contraddittorio endoprocedimentale comporti la nullità dell’iscrizione ipotecaria per violazione del diritto alla partecipazione al procedimento, garantito anche dagli artt. 41, 47 e 48 Carta dei diritti fondamentali della Unione Europea, fermo restando che, attesa la natura reale dell’ipoteca l’iscrizione mantiene la sua efficacia fino alla sua declaratoria giudiziale d’illegittimità”.

Nel caso di specie, il motivo di opposizione del contribuente aveva sì ad oggetto la violazione dell’art. 50 cit., ma nella più ampia e sostanziale prospettiva della violazione del contraddittorio endoprocedimentale; veniva infatti dedotto che l’Ufficio avrebbe comunque dovuto comunicare al contribuente che avrebbe proceduto ad iscrivere ipoteca, e ciò appunto nel dovuto rispetto del principio del contraddittorio.

Questa istanza, sebbene riferita ad un’iscrizione antecedente all’introduzione, nell’art. 77 cit., del comma 2 bis (D.L. n. 70 del 2011 conv. L. n. 106 del 2011), doveva dunque essere accolta a tutela del contraddittorio preventivo, ed indipendentemente dalla natura non direttamente espropriativa dell’atto.

Il vizio di legittimità così rilevabile, e dedotto in giudizio nella sua massima portata ed effettività, era tale da inficiare in radice l’iscrizione ipotecaria, indipendentemente dalla fondatezza delle ulteriori doglianze, da esso assorbite.

Ne segue il rigetto del ricorso.

Nulla si provvede sulle spese, stante la mancata partecipazione al giudizio del contribuente intimato.

PQM

La Corte:

– rigetta il ricorso;

– v.to il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012;

– dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, a carico della parte ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della quinta sezione civile, tenutasi con modalità da remoto, il 18 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2021

 

 

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