Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19009 del 17/07/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 19009 Anno 2018
Presidente: NOBILE VITTORIO
Relatore: NEGRI DELLA TORRE PAOLO

ORDINANZA

sul ricorso 28386-2013 proposto da:
COSIMI BARBARA C.F. CSMBBR7OL51H501B, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA CARLO POMA 4, presso lo
studio dell’avvocato CARLO DE MARCHIS, che la
rappresenta e difende unitamente all’avvocato FILIPPO
AIELLO, giusta delega in atti;
– ricorrente contro
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POSTE ITALIANE S.P.A. C.F. 97103880585, in persona
del legale rappresentante pro tempore, elettivamente
domiciliata in ROMA, VIA LUIGI GIUSEPPE FARAVELLI 22,
presso lo studio dell’avvocato ARTURO MARESCA, che la
rappresenta e difende, giusta delega in atti;

Data pubblicazione: 17/07/2018

- controricorrente

avverso la sentenza n. 9412/2012 della CORTE
D’APPELLO di ROMA, depositata il 03/12/2012 R.G.N.

10209/2008.

R.G. 28386/2013

Premesso
che con sentenza n. 9412/2012, depositata il 3 dicembre 2012, la Corte di appello di
Roma ha dichiarato la nullità ex art. 414 n. 3 cod. proc. civ. del ricorso proposto da
Barbara Cosimi e altri lavoratori nei confronti di Poste Italiane S.p.A., volto – previo
accertamento dell’intervenuta violazione della I. n. 1369/1960 – alla dichiarazione

delle mansioni di centralinista, osservando a sostegno della propria decisione come gli
attori non avessero indicato, nell’atto introduttivo, né quale fosse il CCNL applicabile al
rapporto, né quale dovesse ritenersi il livello di inquadramento loro spettante in relazione
all’attività svolta: ciò che, indipendentemente dalla natura della pronuncia (costitutiva o
di accertamento) oggetto di domanda, era ragione di indeterminatezza del petitum, non
potendo la sentenza, che sì chiedeva al giudice di emanare, avere alcuna possibilità di
concreta attuazione, in difetto di elementi essenziali del contratto di lavoro;
– che avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Cosimi con tre motivi,
cui ha resistito Poste Italiane S.p.A. con controricorso, assistito da memoria;

rilevato
che con il primo motivo, deducendo error in procedendo ai sensi dell’art. 360 n. 4 cod.
proc. civ. e violazione e/o falsa applicazione degli artt. 156, 157, 414 cod. proc. civ.,
2094 cod. civ. e 1 I. n. 1369/1960, la ricorrente censura la sentenza impugnata per avere
la Corte erroneamente attribuito rilevanza a circostanze e/o deduzioni del tutto estranee
ai fini della determinazione del petitum e della causa petendi del ricorso, non richiedendo
né la domanda di accertamento della natura subordinata del rapporto, né la domanda di
reintegra nel posto di lavoro, l’allegazione, tra i fatti costitutivi, di un inquadramento
contrattuale determinato (neppure previsto tra i requisiti di cui all’art. 2094 cod. civ.) o di
uno specifico contratto collettivo, ma l’allegazione del modo di essere della prestazione,

dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato con detta società per io svolgimento

nonché dell’assoggettamento al potere direttivo e disciplinare, quanto alla prima, e la
descrizione delle mansioni concretamente affidate e svolte, quanto alla seconda, e cioè
circostanze di fatto che erano state puntualmente dedotte tanto nel ricorso introduttivo
come nel ricorso in appello;
– che con il secondo motivo la ricorrente, denunciando error in procedendo e violazione
e/o falsa applicazione dell’art. 111 Cost. e di varie norme del Codice di procedura civile
(artt. 156, 157, 164, 414 e 420), censura la sentenza impugnata per avere la Corte
trascurato di rilevare la tardività della costituzione di Poste Italiane S.p.A. e la mancata
deduzione, da parte della resistente, della nullità dell’atto introduttivo o della violazione

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eLí,

del proprio diritto di difesa e comunque per avere la Corte di appello omesso di disporre
un’integrazione della domanda anziché definire il giudizio con una sentenza in rito;
– che con il terzo motivo, deducendo l’omesso esame di un fatto decisivo e la violazione
e/o falsa applicazione dell’art. 111 Cost. e dell’art. 1 I. n. 1369/1960, la ricorrente si
duole che la Corte, definendo il giudizio con una sentenza in rito, abbia mancato di
esaminare la fondatezza delle domande proposte e di compiere la necessaria istruttoria;

osservato
che deve essere anzitutto disatteso il rilievo di inammissibilità del ricorso, formulato da
Poste Italiane nella considerazione che l’esame e l’interpretazione dell’atto introduttivo
del giudizio, al fine di vagliarne la validità ex art. 414 cod. proc. civ., rappresenterebbe
una valutazione di fatto riservata al giudice di merito e, come tale, sarebbe censurabile in
cassazione soltanto per difetto di motivazione;
– che, infatti, come precisato da Sez. U n. 8077/2012, quando col ricorso per cassazione
venga denunciato un vizio che comporti la nullità del procedimento o della sentenza
impugnata, sostanziandosi nel compimento di un’attività deviante rispetto ad un modello
legale rigorosamente prescritto dal legislatore, ed in particolare un vizio afferente alla
nullità dell’atto introduttivo del giudizio per indeterminatezza dell’oggetto della domanda
o delle ragioni poste a suo fondamento, il giudice di legittimità non deve limitare la
propria cognizione all’esame della sufficienza e logicità della motivazione con cui il giudice
di merito ha vagliato la questione, ma è investito del potere di esaminare direttamente
gli atti ed i documenti sui quali il ricorso si fonda, purché la censura sia stata proposta dal
ricorrente in conformità alle regole fissate al riguardo dal codice di rito (ed oggi quindi, in
particolare, in conformità alle prescrizioni dettate dagli artt. 366, primo comma, n. 6, e
369, secondo comma, n. 4, cod. proc. civ.);
– che, ciò premesso, risulta fondato e deve essere accolto il primo motivo di ricorso;
– che, secondo consolidato orientamento di questa Corte, nel rito del lavoro la nullità del
ricorso introduttivo del giudizio di primo grado per mancata determinazione dell’oggetto
della domanda o per mancata esposizione delle ragioni, di fatto e di diritto, sulle quali
essa si fonda, ricorre allorché non sia assolutamente possibile l’individuazione dell’uno o
dell’altro elemento attraverso l’esame complessivo dell’atto, perché in tal caso il
convenuto non è messo in grado di predisporre le necessarie difese e il giudice non è
posto in condizione di conoscere l’esatto oggetto del giudizio ai fini dell’esercizio dei suoi
poteri di indagine e di decisione (cfr., fra le molte, Cass. n. 5794/2004);
– che, nella specie, la ricorrente ha dettagliatamente descritto nell’atto introduttivo (cfr.
soprattutto premesse “in fatto”, paragrafi 1-10), e poi riprodotto nel ricorso in appello,
entrambi riportati per esteso ai fini del rispetto del principio di autosufficienza, la natura
dell’attività svolta, le mansioni concretamente esercitate, le circostanze in cui ha reso le

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.

proprie prestazioni di lavoro, anche con riferimento ai rapporti tra la società da cui era
– stata assunta e Poste Italiane S.p.A.;
– che, d’altra parte, è stato affermato che non ricorre la nullità del ricorso introduttivo ex
art. 414 cod. proc. civ., in caso di omessa indicazione del contratto collettivo applicabile,
in quanto rientra nel potere-dovere del giudice acquisirlo d’ufficio ex art. 421 cod. proc.
civ., non comportando tale acquisizione una supplenza ad una carenza probatoria su fatti
costitutivi della domanda, ma piuttosto il superamento di una incertezza su un fatto

ritenuto
conclusivamente che – in accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri – la
impugnata sentenza n. 9412/2012 della Corte di appello di Roma deve essere cassata e
la causa rinviata, anche per le spese del presente giudizio, alla stessa Corte in diversa
composizione, la quale procederà a nuovo esame del ricorso introduttivo, alla luce dei
principi di diritto sopra richiamati

p.q.m.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri; cassa la sentenza
impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla Corte di
appello di Roma in diversa composizione.

Così deciso in Roma nell’adunanza camerale del 25 gennaio 2018.

indispensabile ai fini del decidere: Cass. n. 6610/2017 (ord.);

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