Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 19001 del 02/09/2010

Cassazione civile sez. lav., 02/09/2010, (ud. 15/06/2010, dep. 02/09/2010), n.19001

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FOGLIA Raffaele – rel. Presidente –

Dott. IANNIELLO Antonio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 35104/2006 proposto da:

L.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PRATI

FISCALI 284, presso lo studio dell’avvocato MARGIOTTA Gaetano, che lo

rappresenta e difende, giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

CASA CURA VILLA PINI D’ABRUZZO S.R.L., in persona del legale

rappresentante pro tempore, già elettivamente domiciliata in ROMA,

VIALE MAZZINI 6, presso lo studio dell’avvocato CIPRIETTI Sabatino,

che la rappresenta e difende, giusta mandato a margine del

controricorso e da ultimo d’ufficio domiciliata presso LA CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 597/2006 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 22/08/2006 R.G.N. 707/04;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

15/06/2010 dal Consigliere Dott. RAFFAELE FOGLIA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

In accoglimento del ricorso promosso da L.G., il Tribunale di Chieti, con sentenza del 14 gennaio 2004, dichiarava l’illegittimità del licenziamento intimato dalla Casa di cura “Villa Pini d’Abruzzo s.r.l., al L.G. come sanzione disciplinare per aver posto in essere “ripetute molestie sessuali nei luoghi di lavoro (clinica) in danno di alcune pazienti” e condannava la società a reintegrare il ricorrente nel posto di lavoro ed a corrispondere al medesimo, a titolo di risarcimento del danno, due annualità dell’ultima retribuzione di fatto; condannava altresì la medesima società al versamento, in favore del L. dei contributi previdenziali e assistenziali relativi al periodo intercorrente tra la data del licenziamento e quella della reintegrazione, nonchè alla refusione, in favore del ricorrente della metà delle spese processuali.

In esito ad appello promosso dalla Casa di cura convenuta, nonchè ad appello incidentale (in ordine all’entità del danno risarcibile), la Corte di appello di L’Aquila accoglieva l’appello principale con sentenza del 22 agosto 2006, rigettando la domanda dell’appellato e condannando quest’ultimo a restituire quanto eventualmente percepito a qualsiasi titolo in forza della sentenza riformata. Per l’effetto, la Corte territoriale rigettava le domande dell’appellato, dichiarando assorbito l’appello incidentale, e compensando le spese dei due gradi.

Avverso tale ultima sentenza L.G. ha proposto ricorso per cassazione affidato a due motivi (entrambi fondati su una ricostruzione storica delle deposizioni raccolte), cui ha replicato, con controricorso, la Casa di cura convenuta.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Col primo motivo, il ricorrente deduce la nullità della sentenza per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione perchè fondate su affermazioni contrastanti o comunque inidonea ad evidenziare la rado decidenti circa un punto decisivo della controversia quale quello dell’accertamento del fatto prospettato dalle parti. In particolare si censura l’acquisizione, da parte del giudice di merito, di testimonianze de relato, di per sè prive di ogni valore probatorio perchè non percepite direttamente dal giudice, e richiedenti – per essere assunte qual) elementi probatori decisivi – di adeguati riscontri.

Col secondo motivo si censura la nullità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., che regola la distribuzione dell’onere probatorio tra le parti e che costituisce principio informatore del sistema delle garanzie giurisdizionali in contrasto con gli artt. 3 e 24 Cost..

Il controricorso della Casa di cura mira alla conferma della sentenza di appello, articolandosi in quattro motivi:

1) l’inammissibilità dell’avverso ricorso per difetto di notifica, in quanto il ricorso risulta notificato in luogo diverso dal domicilio eletto ai sensi del R.D. n. 37 del 1934, art. 82, comma 2.

Il ricorso è stato notificato il 12.12.2006 presso lo studio del procuratore della società controricorrente non a mani proprie del medesimo.

2) l’inammissibilità del ricorso sia per inottemperanza all’art. 366 bis c.p.c. (quesito di diritto incongruo), sia perchè volto ad ottenere un riesame nel merito di tutta l’istruttoria;

3) l’infondatezza per illogica, contraddittoria o insufficiente motivazione;

4) l’infondatezza per carenza di ogni argomentazione a sostegno dell’asserita violazione dell’art. 2697 c.c..

Merita un esame prioritario l’eccezione di nullità della notifica sollevata dalla parte resistente.

La sentenza della Corte di appello è stata notificata al L. dalla ricorrente Casa di cura il 13 ottobre 2006.

Il ricorso principale per cassazione è stato notificato il 12 dicembre 2006 presso lo studio del difensore della Casa di cura, non a mani proprie del medesimo. Tale notifica, a giudizio della stessa parte è affetta da nullità assoluta, se non da inesistenza radicale, essendo stata effettuata in luogo diverso dalla Cancelleria della Corte di appello dell’Aquila, che era il luogo in cui, ai sensi del R.D. 22 gennaio 1934, n. 37, art. 82, doveva intendersi “eletto per legge” il domicilio da parte del procuratore in un giudizio svoltosi fuori della circoscrizione del Tribunale di Pescara al quale il deducente difensore è assegnato.

Nel ricorso in appello, la procura per il giudizio di secondo grado, apposta a margine dell’atto il 13 luglio 2004 recita: “Nella mia qualità di Amministrazione e legale rappresentante pro tempore della società convenuta con sede in (OMISSIS), io sottoscritto Dr. A.M.V. a rappresentare e difendere la stessa nel giudizio di cui al presente atto, in ogni fase e grado, nomino l’avv. S. Ciprietti, conferendogli ogni più ampio potere e facoltà di legge. Eleggo domicilio in Pescara.

Pescara, lì 13 luglio 2004, f.to A.M.V., “per autentica, avv. C.S.”. In realtà, nel giudizio di secondo grado, esercitando il procuratore della Casa di cura il ministero fuori della circoscrizione del Tribunale di Pescara cui era assegnato, avrebbe dovuto, per legge, eleggere domicilio, all’atto di costituirsi in giudizio, in L’Aquila, e cioè nel luogo in cui aveva sede l’ufficio giudiziario presso il quale era in corso il processo;

in mancanza di ciò, doveva necessariamente intendersi che egli avesse eletto domicilio presso la cancelleria di detto Giudice. Nel caso di specie, dunque, ai sensi del citato art. 82, comma 2, il domicilio si doveva intendere eletto presso la cancelleria della Corte di appello di L’Aquila – Sez. Lavoro e, quindi, la notifica del ricorso ex art. 360 c.p.c., andava ivi effettuata. Tale domicilio assumeva rilievo esclusivo ai fini della notifica del ricorso ex art. 360 c.p.c., dovendosi ritenere l’eventuale notifica effettuata in qualsiasi altro luogo affetta da nullità.

Dunque, la notifica effettuata presso lo studio legale del sottoscritto, non a mani proprie dello stesso, ma ad altro soggetto, è inesistente, per essere stata effettuata in luogo diverso da quello in cui, per legge, andava notificata e per essere stata eseguita presso lo studio del medesimo legale, non a mani proprie del professionista, e, dunque, essere inidonea a raggiungere il risultato di una conoscenza effettiva dell’atto da parte del medesimo.

La S.C. (Cass., n. 2952 del 2000) ha affermato che “Quando il ricorso per cassazione dev’essere notificato al procuratore costituito (ai sensi dell’art. 330 c.p.c., comma 1) e non risulta che questi, nel giudizio davanti al giudice che ha emesso la sentenza impugnata, abbia provveduto all’elezione di domicilio prescritta dall’art. 82, il luogo della notificazione medesima va fissato nella cancelleria del predetto giudice presso la quale quel domicilio si presume eletto a norma dell’art. 82, comma 2” e che “ai sensi dell’art. 82 il procuratore che eserciti il proprio ufficio in un giudizio svolgentesi fuori dalla circoscrizione del Tribunale cui il professionista è assegnato e che non abbia eletto domicilio nel luogo ove ha sede l’autorità giudiziaria investita della controversia, si considera oggettivamente domiciliato presso la cancelleria della stessa autorità giudiziaria ove, pertanto, è ritualmente effettuata, ai sensi dell’art. 330 c.p.c., comma 1, la notifica dell’atto di impugnazione (conf. Cass., n. 641 del 1996 ed altre).

E’ stato precisato (Cass., 9 novembre 2005, n. 11678) che “ai sensi dell’art. 82 cit., applicabile anche dopo l’entrata in vigore dell’attuale codice di rito ed anche nelle controversie di lavoro, il procuratore che eserciti il suo ministero fuori della circoscrizione del tribunale cui è assegnato deve eleggere domicilio – all’atto di costituirsi in giudizio – nel luogo dove ha sede l’ufficio giudiziario presso il quale è in corso il processo, intendendosi, in mancanza di ciò, che egli abbia eletto domicilio presso la cancelleria di detto giudice; con la conseguenza che tale domicilio assume rilievo sia ai fini della notifica della sentenza al procuratore medesimo idonea a far decorrere il termine per l’impugnazione (restando a tal fine irrilevante altra successiva notifica eventualmente eseguita presso l’effettivo domicilio del procuratore) sia ai fini della notifica dell’impugnazione.

Come si vede il prevalente indirizzo giurisprudenziale ritiene che la notifica, salvo che sia fatta a mani proprie dei procuratore, deve avvenire nel domicilio eletto, ai sensi dell’art. 82 cit..

Ne consegue che essendo stato l’avverso ricorso notificato in luogo diverso da quello in cui la notifica andava effettuata, ai sensi e per gli effetti dell’art. 330 c.p.c. e dell’art. 82, la notifica è radicalmente nulla, sicchè il ricorso ex adverso proposto va dichiarato inammissibile.

Restano assorbiti gli altri motivi di ricorso, essendo il vizio appena scrutinato completamente ostativo per il prosieguo del giudizio presente le cui spese restano a carico del ricorrente, in quanto soccombente.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare alla resistente Casa di cura Villa Pini d’Abruzzo s.r.l.

le spese del presente giudizio pari ad Euro 15,00 oltre ad Euro 3.000,00 (tremila) per accessori, ed onorari.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 15 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 2 settembre 2010

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA