Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18997 del 06/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 06/07/2021, (ud. 10/02/2021, dep. 06/07/2021), n.18997

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIRGILIO Biagio – Presidente –

Dott. MANZON Enrico – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo M. – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. SAIJA S. – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20886-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

DEBORAH SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, Piazza Cavour presso

la cancelleria della Corte di Cassazione, rappresentata e difesa

dall’avvocato ANGELO CURCIULLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1742/2014 della COMM.TRIB.REG.SICILIA

SEZ.DIST. di CATANIA, depositata il 22/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/02/2021 dal Consigliere Dott. SALVATORE SAIJA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

L’Agenzia delle Entrate – sulla base di un p.v.c. redatto da propri funzionari a seguito di verifica generale – in data 2.7.2008 notificò a Deborah s.r.l. un avviso di accertamento e di irrogazione di sanzioni, in relazione all’anno 2003, recuperando a tassazione IRPEG, IRAP e IVA, e ciò per omessa contabilizzazione di ricavi, nonchè per indebita deduzione di costi. Impugnato detto avviso dalla società, la C.T.P. di Ragusa accolse parzialmente il ricorso con sentenza n. 164/1/10, accertando che la contribuente aveva successivamente regolarizzato i ricavi ai soli fini IRAP, e rideterminando i costi indebitamente dedotti (oltre IVA relativa), con conseguente obbligo dell’Amministrazione di rideterminare gli imponibili. Con successiva sentenza del 22.5.2014, la C.T.R. della Sicilia, sez. st. di Catania, accolse l’appello proposto dalla società relativamente ai costi deducibili e rigettò l’appello incidentale dell’Agenzia. Osservò in particolare il giudice d’appello che i costi dell’autoveicolo – secondo l’Ufficio non riconoscibili perchè esso non era di proprietà della società – erano invece deducibili perchè l’uso del mezzo da parte della società risultava dallo stesso p.v.c., e perchè comunque ciò che rileva è la disponibilità del mezzo stesso, e non la proprietà; quanto alla quota associativa al consorzio IN/PROF, pure contestata, rilevò che la spesa era coerente con l’attività esercitata (commercio all’ingrosso di prodotti per la pulizia e l’igiene di locali) e che comunque il rilievo non era adeguatamente motivato. Da ciò il giudice d’appello fece anche discendere il rigetto dell’appello incidentale dell’Agenzia, inerente alle sanzioni relative ai ricavi non contabilizzati, su cui il primo giudice non s’era pronunciato.

L’Agenzia delle Entrate ricorre ora per cassazione, sulla base di quattro motivi. La società resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.1 – Con il primo motivo, si denuncia omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. La ricorrente afferma che la sentenza non appare motivata sulla questione per cui l’automezzo in discorso – i cui costi di manutenzione erano stati dedotti dalla società – non risultava incluso nel libro dei cespiti, come pure risultava dal p.v.c. del 7.10.2004.

1.2 – Con il secondo motivo, si lamenta violazione o falsa applicazione del combinato disposto dell’art. 75, comma 5, TUIR (vecchia formulazione) e art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. L’Agenzia evidenzia che, ai fini della deducibilità dei costi, è il contribuente a dover dimostrare l’inerenza, il che nella specie non è avvenuto.

1.3 – Con il terzo motivo, si denuncia omessa motivazione su un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5. La ricorrente afferma che la sentenza non appare adeguatamente motivata anche sulla questione dell’adesione al consorzio IN/PROF, in ordine all’inerenza, nonchè alle ragioni per cui sono state disattese le contestazioni dell’Ufficio.

1.4 – Con il quarto motivo, infine, si denuncia “omessa petizione” ex art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, non avendo la C.T.R. pronunciato sul proprio appello incidentale, evidenziando che le sanzioni per l’omessa contabilizzazione dei ricavi permangono nel caso in cui il contribuente li esponga nella dichiarazione dei redditi presentata successivamente.

2.1 – Il primo e il terzo motivo sono inammissibili.

E’ noto che, a seguito della novellazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, operata dal D.L. n. 54 del 2012, non è più denunciabile per cassazione (in relazione alle sentenze pubblicate dopo il giorno 11 settembre 2012, come nella specie) il vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ma soltanto l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, oggetto di discussione tra le parti. Tale vizio consiste nella omessa valutazione di un fatto storico (ossia fenomenicamente apprezzabile), principale o secondario, e va distinto dalla omessa valutazione di una questione, più propriamente sussumibile nell’ambito del vizio di violazione o falsa applicazione di norma di diritto (ex multis, Cass. n. 22397/2019). Residua, per vero, uno spazio per la denuncia del vizio di motivazione, sub specie di violazione del c.d. minimo costituzionale ex art. 111 Cost., comma 6, proponibile ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 (v. Cass., Sez. Un. 8053/2014).

Ciò premesso, non v’è dubbio che le censure mosse dalla ricorrente si inscrivano pienamente nell’ambito della vecchia formulazione della norma, essendosi richiamata anche giurisprudenza ad essa afferente. Non senza dire, quanto al primo motivo, che il mezzo difetta anche di autosufficienza, non riportando un sunto adeguato dei documenti richiamati, nè indicando quando essi siano stati acquisiti agli atti del giudizio e dove essi attualmente si trovino, in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 6.

3.1 – Il secondo motivo è del pari inammissibile.

Con esso, infatti, sotto lo schermo di una pretesa violazione di norme di diritto, si mira a contestare l’accertamento di merito effettuato dalla C.T.R. circa l’inerenza dei costi, senza tuttavia considerare che tale accertamento può essere censurato in sede di legittimità solo sotto il profilo motivazionale (si veda, ex multis, Cass. n. 9014/2018). Si tratta però di censure che, come s’è visto, sono state proposte dalla ricorrente anch’esse in modo inammissibile.

4.1 – Il quarto motivo, infine, è infondato. Contrariamente all’assunto della ricorrente, la C.T.R. non ha affatto omesso di pronunciare sull’appello incidentale, ma ha ritenuto che, dall’accoglimento dell’appello principale, discendesse quale inferenza logico-giuridica il rigetto dell’impugnazione dell’Agenzia. Si tratta di scrutinio dell’appello incidentale basato su valutazioni evidentemente implicite, ma sussistenti, sicchè non può configurarsi alcuna omessa pronuncia.

5.1 – In definitiva, il ricorso è rigettato. Nulla va disposto circa le spese, non essendo stata fornita la prova del ricevimento del controricorso.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Corte di cassazione, il 10 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 luglio 2021

 

 

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