Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18995 del 17/07/2018


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Civile Ord. Sez. 5 Num. 18995 Anno 2018
Presidente: STALLA GIACOMO MARIA
Relatore: BALSAMO MILENA

ORDINANZA

sul ricorso 12227-2C11 proposto da:
MOSSINI

MAURO

DITTA

INDIVIDUALE,

elettivamente

domiciliato in ROMA PIAZZA C. NERAZZINI 5, presso lo
studio dell’avvocato MICHELE PAZIENZA, rappresentato e
difeso dall’avvocato DINO TARABINI;
– ricorrente contro

AGENZIA DELLE ENTRATE DIREZIONE PROVINCIALE DI
SONDRIO, AGENZIA DELLE ENTRATE;
– intimati nonchè contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI MILANO in persona del
Direttore pro tempore, elettivamente domiciliato in
ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

Data pubblicazione: 17/07/2018

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;
– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 46/2010 della COMM.TRIB.REG. di
MILANO, depositata il 24/03/2010;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 22/06/2018 dal Consigliere Dott. MILENA

BALSAMO.

RITENUTO IN FATTO
1. La CTR della Lombardia, con la sentenza in epigrafe, confermando la decisione
della CTP di Sondrio, sull’appello della ditta contribuente, riteneva fondato e legittimo
l’accertamento emesso nei confronti dell’Impresa Edile Mossini Mauro, esercente
attività edilizia, per l’anno 2005, ai fini IVA, IRAP e IRPEF, per un maggior reddito
d’impresa di euro 41.990,00, derivante dalla sotto-fatturazione di una vendita
immobiliare.

L’Agenzia delle entrate si è costituita al solo fine di partecipare all’eventuale
udienza di discussione.
RAGIONI DELLA DECISIONE
2.Con un unico motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360, n. 3, c.p.c., la
violazione e falsa applicazione dell’art. 35 del d.l. n. 226 del 2006, conv. con la legge
n. 248 del 2006, censurando la sentenza dei giudici territoriali per aver applicato,
illegittimamente, il “valore normale” di cui alla citata disciplina, entrata in vigore
successivamente all’accertamento del 2005, osservando che la base imponibile
comprende tutto ciò che è stato versato o da versare.
Lamenta inoltre che l’accertato valore dell’immobile trasferito era stato ritenuto
legittimo dal decidente pur in assenza di presunzioni gravi, precise e concordanti, in
quanto aveva argomentato sulla scorta delle valutazioni OMI, le quali si riferivano ad
immobili ubicati in zone diverse dall’aférea periferica ove era ubicato il cespite
compravenduto; che, tutti gli altri elementi dedotti dall’amministrazione finanziaria
erano in realtà privi di consistenza probatoria, sia perché la somma richiesta a titolo di
mutuo, superiore al prezzo dell’alienazione, comprendeva in realtà anche le spese
notarili sia perché la perizia estimativa indicava dei valori in linea con le normali
vendite immobiliari.
3. Il motivo è fondato nei termini che seguono.
4. Al riguardo questa Corte ha osservato che «la L.. 7 luglio 2009, n. 88, art. 24,
comma 5, (Legge Comunitaria 2008), ha modificato il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39
(così come l’omologo D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 in tema di IVA), eliminando le
disposizioni introdotte dal d.l. n. 223 del 2006, art. 35: ciò a seguito di un parere
motivato del 19 marzo 2009 della Commissione europea, la quale, nell’ambito del
procedimento di infrazione n. 2007/4575, aveva rilevato l’incompatibilità – in
relazione, specificamente, all’IVA, ma ritenuta estensibile dal legislatore nazionale
anche alle imposte dirette – di tali disposizioni con il diritto comunitario. È stato così

Propone ricorso per cassazione il contribuente con un unico motivo.

ripristinato il quadro normativo anteriore al luglio 2006, sopprimendo la presunzione
legale (ovviamente relativa) di corrispondenza del corrispettivo effettivo al valore
normale del bene, con la conseguenza che tutto è tornato ad essere rimesso alla
valutazione del giudice, il quale può, in generale, desumere l’esistenza di attività non
dichiarate “anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi,
precise e concordanti”: e ciò – deve intendersi – con effetto retroattivo, stante la
ragione di adeguamento al diritto comunitario che ha spinto il legislatore nazionale del

2010)» (in termini. Cass. n. 20429 del 2014; v. anche Cass. n. 23485 del 2016;
Cass. nn. 6736 e 9474 del 2017; Cass. n. 11439/2018).
In tale prospettiva, non ha più fondamento il riferimento al “valore normale” quale
presunzione legale, dovendo l’accertamento del valore del bene – e dunque
dell’eventuale corrispettivo effettivo non integralmente fatturato – essere determinato
secondo le regole ordinarie, anche mediante accertamento induttivo con il ricorso a
presunzioni semplici, dotate dei requisiti necessari.
5.Nella presente fattispecie, pur citando una normativa inapplicabile al caso in
esame, il giudice d’appello ha ritenuto la legittimità dell’atto impositivo sulla scorta
degli elementi allegati dall’amministrazione finanziaria, inferendone il valore reale
della compravendita.
Ebbene, nella più recente giurisprudenza di questa Corte prevale l’affermazione
per cui la non corretta applicazione delle norme di diritto deve ritenersi irrilevante, ai
fini della cassazione della sentenza, qualora il giudice del merito sia comunque
pervenuto ad un’esatta soluzione del problema giuridico sottoposto al suo esame. In
tal caso, la Corte di cassazione, in ragione della funzione nomofilattica ad essa affidata
dall’ordinamento, nonché dei principi di economia processuale e di ragionevole durata
del processo, di cui all’art. 111, secondo comma, Cost., ha il potere, in una lettura
costituzionalmente orientata dell’art. 384 c.p.c., di correggere la motivazione,
mediante l’enunciazione delle ragioni che giustificano in diritto la decisione assunta,
sempre che si tratti di questione che non richieda ulteriori accertamenti in fatto (così,
S.U. 2017/2731; Cass. 2017/276; Cass. n. 28663/13; 8622/12; Cass. n. 23989/14).
Di qui la possibilità di correggere la motivazione della sentenza impugnata, ove
lacunosa, nei termini che seguono.
Ed invero, se la pronuncia impugnata ha ritenuto applicabile, in tesi, una
normativa non ancora vigente all’epoca della stipula del contratto di trasferimento
immobiliare, ha, purtuttavia, fondato il proprio convincimento sugli elementi presuntivi
2

2009 ad intervenire (cfr., anche, circolare dell’Agenzia delle entrate n. 18 del 14 aprile

allegati dall’ufficio (valori Orni, entità mutuo superiore al corrispettivo, vendita
immobile similare, ma con box, al medesimo corrispettivo del bene immobile oggetto
del presente giudizio).
Diversamente da quanto dedotto dalla contribuente, la C.T.R. non ha validato
l’accertamento applicando presunzioni legali correlate al “valore normale” dei beni
immobili, quali dettate dal d.l. 223/2006, ma ha reputato idoneo lo stesso in base a
ordinarie presunzioni ex art. 2729 c.c., idonee a fondare accertamenti ex d.l. n. 233,

interpretativa della nozione di valore normale; ciò che impone di ritenere che le
censure di violazione di legge non abbiano colto la

ratio decidendi (v. Cass. n.

26538/2016).
6. In conclusione, la sentenza della CTR non merita censura, avendo il giudice di
appello correttamente applicato le disposizioni legislative vigenti all’epoca della
conclusione del contratto, pur invocando disposizioni normative successivamente
entrate in vigore.
Appare, inoltre, che la parte ricorrente, sotto le spoglie della violazione di legge,
intenda chiedere alla Corte l’espressione di un giudizio sostitutivo, che rinnovi il potere
di governo del materiale probatorio, riservato al giudice del merito e perciò
inammissibilmente stimolato. Il giudicante non ha fatto mostra di ignorare gli elementi
che la parte ricorrente ha addotto come base per il raggiungimento del convincimento
giudiziale ma, dando maggiore rilevanza ad altri contrastanti elementi di
convincimento offerti dall’Ufficio, ne ha ridotto la significatività ai fini della soluzione
della lite, senza che ciò possa costituire ragione di violazione delle norme dalla
ricorrente invocate.
7. Il ricorso va pertanto rigettato.
In assenza di costituzione e di attività difensiva dell’amministrazione finanziaria, le
spese sostenute dalla ditta ricorrente restano a suo carico.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso;
Così deciso nella camera di consiglio della quinta sezione civile in data 22.06.2018

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come presunzioni semplici, come previsto dalla L. n. 244/2007 art. 1, comma 265,

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