Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18995 del 01/09/2010

Cassazione civile sez. II, 01/09/2010, (ud. 15/06/2010, dep. 01/09/2010), n.18995

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIOLA Roberto Michele – Presidente –

Dott. MAZZIOTTI DI CELSO Lucio – Consigliere –

Dott. BURSESE Gaetano Antonio – rel. Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

P.D.R. (OMISSIS), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE MAZZINI 55, presso lo studio dell’avvocato

VICECONTE FRANCESCO, rappresentato e difeso dall’avvocato BOCCHINI

FERNANDO;

– ricorrente –

contro

P.D.M.R. (OMISSIS), elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA ENNIO QUIRINO VISCONTI 90, presso lo studio

dell’avvocato PELLEGRINO LUISA, rappresentato e difeso dall’avvocato

GRASSO CARLO;

– controricorrente –

e contro

P.D.E.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1311/2007 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 30/04/2007;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/06/2010 dal Consigliere Dott. GAETANO ANTONIO BURSESE;

udito l’Avvocato BOCCHINI FERNANDO che ha chiesto l’accoglimento del

ricorso;

udito l’Avvocato FESTUCCIA FABIO con delega dell’Avvocato GRASSO

CARLO che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

VELARDI Maurizio che ha concluso per l’inammissibilita’ del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

P.D.R. con atto notificato in data 9.7.2002, premesso che il giorno (OMISSIS) era deceduta in (OMISSIS) la propria madre D.M.T. della quale egli era erede unitamente alle germane M.R. e E., deduceva che in data 30.10.95, la sorella E. aveva fatto pubblicare il testamento pubblico della madre del (OMISSIS) insieme al successivo testamento olografo datato (OMISSIS), le cui disposizioni (“… questa mia scrittura annulla qualsiasi mio scritto precedente) avrebbero comportato la revoca o comunque l’inefficacia di quello precedente, il quale conteneva disposizioni lesive dei suoi diritti di legittimario; tutto cio’ premesso e non essendo andate a buon fine le trattative di bonario componimento intercorse con le proprie sorelle, citava in giudizio quest’ultime, per sentirsi dichiarare la revocazione ex art. 680 c.c. del testamento pubblico del (OMISSIS), nonche’ l’apertura della successione legittima (in quanto il secondo testamento non conteneva alcuna disposizione patrimoniale) e la conseguente divisione degli immobili relitti ai tre figli in parti uguali, con rendiconto e con vittoria delle spese processuali.

Si costituivano in giudizio le convenute chiedendo il rigetto della domanda; in specie P.D.M.R., negava che l’indicata scrittura datata (OMISSIS) avesse natura testamentaria per cui rimaneva pienamente valido ed efficace il testamento pubblicato il (OMISSIS); nell’atto del (OMISSIS), in particolare, non era rinvenibile alcuni istituzione di erede e/o legatari, ne’ alcuna disposizione di carattere patrimoniale.

L’adito tribunale di Napoli, con sentenza n. 12870/03,accogliendo la tesi delle convenute, rigettava la domanda attrice, ritenendo in sostanza che la scrittura del (OMISSIS) non avesse natura di testamento olografo e quindi non contenesse alcuna revoca del precedente testamento. Contro la decisione, proponeva appello P.D.R., insistendo nelle proprie difese e lamentando che il primo giudice non avesse applicato il principio il favor testamenti. Si costituivano le appellate, chiedendo il rigetto dell’impugnazione.

L’adita Corte d’Appello di Napoli, con la decisione n. 1311/2007 depos. in data 30.4.2007, rigettava il gravame, aderendo alla tesi del tribunale, compensando le spese del grado. Avverso l’anzidetta pronuncia P.D.R., ricorre per cassazione sulla base di 3 mezzi. Resiste D.M.R.; non ha proposto difese l’intimata P.D.E..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo del ricorso, l’esponente denunzia “l’errata qualificazione giuridica della scheda testamentaria del (OMISSIS) e percio’ violazione e falsa applicazione degli artt. 587 e 602 c.c.” .. , nonche’ l’insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo di causa. La censura di riferisce alla controversa qualifica giuridica dello scritto del (OMISSIS) (testamentaria o meno) nel quale – secondo il ricorrente – era contenuta la volonta’ della testatrice di volere revocare il precedente testamento pubblico, chiaramente desumibile dalla seguente testuale disposizione, “Questa mia scrittura privata annulla qualsiasi mio scritto precedente”.

Invero non sarebbe possibile negare che la scheda testamentaria del (OMISSIS) avesse natura di testamento olografo, di cui aveva i requisiti di forma richiesti dalla legge per essere scritto per intero, datato e sottoscritto dalla testatrice. Per di piu’ la busta che lo conteneva recava la scritta testuale “Testamento olografo di D.M.”, di mano della stessa testatrice, per cui vi era un collegamento materiale logico e funzionale tra testamento e involucro che lo conteneva. D’altra parte lo scritto in questione – sempre ad avviso del ricorrente – era stato qualificato come testamento anche dal notaio che lo aveva pubblicato e dalla stessa controparte P.D.E. che lo aveva fatto pubblicare.

Secondo l’esponente la propria madre, con questo 2 testamento, “aveva voluto rendere manifesto che il rapporto di convivenza con una delle figlie non limitava o intaccava il rapporto affettivo con tutti gli altri figli. Pertanto, resasi conto di avere avuto un comportamento non equanime nei confronti dei 3 figli con il precedente testamento del (OMISSIS), intese revocarlo si’ da assicurare a ciascuno di essi un uguale trattamento patrimoniale attraverso la successione legittima”.

Con il secondo motivo l’esponente deduce …”l’errata qualificazione giuridica delle disposizioni di ultima volonta’ e percio’ violazione e falsa applicazione dell’art. 679 c.c. e segg.” …, nonche’ l’insufficiente e/o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo di causa. Il ricorrente si sofferma sulla corretta interpretazione della menzionata espressione contenuta nella scrittura del (OMISSIS) (“Questa mia scrittura privata annulla qualsiasi mio scritto precedente”) per dimostrare che con essa la testatrice aveva inteso revocare il precedente testamento pubblico del (OMISSIS). Ribadisce che non vi erano ipotetici scritti, diversi dal menzionato testamento pubblico, di provenienza della stessa testatrice, scritti ai quali avrebbe potuto ipoteticamente riferirsi la revoca e che significative sono altre espressioni testuali quali “la piena facolta’ di intendere e di volere” e nella sottoscrizione dell’atto “senza alcuna coercizione”. Viene poi criticata la tesi di controparte secondo cui la defunta, con la scrittura in questione, aveva inteso affermare la benevolenza nei confronti della figlia erede privilegiata per porre rimedio a giudizi poco lusinghieri in precedenza espressi dalla madre.

Con il terzo motivo del ricorso l’esponente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 1367 c.c. e dell’art. 115 c.p.c. sostenendo che l’interpretazione proposta della frase contenuta nel testamento (“Questa mia scrittura privata annulla qualsiasi mio scritto precedente”) e’ l’unica possibile che consenta alle disposizioni di avere un qualche effetto, perche’ non vi era alcun altro scritto da annullare o revocare se non il precedente testamento pubblico.

Le predette censure – che possono essere esaminate congiuntamente stante la loro connessione – sono prive di pregio, in quanto i denunziati vizi di violazione di norme di legge nonche’ l’eccepito difetto o contraddittorieta’ della motivazione, in realta’ riguardano unicamente questioni di fatto tendenti ad una rivalutazione del merito, che, in quanto tali postulano un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme da quello ritenuto il giudice. Com’e’ noto secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di questa Corte, il vizio di omessa o insufficiente motivazione, deducibile in sede di legittimita’ ex art. 360 c.p.c., n. 5, sussiste solo se nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, sia riscontrabile il mancato o deficiente esame di punti decisivi della controversia e non puo’ invece consistere in un apprezzamento dei fatti e delle prove in senso difforme da quello preteso dalla parte, in quanto la norma menzionata non conferisce alla Corte di Cassazione il potere di riesaminare e valutare il merito della causa, ma solo quello di controllare, sotto il profilo logico – formale e della correttezza giuridica, l’esame e la valutazione fatta dal giudice del merito al quale soltanto spetta di individuare le fonti del proprio convincimento e, all’uopo, valutare le prove, controllarne l’attendibilita’ e la concludenza, e scegliere tra le risultanze probatorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione. (Cass. S.U. 11.06.1998 n. 5802; Cass. n. 12293 del 5.7.04; Cass. 15604 del 12.07.07; Cass. 15355 del 9.8.04; Cass. n. 1014 del 9.01.06; Cass. n. 1892 dell’11.02.02).

L’unico sindacato riservato al giudice di legittimita’ e’ quindi solo quello sulla congruenza della relativa motivazione, che, pero’ nella fattispecie appare corretta ed immune da vizi logici; infatti tutte le circostanze indicate dal ricorrente sono passate al vaglio critico del giudicante. Questi, all’esito di un approfondito esame delle vari emergenze istruttorie, con motivazione congrua e non viziata, ha escluso che il documento in data 2.3.95 avesse natura testamentaria.

Appare opportuno a questo riguardo richiamare l’integrale contenuto del documento in questione (riportato a pag. 10 del controricorso), che e’ del seguente, testuale tenore:

“Io sottoscritta D.M.T., nata a…….., in piena facolta’ d’intendere e di volere dichiaro quanto segue: convivo felicemente con mia figlia M.R…….nell’abitazione di sua proprieta’ sia in ….- E’ una figlia di buon carattere, molto accomodante ed affettuosa; ed e’ una donna colta e molto intelligente, sensibile e sempre attenta alle mie necessita’ sia fisiche che morali ed aggiungo che non e’ mai stata affetta da disturbi mentali. Abbiamo superato insieme la morte di mio marito (suo padre) con reciproco affetto e tanta solidarieta’. Mi auguro di poter felicemente continuare a vivere con lei, tutti gli anni che ancora Dio vorra’ darmi da vivere. Sinceramente sottoscrivo quanto sopra sempre ad avviso del ricorrente a senza alcuna coercizione.

Questa mia scrittura privata annulla qualsiasi mio scritto precedente. (OMISSIS) – D.M.”.

La Corte di merito ha evidenziato che detta scrittura, priva di alcuna disposizione testamentaria, non equivalesse ad alcun testamento, sottolineando in particolare l’assoluta genericita’ della menzionata espressione (“Questa mia scrittura privata annulla qualsiasi mio scritto precedente”), che non richiama alcun disposizione testamentaria da revocare, ne’ precisa e individuava a quali scritti la signora D.M. intendesse riferirsi, tale peraltro non potendo essere – a rigor di logica – il precedente testamento pubblico del (OMISSIS), redatto dal notaio.

Ha pure evidenziato la Corte napoletana come il ricorso a frasi pure presenti nello scritto, del tipo “piena facolta’ d’intendere e di volere” e “senza alcuna coercizione”, frasi normalmente usate nella prassi della stesura testamentaria, non apporta elementi decisivi a favore dell’interpretazione proposta dal ricorrente. D’altra parte – osserva il Collegio – se si tiene conto dello scritto in questione nella sua interezza come sopra riportato, e’ davvero difficile non aderire alla tesi della controricorrente, secondo la quale con esso la loro madre voleva solo confermare i sentimenti di affetto nutriti per la figlia M.R., con cui aveva convissuto “felicemente e da sempre”, a cui pertanto intendeva tributare una sorta di “encomio formale e solenne”, di talche’ con la frase in questione essa aveva inteso annullare i suoi precedenti scritti con i quali aveva invece espresso lamentele o giudizi poco lusinghieri riguardanti la figlia stessa. Dallo scritto in questione, al contrario, non puo’ invece desumersi quanto sostenuto dal ricorrente e cioe’ che la presunta testatrice”, resasi conto di avere avuto un comportamento non equanime nei confronti dei 3 figli con il precedente testamento del (OMISSIS), (avesse inteso) revocarlo si’ da assicurare a ciascuno di essi un uguale trattamento patrimoniale attraverso la successione legittima”.

Il ricorso in sintesi dev’essere dunque rigettato. Attesi i profili formali e sostanziali della fattispecie, si ritiene di compensare le spese processuali.

P.Q.M.

LA CORTE rigetta il ricorso, compensando le spese processuali.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 1 settembre 2010

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