Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1898 del 28/01/2010

Cassazione civile sez. I, 28/01/2010, (ud. 13/11/2009, dep. 28/01/2010), n.1898

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARNEVALE Corrado – Presidente –

Dott. FIORETTI Francesco Maria – Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

D.L.G., domiciliato in Roma, presso la Corte di

Cassazione, rappresentato e difeso dall’avv. MARRA Alfonso Luigi

giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

Presidenza del Consiglio dei Ministri in persona del Presidente,

domiciliato in Roma Via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che la rappresenta ex lege;

– controricorrente –

avverso il decreto della Corte d’appello di Napoli emesso nel

procedimento n. 1755/06 in data 31.3.2007.

Udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

13.11.2009 dal Relatore Cons. Dott. Carlo Piccininni;

Udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con decreto del 13.3.2007 la Corte di Appello di Napoli condannava la Presidenza del Consiglio al pagamento di Euro 4.056,00 in favore di D.L.G., in relazione al ricorso da lui proposto ex L. n. 89 del 2001, per la durata di un giudizio davanti al TAR Campania avente ad oggetto il riconoscimento di diritti maturati nello svolgimento di un rapporto di lavoro presso il Tribunale di Portici, ritenuta ragionevole per tre anni ed eccessiva per cinque anni e poco più di nove mesi.

Avverso la decisione il D.L. proponeva ricorso per cassazione affidato a nove motivi, cui resisteva l’intimata, con i quali lamentava: 1) violazione del rapporto tra normativa nazionale e sovranazionale; 2), 3), 4) errata determinazione dell’indennizzo, sia per la sua scarsa consistenza, sia perchè avrebbe dovuto essere riconosciuto nella misura di Euro 1.500,00 per ogni anno di durata;

5), 6), 7) mancato riconoscimento del “bonus” di Euro 2.000,00 in ragione della natura della controversia; 8), 9) compensazione delle spese processuali.

Osserva il Collegio che il ricorso va accolto per quanto concerne l’entità dell’indennizzo liquidato che risulta quantificato in misura eccessivamente inferiore ai parametri CEDU (Euro 700,00 per anno di ritardo), mentre vanno disattese le altre censure; quanto a quella sub 1), perchè generica, quanto alla richiesta di computo dell’indennizzo sull’intera durata del processo, poichè a ciò è ostativo il disposto della L. n. 89 del 2001, art. 2, quanto al “bonus”, perchè la relativa liquidazione non è automatica, ma il giudice può discrezionalmente concederlo ove ne ravvisi l’opportunità, ipotesi non verificatasi nella specie.

Resta infine assorbita la doglianza relativa alle spese.

Il ricorso va dunque accolto nei termini indicati, con cassazione del decreto in relazione ai profili accolti e, decidendo ex 384 c.p.c., la Presidenza del Consiglio dei Ministri va condannata al pagamento di Euro 4.365,00 in favore di D.L.G. (Euro 750,00 per anno di ritardo, in ragione della mancata presentazione dell’istanza di prelievo e della modesta consistenza della controversia), oltre al 50% delle spese del giudizio di merito e di quello di legittimità (da compensare per il residuo 50% tenuto conto del limitato accoglimento della domanda originaria e dei motivi di impugnazione), da distrarre in favore del procuratore dichiaratosi antistatario e liquidate in dispositivo.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso nei termini di cui in motivazione, cassa il decreto impugnato in relazione al profilo accolto e, decidendo ex art. 384 c.p.c., condanna la Presidenza del Consiglio al pagamento di Euro 4.365,00 in favore di D.L.G., oltre al 50% delle spese processuali del giudizio di merito e di quello di legittimità, da distrarre in favore del procuratore dichiaratosi antistatario, che liquida nella loro interezza rispettivamente in Euro 1.150,00 di cui Euro 720,00 per onorari e Euro 380,00 per competenze, e in Euro 1.100,00 di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre alle spese generali e agli accessori di legge.

Compensa il 50% delle spese del giudizio di merito e di quello di legittimità.

Così deciso in Roma, il 13 novembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2010

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