Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18977 del 31/08/2010

Cassazione civile sez. lav., 31/08/2010, (ud. 30/06/2010, dep. 31/08/2010), n.18977

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.R., elettivamente domiciliata in Roma, via A. Baiamonti

n. 2, presso l’avv. Blasi Paolo, che la rappresentata e difende per

procura rilasciata a margine del ricorso per cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

-intimato –

avverso la sentenza n. 3075/2008 della Corte d’appello di Roma,

depositata il 27/02/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30.06.2010 dal Consigliere dott. Giovanni Mammone;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

PATRONE Ignazio.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO E DIRITTO

Nella controversia promossa nei confronti del Ministero dell’Interno da M.R., la quale aveva richiesto che fosse dichiarato il suo diritto alla pensione d’inabilità ed all’indennità di accompagnamento, la Corte d’appello di Roma, giudice di rinvio a seguito della pronunzia rescindente di questa Corte n. 4419 del 28.2.06, con sentenza depositata l’11.4.08, ha ritenuto che la domanda introduttiva era rivolta ad ottenere soltanto la seconda prestazione e che l’accertamento dello stato invalidante costituiva unicamente il presupposto della medesima indennità, per cui la richiesta di attribuzione della pensione d’inabilità era nuova, in quanto formulata per la prima volta con il ricorso per riassunzione.

Il giudice di rinvio ha riferito, inoltre, che in primo grado era stata respinta la richiesta di riconoscimento del diritto all’indennità di accompagnamento perchè il Pretore, condividendo il parere del consulente di ufficio, pur riconoscendo l’assistibile totalmente invalida dal 1994, aveva però escluso che fosse incapace di deambulare e di compiere gli atri quotidiani della vita in maniera autonoma; mentre il Tribunale decidendo in grado di appello, aveva concluso per la decorrenza dell’inabilità della M. dall’1.2.91.

Dato il vizio di motivazione del Tribunale – che aveva recepito le conclusioni dell’ausiliare nominato in sede di gravame, erroneamente ritenute conformi a quelle del consulente d’ufficio di primo grado – la Corte di cassazione con la richiamata pronunzia rescindente aveva rinviato per il nuovo giudizio in ordine all’accertamento della decorrenza dell’inabilità.

Per la cassazione della sentenza della Corte d’appello la M. proponeva ricorso con due motivi, deducendo nel primo la violazione dell’art. 437 c.p.c., comma 2, in quanto la domanda di riconoscimento del diritto alla pensione d’inabilità non era nuova, ma formulata con l’atto introduttivo del giudizio; nel secondo (deducendo) la violazione della L. 30 marzo 1971, n. 118, art. 12 poichè l’accertamento dello status d’invalido è sempre ammissibile.

Non svolgeva attività difensiva l’intimato Ministero.

Il consigliere relatore ha depositato relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., che è stata comunicata al Procuratore generale e notificata al difensore costituito.

Il ricorso è fondato.

Come sottolineato dalla giurisprudenza di questa Corte “Il giudice di rinvio è vincolato dalla sentenza di cassazione che dispone il rinvio anche nell’ipotesi in cui sia stato riscontrato un vizio della motivazione, pur potendo procedere ad una rivalutazione dei fatti già accertati ed indagare, eventualmente, su altri fatti, al fine di un apprezzamento complessivo in relazione alla pronuncia da emettere in sostituzione di quella cassata, tenendo conto, peraltro, delle preclusioni e decadenze già’ verificatesi. Nell’attività di controllo relativa all’uniformazione del giudice di rinvio al dictum enunciato dalla Corte di cassazione, ove sia in discussione, in rapporto all’entità del petitum concretamente individuata dal giudice di rinvio, la portata del decisum della sentenza di cassazione, il giudice di legittimità deve interpretare la propria sentenza in relazione alla questione decisa e al contenuto della domanda proposta in giudizio dalla parte, con la quale la pronuncia rescindente non può essersi posta in contrasto” (Cass. 21.4.06 n. 9395).

Nella specie, questa Corte nella citata decisione n. 4419 del 2006 ha evidenziato nell’esposizione in fatto che la M. con il ricorso introduttivo di primo grado aveva richiesto il riconoscimento sia del diritto alla pensione d’inabilità che di quello all’indennità di accompagnamento, che il Pretore aveva rigettato la domanda essendo l’assistibile risultata inabile con decorrenza dal dicembre 1994, quando già era ultrasessantacinquenne, e non sussistendo i requisiti per l’indennità di accompagnamento, che la consulenza tecnica svolta nell’appello dinanzi al Tribunale e poi condivisa dal medesimo giudice aveva concluso per la sussistenza della totale inabilità dell’1.2.91, senza però che ricorressero i requisiti previsti per l’indennità di accompagnamento, che l’assistibile nel lamentare l’errore commesso dal Tribunale – il quale aveva prestato adesione all’indagine disposta nel grado circa la coincidenza della conclusioni delle due relazioni – aveva insistito nella richiesta di attribuzione della pensione di inabilità.

Pertanto, considerata la statuizione del giudice di legittimità sulla doglianza di vizio di motivazione in ordine al requisito sanitario per la pensione di inabilità, la pronunzia della Cassazione n. 4419 del 2006 deve essere interpretata nel senso che la pensione d’inabilità era stata tempestivamente domandata dall’assistibile.

Tale presupposto, una volta affermato nella decisione di cassazione, non può essere messo in discussione dal giudice di rinvio.

Nel caso di specie, non avendo il giudice di rinvio assegnato questo significato alla pronunzia rescindente, il ricorso della M. deve essere accolto.

Conseguentemente deve essere cassata l’impugnata sentenza e la causa deve essere rinviata al giudice indicato in dispositivo per un nuovo esame.

Lo stesso giudice provvederà sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

LA CORTE accoglie il ricorso, cassa l’impugnata sentenza e rinvia alla Corte d’appello di Roma in diversa composizione, anche per le spese.

Così deciso in Roma, il 30 giugno 2010.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2010

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