Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18950 del 16/09/2011

Cassazione civile sez. lav., 16/09/2011, (ud. 26/05/2011, dep. 16/09/2011), n.18950

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. FILABOZZI Antonio – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro in

carica, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

L.F.M., elettivamente domiciliato in ROMA,VIA DELLA

FARNESINA 355, presso lo studio dell’avvocato AMORESANO ALESSANDRA,

rappresentato e difeso dall’avvocato CORCIONE LUIGI, giusta delega in

atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 351/2006 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 25/08/2006 R.G.N. 468/05;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/05/2011 dal Consigliere Dott. FILIPPO CURCURUTO;

udito l’Avvocato GERARDIS CRISTINA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAETA Pietro, che ha concluso per il l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

La Corte di Appello di Brescia, confermando la sentenza di primo grado, ha accolto la domanda proposta da L.F.M. contro il Ministero dell’Economia e Finanze, diretta ad ottenere la corresponsione delle differenze stipendiali derivanti dal controvalore economico delle “concessioni di viaggio”godute dal L. quale dipendente delle Ferrovie dello Stato, poi transitato con procedura di mobilità nei ruoli del Ministero.

La Corte d’Appello ha ritenuto che le concessioni di viaggio fossero riconducibili al trattamento economico goduto dal L. nel precedente rapporto, considerando rilevante a tal fine la valutabilità economica del compenso, la continuità della sua erogazione, l’assenza di collegamento con i caratteri specifici della prestazione lavorativa, la sua assoggettabilità a contribuzione previdenziale e a prelievo fiscale.

Il Ministero dell’Economia chiede la cassazione di questa sentenza con ricorso per tre motivi. L’intimato resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Con il primo motivo di ricorso si addebita alla sentenza impugnata di avere, in violazione e/o con falsa applicazione della L. n. 41 del 1986, art. 10, comma 15 e del D.M. 15 aprile 1987, n. 73/T, art. 8, comma 1 riconosciuto il diritto alla conservazione delle concessioni di viaggio al dipendente che all’atto del trasferimento per mobilità volontaria non abbia ancora maturato il diritto a pensione.

Con il secondo motivo di ricorso si addebita alla sentenza impugnata di avere, con motivazione viziata, ritenuto, senza minimamente chiarirne le ragioni, che le concessioni avrebbero dovuto considerarsi parte integrante della retribuzione goduta nel precedente rapporto.

Con il terzo motivo di ricorso si addebita alla sentenza impugnata di avere, in violazione e/o con falsa applicazione della L. n. 544 del 1988, art. 4, comma 2 e del D.P.C.M. n. 325 del 1988, art. 5 trascurato di considerare che nel concetto di trattamento economica utile in base alla norma in ultimo richiamata non può entrare a far parte qualsiasi voce economica goduta dal dipendente prima della mobilità ma solo quelle voci retributive tabellari che possano permettere un raffronto economico fra posizione di partenza e posizione di arrivo.

Contrariamente a quanto sostenuto nel controricorso, il ricorso è ammissibile perchè contiene una più che adeguata esposizione dei fatti di causa, parametrata su quella della sentenza e pienamente idonea a far comprendere alla Corte l’oggetto della controversia. Del pari infondati sono i numerosi rilievi sull’inammissibilità dei singoli motivi, argomentati con la asserita novità delle deduzioni in diritto contenute nel ricorso giacchè in ogni caso, fermi i fatti come accertati dal giudice di merito, si tratta di questioni che per loro natura non sono precluse in questa sede.

Il ricorso è, inoltre, fondato, alla stregua del principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, e dal quale non vi è ragione per discostarsi, secondo cui in materia di procedure di mobilità nell’ambito delle pubbliche amministrazioni, del D.P.C.M. 5 agosto 1988, n. 325, art. 5, comma 2, nel prevedere che il dipendente conserva, ove più favorevole, il trattamento economico in godimento all’atto del trasferimento, mediante l’attribuzione “ad personam” della differenza, non si riferisce a qualsiasi vantaggio economico, ma alle sole voci retributive certe, predeterminate e di necessaria erogazione, cui corrisponde, ai sensi del D.P.C.M. n. 428 del 1989, l’obbligo dell’ente di provenienza di trasferire i relativi fondi all’ente di nuova destinazione. Ne consegue che, in caso di procedure di mobilità riguardanti dipendenti delle Ferrovie dello Stato, non può essere preso in considerazione il vantaggio economico derivante dalle condizioni di viaggio, di cui il dipendente abbia usufruito anteriormente al trasferimento, trattandosi di un beneficio connesso alle particolari caratteristiche e modalità della prestazione svolta presso l’ente di provenienza, la cui conservazione a carico del medesimo ente è limitata, secondo la disciplina contrattuale successiva alla L. n. 210 del 1985, ai dipendenti che, al momento del trasferimento, abbiano maturato il diritto a pensione (Sez. Un. 21 giugno 2010, n. 14898).

In conclusione, il ricorso va accolto con conseguente cassazione della sentenza impugnata e non essendovi necessità di ulteriori accertamenti di fatto, la causa può esser decisa nel merito con rigetto della domanda e condanna del controricorrente alle spese dell’intero giudizio.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda; condanna la parte resistente alle spese dell’intero giudizio, liquidate per il primo grado in Euro 1000,00 per onorari ed Euro 800,00 per diritti, per il secondo grado in Euro 1500,00 per onorari ed Euro 1000,00 per diritti, e per il giudizio di legittimità in Euro 20,00 per spese ed Euro 2000,00 per onorari, oltre ad accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 26 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 16 settembre 2011

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA