Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18948 del 16/09/2011

Cassazione civile sez. lav., 16/09/2011, (ud. 26/05/2011, dep. 16/09/2011), n.18948

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. CURCURUTO Filippo – rel. Consigliere –

Dott. FILABOZZI Antonio – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

C.S., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PO 24, presso

lo studio dell’avvocato CECI PAOLO, rappresentata e difesa

dall’avvocato AZZARINI LEONELLO, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE E LA SCUOLA MEDIA STATALE ”

(OMISSIS)”, in persona rispettivamente del Ministro in carica e

del

Dirigente Scolastico pro tempore, domiciliati in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li

rappresenta e difende ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 965/2005 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 27/07/2006 r.g.n. 420/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

26/05/2011 dal Consigliere Dott. FILIPPO CURCURUTO;

udito l’Avvocato GERARDIS CRISTINA;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

GAETA Pietro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

C.S., docente di scuola media statale, con rapporto di lavoro a tempo pieno articolato in 6 h settimanali in tre classi per complessive 18 h settimanali, ha chiesto di accedere al rapporto a tempo parziale con orario di 12 h settimanali in due classi, motivando la richiesta con la necessità di occuparsi di un’attività commerciale, a seguito del decesso della propria madre.

L’Amministrazione ha rigettato l’istanza perchè la normativa vigente non consentiva di concedere rapporti di lavoro part-time, con orario superiore al 50% dell’orario pieno.

La C. si è rivolta al Tribunale, che ha condiviso la tesi dell’Amministrazione rigettando la domanda.

La Corte d’appello di Venezia ha respinto l’appello della C. ritenendo che la fattispecie trovasse disciplina nell’Ordinanza Ministeriale 446/97 (confermata per quanto di ragione dall’art. 4, comma1 dell’Ordinanza Ministeriale 55/98) da considerarsi abrogativa della Ordinanza Ministeriale 179/89, invocata dall’appellante.

C.S. chiede la cassazione di questa sentenza con ricorso per un motivo, illustrato anche da memoria. L’amministrazione resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Con l’unico motivo di ricorso si addebita alla sentenza impugnata di avere, in violazione e con falsa applicazione della L. n. 662 del 1996, art. 1, comma 56, art. 6 dell’O.M. 179 del 19 maggio 1989, 3 della C.M. n. 3 del 19 febbraio 1997 e CM n. 449 del 1997, avente ad oggetto l’OM 446 del 22 luglio 1997, e 4 dell’O.M. 55/1998, ritenuto erroneamente che l’ordinanza ministeriale 179 del 1989, che avrebbe consentito alla ricorrente la concessione del part-time di 12 h, fosse stata tacitamente abrogata dalla OM 446 del 1997. Il motivo è infondato.

La L. 23 dicembre 1996, n. 662 Misure di razionalizzazione della finanza pubblica stabilisce nell’art. 1, comma 56 rubricato come “Misure in materia di sanità, pubblico impiego, istruzione, finanza regionale e locale, previdenza e assistenza” che: “Le disposizioni di cui al D.Lgs. 3 febbraio 1993, n. 29, art. 58, comma 1, e successive modificazioni ed integrazioni, nonchè le disposizioni di legge e di regolamento che vietano l’iscrizione in albi professionali non si applicano ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni con rapporto di lavoro a tempo parziale, con prestazione lavorativa non superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno”. L’Art. 58 nel testo precedente le modifiche apportate dal D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165.

dispone a sua volta nel primo comma che: “Resta ferma per tutti i dipendenti pubblici la disciplina delle incompatibilità dettata dal testo unico approvato con D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, art. 60 e segg.; nonchè, per i rapporti di lavoro a tempo parziale, dall’art. 6, comma 2, del D.P.C.M. 17 marzo 1989, n. 117. Restano ferme altresì le disposizioni di cui al D.P.R. 31 maggio 1974, n. 417, artt. da 89 a 93 alla L. 11 luglio 1980, n. 312, artt. da 68 a 70 e successive modificazioni, alla L. 23 dicembre 1992, n. 498, art. 9, commi 1 e 2, alla L. 30 dicembre 1991, n. 412, art. 4, comma 7, ed al D.L. 30 dicembre 1992, n. 510, art. 1, comma 9”.

In base ai testi in esame il rapporto di lavoro part-time non può quindi esser costituito con prestazione lavorativa superiore al 50 per cento di quella a tempo pieno.

L’ordinanza ministeriale 446 del 1997 riflette la normativa in questione nel suo principio fondamentale, che nega la possibilità di costituire rapporti part-time con durata oraria superiore al 50 per cento di quella dei rapporti a tempo pieno.

La precedente ordinanza ministeriale n. 179 del 1989, da inquadrare fra l’altro in tutt’altro contesto di legislazione primaria, consentendo per il part-time al personale docente limiti del tutto diversi, con un minimo di 7 ed un massimo di 12 ore ha un contenuto palesemente incompatibile con quello dell’ordinanza successiva, dalla quale secondo il principio della successione delle leggi nel tempo (invocabile anche, più generalmente, in relazione agli atti normativi) risulta abrogata per incompatibilità. In ogni caso, se ciò non fosse (ma non si vede come) l’ordinanza n. 179 del 1989 non potrebbe comunque più trovare applicazione una volta intervenuta una norma primaria di contenuto incompatibile.

In conclusione, il ricorso deve essere rigettato con condanna della parte ricorrente alle spese del giudizio.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso; condanna la parte ricorrente alle spese del giudizio, liquidate in Euro 10,00 per esborsi, oltre ad Euro 2500,00 per onorari, nonchè accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 26 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 16 settembre 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA