Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18942 del 17/07/2018


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 18942 Anno 2018
Presidente: CRISTIANO MAGDA
Relatore: MONDINI ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso 6557-2011 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende;
– ricorrente contro

2018
929

SIC SOCIETA’ IMPIANTI CALCE SRL in persona del legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA V.LE G. MAZZINI 119, presso lo studio
dell’avvocato

MARIA

GRAZIA

BATTAGLIA,

che

lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati MARCO

Data pubblicazione: 17/07/2018

ANTONIO MARIANI, MASSIMILIANO MASTRETTA giusta delega
in atti;
– controricorrente nonchè contro

EQUITALIA ESATRI SPA;

avverso la sentenza n. 24/2010 della COMM.TRIB.REG.
MILANO, depositata il 24/02/2010;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 07/06/2018 dal Consigliere Dott. ANTONIO
MONDINI;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. STEFANO VISONA’ che ha concluso per il
rigetto del ricorso;
udito per il ricorrente l’Avvocato ROCCHITTA che si
riporta al ricorso.

– intimata –

Fatti della causa
1. L’Agenzia delle Entrate ricorre, con cinque motivi, per la cassazione della
sentenza emessa dalla commissione tributaria regionale della Lombardia in data
24 febbraio 2010, con cui è stato accolto il ricorso proposto dalla srl Sic
-Società Impianti Calce- avverso l’intimazione di pagamento notificatale dalla
Agenzia delle Entrate con riguardo ad imposte per le quali la contribuente si

successive modifiche, versando la prima rata e il saldo in ritardo rispetto ai
termini inizialmente stabiliti da detto articolo ma entro i termini di cui all’art. 1
del decreto legge 24 giugno 2003, n. 143 e all’art. 1, comma 2, lett. g) del
d.m. Economia e Finanze 8 aprile 2004 e quindi, secondo la commissione,
utilmente.
2. La contribuente resiste con controricorso illustrato con memoria.
3. La concessionaria del servizio di riscossione, spa Equitalia Serit, non ha
svolto difese.
Ragioni della decisione
1. Con il primo motivo di ricorso, la Agenzia delle Entrate denuncia la
violazione e falsa applicazione dell’articolo 12 della L. 289/02, dell’articolo 1
d.l. 143/03, e dell’art.1 del d.m. 8 aprile 2004 (la ricorrente, evidentemente
per errore, indica l’art.2, inesistente), in riferimento all’art.360, comma

10 n.

3, cod. proc. civ., per aver la commissione tributaria ritenuto utili i versamenti
effettuati antecedentemente alla data di entrata in vigore del d.l. 143/03 laddove
invece i soli versamenti utili erano quelli effettuati successivamente a quella data.
2. Con il secondo, il terzo e il quarto motivo di ricorso, la Agenzia delle Entrate
denuncia la violazione e falsa applicazione dell’articolo 12 e dell’articolo 16 della
L.289/2002, in relazione all’art.360, comma 1, n. 3, cod. proc. civ., nonché, in
relazione all’art. 360, comma 1, n.5, l’omessa motivazione riguardo ai presupposti
applicativi dell’art. 16, per aver la commissione tributaria ritenuto, erroneamente
e comunque senza spiegarne le ragioni, il comma 9 dell’art. 16 riferibile alla
fattispecie dell’art. 12.
3. Con il quinto motivo di ricorso, la Agenzia delle Entrate lamenta, in relazione

era avvalsa della procedura di condono prevista dall’art. 12 della legge 289/02 e

all’art. 360, comma 1, n.5, l’omessa o insufficiente motivazione riguardo alla
affermazione contenuta nelle ultime righe della sentenza, secondo cui “[la
commissione] ritiene che l’avvenuto pagamento di quanto dovuto per condono,
entro il termine prorogato, non consentiva alla amministrazione di ripetere ancora
il pagamento delle somme versate dal contribuente”, deducendo che, in realtà,
dagli atti di causa emergeva che essa Agenzia non aveva chiesto nuovamente le

4. H primo motivo di ricorso è infondato.
5. Il quadro normativo di riferimento è il seguente:
-la L. 289/2002, all’art.12, come modificato dall’art. 5 bis d.l. 282 del 2002,
convertito, con modificazioni, dalla L. 27/2003, prevedeva la possibilità di
beneficiare della definizione dei debiti tributari inclusi in ruoli affidati ai
concessionari entro il 31 dicembre 2000, versando l’80% del dovuto entro il
16 maggio 2003 e il residuo entro il 16 aprile 2004;
-il d.l. 143/2003, convertito con la L. 212/2003 (nel testo risultante all’esito
delle modifiche apportate prima dalla legge di conversione, poi dall’art. 34 del
d.l. 269/2003, convertito con L.326/2003 e, infine, dall’art. 23 de d.l.
355/2003, convertito con L. 47/2004) all’art.1, cemma 2, prevedeva che i
contribuenti che non avevano effettuato, anteriormente alla data di entrata in
vigore dello stesso d.I., versamenti utili per la definizione degli adempimenti e
degli obblighi tributari di cui all’art.12 della legge 27 dicembre 2002, n. 289,
come modificata dall’articolo 5-bis del d.l. 282/2002, n. 282, convertito, con
modificazioni, dalla L.27/2003, avrebbero potuto effettuare il primo

somme versate ma aveva chiesto gli importi dovuti al netto delle somme versate.

versamento entro il termine del 16 aprile 2004, il versamento del saldo entro
un ulteriore termine da determinarsi con decreto del Ministero dell’economia e
delle finanze;
-il Ministero, nell’esercizio della delega contenuta nell’art. 23 del d.l. 355/2003, /h
è intervenuto con d.m. 8 aprile 2004, fissando il termine al 18 aprile 2005.
6. La tesi dell’Agenzia, secondo la quale l’art.1, comma 2, del d.l. 143/2003, e
successive modifiche, e l’art.1 del d.m. 8 aprile 2004, hanno stabilito una
nuova procedura di definizione dei debiti tributari e non una proroga dei

termini per i versamenti previsti per la procedura introdotta dall’art.12 della
L.289/202, contrasta con la formulazione letterale della rubrica (“Nuovi termini
delle definizioni e modifiche alla legge 27 dicembre 2002, n. 289”) e del testo
dell’art.1 d.I.143/2003 (“i contribuenti che non hanno effettuato, anteriormente
alla data di entrata in vigore del presente decreto, versamenti utili per la
definizione degli adempimenti e degli obblighi tributari di cui agli articoli 7, 8,
9, 9-bis, 11, comma 4, 12, 14, 15 e 16 della legge 27 dicembre 2002, n. 289,

282, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2003, n. 27, nonché
di cui agli articoli 5 e 5-quinquies del medesimo decreto-legge n. 282 del 2002
possono provvedervi entro il 16 ottobre 2003. Resta ferma l’applicazione
dell’articolo 10 della citata legge n. 289 del 2002. Gli ulteriori termini connessi,
contenuti nelle predette disposizioni, nonché quelli per la mera trasmissione in
via telematica delle dichiarazioni relative alle suddette definizioni, sono
rideterminati con decreti, rispettivamente, del Ministero dell’economia e delle
finanze e del direttore dell’Agenzia delle entrate”) nonché con il testo dell’art. 1
lett.g) del d.m. 8 aprile 2004 (“…Per i contribuenti che provvedono,in base alle
disposizioni dell’art.1, comma 2, del citato decreto-legge n. 143 del 2003, ad
effettuare, entro il 16 aprile 2004, versamenti utili per la definizione degli
adempimenti e degli obblighi tributari di cui agli articoli 7, 8, 9, 9-bis, 11, 12,
14, 15 e 16 della predetta legge n. 289 del 2002, nonché per i contribuenti
che provvedono in base alle disposizioni dell’art.2, commi da 44 a 49, della
legge 24 dicembre 2003, n.350, come modificato dall’art. 23-decies, comma 4,
lettera a), del predetto decreto-legge n. 355 del 2003, ad effettuare, entro la
medesima data, versamenti utili per la definizione degli adempimenti e degli
obblighi tributari ivi previsti, è rideterminato al: …”).
7. Va ulteriormente ricordato che questa Corte ha affermato che “in tema di
condono fiscale, secondo una interpretazione costituzionalmente orientata
dell’art. 12 della legge 29 dicembre 2002, n. 289, la proroga dal 16 aprile 2004
al 18 aprile 2005 del termine di pagamento della seconda rata ivi prevista
opera anche per coloro che avevano pagato la prima in epoca anteriore alla
data di entrata in vigore del d.l. 24 giugno 2003, n. 143 (conv. nella legge 1
agosto 2003, n. 212 e contenente un primo differimento); infatti, l’art. 1,

come modificata dall’articolo 5-bis del decreto-legge 24 dicembre 2002, n.

comma secondo, del d.l. n. 143 cit. e l’art. 1, comma secondo, lett. g), del
d.m. 8 aprile 2004 – che limita la platea dei destinatari della proroga dei
termini a quei contribuenti che alla data di entrata in vigore del predetto d.l. n.
143 non avevano effettuato versamenti utili per la definizione degli
adempimenti e degli obblighi tributari di cui all’art. 12 (tra gli altri) della legge
n. 289 del 2002 – vanno interpretati nel senso che per versamenti “utili”
devono intendersi quelli immediatamente estintivi di detti obblighi, ossia quelli

8. I motivi di ricorso da due a quattro sono inammissibili per difetto di
interesse (art. 100 c.p.c.) in quanto afferenti ad un passaggio motivazionale
della sentenza d’appello (“inoltre si rilevava nella decisione impugnata che la
Agenzia Centrale delle Entrate, resasi conto delle complicazioni derivanti
dall’applicazione delle sanatorie al condono di cui alla legge 289/2002, aveva
esteso il principio dell’errore scusabile a tutte le sanatorie previste dalla legge,
ivi comprese quelle di cui all’art. 12”), incidentale ed ultroneo rispetto alla ratio
della decisione (“… in particolare ritiene che l’avvenuto pagamento di quanto
dovuto per condono, entro il termine prorogato, non consentiva alla
amministrazione di ripetere ancora il pagamento delle somme versate da
contribuente”).
9. Il quinto motivo di ricorso, una volta appurato che l’amministrazione non
poteva chiedere alcunché alla contribuente avvalsasi utilmente del condono,
risulta privo di fondamento.
10. Il ricorso deve essere pertanto rigettato.
11. Le spese seguono la soccombenza.
P.Q.M.
la Corte rigetta il ricorso;
condanna la Agenzia delle Entrate a rifondere alla srl Sic -Società Impianti
Calce- le spese del giudizio di legittimità, liquidate in C 5600,00, oltre
accessori.
Così deciso in Roma, il 7 giugno 2018.

effettuati in unica soluzione” (Cass. n. 13697/2013).

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