Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18923 del 11/09/2020

Cassazione civile sez. II, 11/09/2020, (ud. 12/02/2020, dep. 11/09/2020), n.18923

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. DE MARZO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2236/2016 proposto da:

LA FUENTE SAS DI M.A. E F., in persona dei

legali rappresentanti pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA ARCHIMEDE 138, presso lo studio dell’avvocato GIULIO

BELLINI, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato

VINCENZO GARZIA;

– ricorrenti –

contro

SAN MARCO IMPASTI CERAMICI SRL in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI,

82, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO MARCHISIO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato PAOLO LA PLACA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2779/2014 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 11/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

12/02/2020 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’appello di Venezia, con sentenza pubblicata in data 11 dicembre 2014, ha accolto l’appello proposto da San Marco Impasti Ceramici s.r.l. avverso la pronuncia del Tribunale di Vicenza n. 274 del 2008, e contro La Fuente s.a.s. di A. e F.M..

1.1. Il Tribunale aveva accolto l’opposizione della società La Fuente al decreto ingiuntivo che intimava il pagamento della somma di Lire 62.734.279 in favore della società San Marco, a titolo di corrispettivo della fornitura di impasti di ceramica, e dichiarato la risoluzione del contratto per inadempimento della venditrice San Marco poichè i materiali presentavano vizi.

2. La Corte d’appello ha riformato la decisione ritenendo che la società acquirente fosse decaduta dalla garanzia per vizi.

3. Per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso La Fuente s.a.s. di M.A. e F., sulla base di tre motivi, ai quali resiste San Marco Impasti Ceramici s.r.l. con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, che denuncia nullità delle domande nuove proposte in sede di appello dalla società San Marco Impianti Ceramici, la ricorrente contesta l’ultrapetizione in cui sarebbe incorsa la Corte d’appello.

2. Con il secondo motivo, che denuncia errata interpretazione e applicazione di legge, la ricorrente assume che la Corte d’appello avrebbe applicato erroneamente i principi in materia di termini e condizioni per l’azione di garanzia, avuto riguardo all’ipotesi di vizi occulti della cosa venduta.

3. Con il terzo motivo è denunciata erronea interpretazione dei fatti di causa e delle prove testimoniali, dalle quali sarebbe emerso che la merce era viziata e che i vizi erano occulti, donde la tempestività della denuncia degli stessi.

La merce fornita era risultata diversa da quella richiesta, avuto riguardo alla composizione (erano presenti quantitativi di minerali diversi da quelli richiesti), e ciò comportava l’inadempimento della venditrice e la sua responsabilità ai sensi degli artt. 1490-1497 c.c..

4. I motivi sono inammissibili.

4.1. Il primo motivo, che denuncia ultrapetizione, oltre a non contenere il riferimento normativo all’art. 112 c.p.c., non chiarisce in cosa sarebbe consistita l’ultrapetizione, e pertanto risulta strutturalmente privo dei requisiti minimi per invocare il sindacato di legittimità.

Peraltro, come emerge dalla sentenza impugnata e non è contrastato in alcun modo dalla ricorrente, l’eccezione di decadenza e prescrizione dell’azione di garanzia era stata formulata tempestivamente dalla società San Marco, il Tribunale non l’aveva esaminata e la San Marco aveva censurato l’omesso esame con il primo motivo di appello.

5. Il secondo motivo è inammissibile in quanto si risolve nell’affermazione generica e priva di riscontro della tempestività della denuncia dei vizi. La ricorrente assume, infatti, di avere avuto contezza dei vizi all’esito di una perizia fatta eseguire da un laboratorio specializzato, sicchè da quel momento soltanto sarebbe decorso il termine per la denuncia, ma di questo accertamento non v’è traccia nella sentenza impugnata, a fronte della ricostruzione dettagliata della vicenda fattuale e processuale contenuta in sentenza.

La Corte d’appello ha evidenziato che le forniture in contestazione erano state effettuate tra maggio e luglio 1999; che la denuncia era stata inviata il 21 settembre 1999; che pur considerando che si trattava di vizio occulto, essendo impossibile verificarne l’esistenza prima della lavorazione degli impasti, nondimeno la società La Fuente non aveva dimostrato la tempestività della denuncia, giacchè il solo capitolo di prova finalizzato a tale scopo, che non era stato ammesso dal giudice di primo grado, non era stato riproposto in appello dalla società La Fuente.

La censura della ricorrente richiama un elemento di prova che, oltre a non essere riportato nel ricorso in dispregio all’onere di specificità ex art. 366 c.p.c., n. 6, a monte non risulta essere stato sottoposto al giudice di merito, e ciò impedisce in radice il sindacato di questa Corte.

6. Il terzo motivo è anch’esso inammissibile.

La ricorrente richiama diffusamente la giurisprudenza di legittimità in tema di vizi della cosa venduta e conseguenti azioni esperibili dal compratore, senza considerare che, come chiarito dalla Corte d’appello, l’accertata decadenza dall’azione di garanzia ha comportato il rigetto delle domande redibitoria, di riduzione del prezzo e risarcitoria.

Ancora a sostegno della dedotta tempestività dell’azione di garanzia, la ricorrente ha richiamato le dichiarazioni dei testimoni senza però riportarne il contenuto, sicchè sul punto il motivo difetta di specificità ed è pertanto strutturalmente inammissibile, a prescindere dai limiti del sindacato di questa Corte sull’apprezzamento della prova.

Per altro verso, la ricorrente assume che il vizio riscontrato sarebbe sussumibile nella categoria dell’aliud pro alio, per inidoneità del materiale venduto a soddisfare la funzione economico-sociale del contratto, ma anche su tale versante il motivo non supera il test di ammissibilità in quanto la questione dell’allud pro alio non risulta trattata dalla Corte d’appello nella sentenza impugnata, e la ricorrente non ha dimostrato di averla prospettata nel giudizio di merito, con la conseguenza che si tratta di questione “nuova”, introdotta per la prima volta nel giudizio di legittimità, e come tale inammissibile (ex plurimis, Cass. 13/06/2018, n. 15430; Cass. 18/10/2013, n. 23675).

7. Il ricorso risulta inammissibile, tali essendo tutti i motivi dedotti, e le spese seguono la soccombenza. Sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 4.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello richiesto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 12 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 settembre 2020

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