Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18917 del 31/08/2010

Cassazione civile sez. I, 31/08/2010, (ud. 13/07/2010, dep. 31/08/2010), n.18917

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. SALME’ Giuseppe – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

a motivazione succinta sul ricorso iscritto al n. 26545 R.G. anno

2008 proposto da:

L.M.B. elettivamente domiciliato in ROMA, Via G. Ferrari

11 ed ivi rappresentato e difeso dall’avvocato VALENZA Dino giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno – Prefetto e Questore di Roma rappresentati e

difesi dall’Avvocatura Generale dello Stato con sede in Roma Via dei

Portoghesi 12;

– controricorrenti –

avverso il decreto n. 361 cron. del Giudice di Pace di Roma

depositato il 19.09.2008;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

13.7.2010 dal Cons. Dott. Luigi MACTOCE;

sentito il P.G., in persona del Sost. Proc. Gen. Dr. Gambardella

Vincenzo, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Giudice di Pace di Roma, esaminando l’opposizione proposta dal cittadino (OMISSIS) L.M.B. avverso l’atto 12.03.2008 con il quale il Prefetto di Roma aveva disposto la sua espulsione D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 13, comma 2, lett. B, per carenza del permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato, con decreto 19.05.2008 ha rigettato il ricorso. Il giudice del merito nel decreto ha osservato: che il L.M.B. aveva ex actis richiesto tempestivo rinnovo del permesso di soggiorno, che dal ricorso emergeva certamente la illegittimità della espulsione per mancata traduzione in lingua conosciuta, essendo ammesso che l’espulso parlava solo la lingua (OMISSIS), che da tale ammissione derivava peraltro la nullità della procura rilasciata dall’espulso con firma in calce alla stessa, egli non essendo invero in grado di comprenderne il contenuto letterale e la portata tecnica.

Per la cassazione di tale decreto L.M.B. ha proposto ricorso il 6/11/2008 – al quale gli intimati hanno opposto difese con atto del 3.12.2008 – lamentando in due motivi violazioni di legge (art. 83 c.p.c., ed abnormità della decisione, questa avendo postulato una comprensibilità attraverso una traducibilità della procura alla lite non prevista dalla norma, poi ricavandone un requisito la cui inosservanza avrebbe indotto addirittura la nullità della procura stessa.

Il Collegio ha disposto la redazione di motivazione in forma succinta stante la preesistenza di precedenti.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Ritiene il Collegio che il ricorso debba essere accolto, esso denunziando esattamente, e con pertinenti quesiti di diritto, l’abnorme decisione del GdP il quale, constatata, nell’ambito della cognizione del vizio della espulsione di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 7, la carenza assoluta di conoscenza dell’italiano da parte di L.M.B., da tanto ha derivato la nullità della procura rilasciata ad opponendum l’espulsione, non potendo lo straniero……comprendere la consistenza e l’ampiezza del mandato defensionale che andava a rilasciare. La necessità e la sufficienza della sottoscrizione della procura autenticata dal difensore, ai fini della sua validità anche ove il cliente sia analfabeta è dato acquisito alla giurisprudenza di questa Corte (da ultimo Cass. n. 2303 del 2010) e che fa ritenere affatto abnorme la decisione del Giudice del merito rettamente contestata nei due motivi del ricorso.

Cassato il decreto, devesi poi prendere atto della inesistenza di residue ragioni di valutazione od accertamento che impediscano la decisione della causa ex art. 384 c.p.c.: ed infatti, in ordine alla prima ragione di opposizione alla espulsione, quella per la quale, contrariamente alla affermazione di carenza di richiesta di rinnovo del D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 13, comma 2, lett. B, lo straniero aveva presentato sin dal 27.11.2003 la domanda di rinnovo del permesso in scadenza il 2.12.2003, è lo stesso giudice di pace ad avere in premessa accertato che ex actis risultava che il ricorrente aveva richiesto in tempo utile il permesso di soggiorno.

Di qui la evidente fondatezza della opposizione di L.M.B. alla stregua del principio a suo tempo formulato dalle Sezioni Unite di questa Corte (sent. n. 7892 del 2003) per il quale ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13, comma 2, lett. b), la spontanea presentazione della domanda di rinnovo del permesso di soggiorno ancorchè oltre il termine di sessanta giorni dalla sua scadenza non consente l’espulsione automatica dello straniero, la quale può essere disposta solo se la domanda sia stata respinta per la mancanza, originaria o sopravvenuta, dei requisiti richiesti dalla legge per il soggiorno dello straniero sul territorio nazionale.

Accolta l’opposizione e annullata l’espulsione, allo straniero competerà la refusione, a carico delle controricorrenti Amministrazioni, delle spese di giudizio per i due gradi.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso, cassa il decreto impugnato e decidendo nel merito annulla l’espulsione 12.3.2008 adottata dal Prefetto di Roma;

condanna le controricorrenti Amministrazioni a corrispondere al ricorrente L.M.B. per spese di giudizio, la somma di Euro 600,00 per il giudizio di merito (di cui Euro 200,00 per diritti ed Euro 300,00 per onorari) e di Euro 1.000,00 (di cui Euro 950,00 per onorari) per il giudizio di legittimità, oltre spese generali ed accessori di legge se entrambe le somme.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2010

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