Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18912 del 16/09/2011

Cassazione civile sez. trib., 16/09/2011, (ud. 14/04/2011, dep. 16/09/2011), n.18912

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. BERNARDI Sergio – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 25558/2006 proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E FINANZE in persona del Ministro pro

tempore, AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliati in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende ope;

– ricorrenti –

contro

COOP. CANTINA SOCIALE CONDOR MARCHESE GRAN MONTAGNA SOC, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA VIA F. CONFALONIERI 1, presso lo studio dell’avvocato SIVIGLIA

GIUSEPPE PIERO, rappresentato e difeso dall’avvocato SAMMARTINO

Salvatore, giusta delega a margine;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 33/2006 della COMM. TRIB. REG. di PALERMO,

depositata il 16/05/2006;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

14/04/2011 dal Consigliere Dott. ETTORE CIRILLO;

udito per il resistente l’Avvocato SAMMARTINO, che ha chiesto il

rigetto;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

APICE Umberto, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il 16 maggio 2006 la CTR Sicilia ha rigettato l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate nei confronti della soc. coop. Cantina Sociale Condor Marchese della Gran Montagna, confermando la sentenza della CTP di Palermo che aveva annullato l’avviso di rettifica notificato per IVA relativa all’anno 1997.

Ha motivato la decisione ritenendo che, contrariamente all’assunto dell’Ufficio, la contribuente poteva fruire dell’aliquota agevolata prevista dalla tabella A del D.P.R. n. 633, per i mosti di uve a parziale fermentazione anche mutizzati con metodi diversi dall’aggiunta di alcole. Ha precisato, sulla scorta del parere dell’Istituto regionale della vite e del vino, che il “mosto concentrato rettificato”, derivato dalla lavorazione di mosti di uve fresche mutizzati con aggiunta di anidride solforosa, era da includere nella suddetta previsione tabellare. Ha aggiunto, inoltre, che ai fini dell’aliquota era irrilevante la circostanza che il processo materiale di elaborazione delle uve fosse stato affidato a terzi.

Ha proposto ricorso per cassazione, affidato a unico motivo, l’Avvocatura dello Stato per l’Agenzia delle entrate e il Ministero dell’economia e delle finanze; la contribuente si è costituita con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è inammissibile.

1. In primo luogo, si rileva la fondatezza dell’eccezione di carenza di legittimazione processuale dell’altro soggetto rappresentato dall’avvocatura erariale, il Ministero dell’economia e delle finanze, che non è stato parte nel giudizio di secondo grado ed è oramai estraneo al contenzioso tributario dopo la creazione delle agenzie fiscali. L’intervento ministeriale in cassazione è dunque inammissibile e il ricorso dell’Avvocatura dello stato va esaminato unicamente riguardo all’Agenzia delle entrate, che è la sola a essere legittimamente impugnante.

2. Questa, con unico motivo, denuncia “difetto di motivazione, ex art. 360 c.p.c., n. 5, circa un punto decisivo della controversia”.

La ricorrente però trascura che, nel vigore dell’art. 366-bis c.p.c., il motivo di ricorso per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, proposto ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve essere accompagnato da un momento di sintesi che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità; il motivo, cioè, deve contenere – a pena d’inammissibilità – un’indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca un “quid pluris” rispetto all’illustrazione del motivo e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (Cassazione civile sez. un., 20 maggio 2010, n. 12339 – Guida al diritto 2010, 29, 58). Nulla di tutto ciò è leggibile nel caso di specie.

3. Alla completa inammissibilità del ricorso segue la condanna alle spese secondo soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese del giudizio di legittimità liquidate in Euro 4.200,00 (di cui Euro 4.000,00 per onorario), oltre agli oneri di legge.

Così deciso in Roma, il 14 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 16 settembre 2011

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