Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1891 del 25/01/2017


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Cassazione civile, sez. II, 25/01/2017, (ud. 19/10/2016, dep.25/01/2017),  n. 1891

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Presidente –

Dott. MIGLIUCCI Emilio – Consigliere –

Dott. BIANCHINI Bruno – rel. Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso (iscritto al n.r.g. 10742/12) proposto da:

M.G. (c.f.: (OMISSIS)) titolare dell’Albergo – Ristorante

“(OMISSIS)” rappresentato e difeso dall’avv. Loriano Maccari ed

elettivamente domiciliato presso lo studio del Dr. G.G.M.,

sito in Roma, corso Vittorio Emanuele II n. 18, in forza di procura

a margine del controricorso;

– ricorrente –

contro

S.n.c. TECNOELETTRICA di F.S. & C. (p. IVA:

(OMISSIS) in persona del legale rappresentante pro tempore

F.S.; rappresentata e difesa dall’avv. Alessandro Liberatori;

con domicilio eletto presso l’avv. Danilo Lusso (studio avv.

Petrillo) in Roma, piazzale Clodio n. 18, giusta procura a margine

del ricorso;

– controricorrente-

avverso la sentenza n. 1611/2011 della Corte di Appello di Firenze;

deliberata il 1 dicembre 2011; pubblicata il 15 dicembre 2011;

notificata il 24 febbraio 2012;

Udita la relazione di causa, svolta all’udienza del 19 ottobre 2016

dal Consigliere dr. BIANCHINI Bruno;

Udito l’avv. Felice Lo Russo, munito di delega dell’avv. Loriano

Maccari per il ricorrente;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dr. CAPASSO Lucio, che ha concluso per il rigetto del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1 – La snc Tecnoelettrica di F.S. & C. – di qui in poi, per brevità: la Tecnoelettrica – chiese ed ottenne dal Tribunale di Arezzo che si ingiungesse a M.G., titolare dell’Albergo – Ristorante “(OMISSIS)” – di seguito indicato come M. – il pagamento di Lire 63.797.300 oltre IVA, quale residuo corrispettivo di lavori di impiantistica elettrica; a documentazione del credito pose la fattura n. (OMISSIS); il M. propose opposizione, producendo tre fatture emesse dalla società ingiungente, relative al 1, 2 e 3 stato di avanzamento dei lavori, di cui l’ultima – emessa il 28 febbraio 1994 – portante la dicitura “saldato”, mentre le prime due erano state quietanzate con la scritta “pagato”; dedusse inoltre che dopo l’emissione del terzo documento fiscale non erano stati eseguiti altri lavori. La Tecnoelettrica si costituì contrastando l’interpretazione dei documenti prodotti, depositando a sua volta il preventivo dei lavori e la contabilità finale di essi: tali documenti furono contestati dal M., quanto al primo, deducendo che esso riportava l’apparente propria sottoscrizione solo nell’ultimo dei fogli separati e non numerati dai quali era composto; quanto alla seconda, in quanto non sottoscritta nè approvata.

2 – Il Tribunale accolse l’opposizione valorizzando il termine usato per definire, nell’ultima fattura, lo stato dei pagamenti e negando la rilevanza del preventivo – a cagione della sua composizione formale e dell’assenza di sottoscrizione in ogni foglio; la società Tecnoelettrica propose appello; la Corte distrettuale, ritenuto non contestato il preventivo – che l’appellante aveva provveduto a depositare in originale ed integrato dei fogli mancanti – e congruo rispetto alla descrizione dei lavori contenuta nel prospetto di contabilità finale, dispose l’effettuazione di una consulenza tecnica, sulla base della quale ritenne provata la sussistenza di un credito dell’esecutrice dei lavori per Euro 30.570,67 oltre IVA, al cui pagamento condannò il M., compensando le spese di lite di entrambi i gradi e ponendo a carico del M. il pagamento del 50% dei compensi all’ausiliare tecnico.

3 – Per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso il M., facendo valere due motivi di annullamento, illustrati da successiva memoria; la Tecnoelettrica ha risposto con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

p. 1 – Con il primo motivo parte ricorrente lamenta che la Corte territoriale avrebbe attribuito alle fatture prodotte ed al preventivo dei lavori un’efficacia probatoria diversa da quella che una corretta applicazione delle norme sostanziali avrebbe consentito di riconoscere a tali documenti; denuncia all’uopo la violazione degli artt. 2697 e 2909 c.c.; artt. 115 e 116 c.p.c., in relazione agli artt 61 e 191 c.p.c.; assume altresì violati i confini applicativi degli artt. 2702; 2708; 2717; 2722 e 2724 c.c., come pure delle disposizioni in tenia di fatturazione – del D.P.R. n. 633 del 1972, artt. 3, 6 e 21.

p. 1.a – Rileva innanzi tutto che la dizione di “saldato” con la sottoscrizione del legale rappresentante, contenuta nella fattura n. (OMISSIS), non poteva essere equiparata all’espressione “pagato” riportata nelle due precedenti fatture, dovendo significare invece la definizione di tutti i rapporti di dare – avere relativi al contratto d’opera; sostiene altresì la inconferenza del riferimento, contenuto in sentenza, al preventivo intercorso tra le parti, stante la richiamata incertezza della sua riferibilità ad esso ricorrente – quanto a sottoscrizione di accettazione – in quanto espressamente disconosciuta la sottoscrizione (tra l’altro apposta solo in calce all’ultimo di alcuni fogli che si presentavano staccati tra loro) e non formante oggetto di procedimento di verifica al momento della produzione in primo grado; la relativa questione non sarebbe poi stata riproposta in appello, venendo dunque coperta dalla intangibilità del giudicato. Trae poi ulteriori argomenti a favore della propria interpretazione del termine “saldato” sia dalle norme sulla fatturazione sia dalle disposizioni codicistiche circa la valenza probatoria contra agentem delle scritture contabili.

p. 1.b – Stante la chiarezza delle emergenze istruttorie neppure avrebbe potuto trovare ingresso l’effettuazione di una consulenza di ufficio in quanto la stessa, in luogo di offrire al giudicante elementi di valutazione tecnica del materiale istruttorio, sarebbe stata disposta al fine di verificare la già raggiunta tenuta argomentativa delle tesi dell’opponente.

p. 2 – Con il secondo motivo le medesime argomentazioni vengono poste a corredo di una censura di difettosa motivazione.

p. 3 – I motivi possono essere esaminati congiuntamente per la loro stretta consequenzialità logica: essi sono infondati.

p. 3.a – Va innanzi tutto messo in rilievo che l’interpretazione delle diciture di “pagato” e di “saldato” – ritenute entrambe significative di pagamenti, senza la possibilità di attribuire una specificità semantica al secondo termine- operata dalla Corte distrettuale non è suscettibile di diverso scrutinio in quanto costituisce una interpretazione del fatto processuale di spettanza esclusiva del giudice del merito, sostenuta da congrua motivazione, atteso che anche il preteso “saldo” si riferiva ad una fattura di stato di avanzamento dei lavori e non ad una di fine lavori; quanto poi all’utilizzo del preventivo il Giudice dell’impugnazione ha ampiamente motivato le ragioni per le quali riteneva inconferenti le denunce di incompletezza e non riferibilità ai lavori dei quali si discute (v foll terzo e quarto dell’impugnata decisione), sostanzialmente condividendo le ancor più analitiche critiche alla sentenza di primo grado, sul punto, contenute nell’appello e riportate ai foll secondo e terzo della gravata sentenza; quanto al disconoscimento della sottoscrizione, la pronuncia di secondo grado non ne fa menzione e dunque, non trattandosi di un vitium in procedendo è precluso a questa Corte un novello esame degli atti per verificare: in quali termini il preteso disconoscimento fosse stato formulato in primo grado – dopo la produzione in originale del preventivo -; se esso fosse stato reiterato nelle conclusioni innanzi al “Tribunale di Arezzo; se infine fosse stato richiamato ex art. 346 c.p.c., nella comparsa di costituzione in appello: ciò anche in ragione dei rilievi contenuti nei foll 4-5 del controricorso – non contestati con eventuale memoria ex art. 378 c.p.c. nè in sede di discussione in pubblica udienza- secondo i quali comunque nell’appello vi sarebbe stata una richiesta di “perizia grafica” al fine di operare la verificazione stessa; da escludere comunque che si fosse formata una preclusione pro judicato – appunto, per mancata formulazione della istanza di verificazione – stante il fatto che il Tribunale ritenne irrilevante la questione.

p. 3.b – Non conducente è il richiamo al valore contra se da attribuire alle scritture contabili tra imprenditori – chè qui si discute del valore da attribuire ad una dicitura aggiunta ad un documento contabile e perchè, comunque, quelle prodotte possono costituire indizi da corroborare con altri elementi di prova, come è stato fatto nel caso di specie con riferimento al preventivo che ha trovato perfetta corrispondenza con la contabilità finale e con le conclusioni del CTU come neppure alle norme sull’IVA, in quanto queste si pongono su un piano dimostrativo del tutto eterogeneo rispetto a quello oggetto della pretesa agita.

p. 3.c – Infondata allora è la critica rivolta alla Corte di appello di aver disposto una consulenza tecnica per verificare, non già il quantum sibbene l’an debeatur, stante la utilizzabilità del preventivo di cui s’è detto.

p. 4. 1,e spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese che liquida in Euro 3.700 di cui 200 per esborsi.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione seconda della Corte di Cassazione, il 19 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 25 gennaio 2017

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