Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18907 del 31/08/2010

Cassazione civile sez. I, 31/08/2010, (ud. 13/07/2010, dep. 31/08/2010), n.18907

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. SALME’ Giuseppe – Consigliere –

Dott. MACIOCE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso iscritto al n. 21374 R.G. anno 2009 proposto da:

L.P., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la

cancelleria della Corte di Cassazione rappresentato e difeso

dall’avvocato CONSOLO Orazio del Foro di Catania giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

UTG Prefetto di Siracusa;

– intimato –

avverso il decreto n. 496 cron. del Giudice di Pace di Siracusa

depositato il 10.06.2009;

udito nella c.d.c. del 13.7.2010 il Consigliere Dott. Luigi MACIOCE.

 

Fatto

OSSERVA

Il Collegio che il relatore designato nella relazione dep. il 12.4.2010 ha formulato le trascritte osservazioni e proposte di definizione, nel senso:

“CHE il cittadino (OMISSIS) L.P. propose opposizione avverso il decreto in data 14.3.2009 emesso dal Prefetto di Siracusa del D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 13, comma 2, lett. B, ed il Giudice di Pace di Siracusa, con decreto 10.6.2009, respinse il ricorso disattendendo l’eccezione di divieto di espulsione D.Lgs. n. 286 del 1998, ex art. 19, comma 1, fondata dallo straniero sul timore che il rimpatrio avesse a determinare grave pericolo per la sua persona a causa della faida albanese Kanun della quale egli era oggetto;

CHE il Giudice di Pace ha escluso che la situazione delineata, peraltro non provata, integrasse la ipotesi di persecuzione di cui alla invocata norma di tutela;

CHE il decreto, notificato il 12.6.2009, è direttamente ricorribile per cassazione ai sensi del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 13 bis, come modificato dal D.Lgs. n. 113 del 1999, art. 4 ed è stato fatto segno a ricorso per cassazione in data 22.9.2009 al quale non ha resistito l’intimato Prefetto;

CHE il motivo nel quale si articola il ricorso, pur assistito da quesito di diritto, appare manifestamente infondato, essendo del tutto condivisibile il rilievo del giudice del merito per il quale la situazione delineata (afferente una pretesa falda familiare attingente il L.), ed in fatto rimasta mera affermazione sfornita di prova, non ha alcuna rilevanza ai fini di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, comma 1, il quale configura una esposizione a rischio di generale persecuzione ad opera dello Stato di rimpatrio (Cass. n. 16417 del 2007 – vd. anche Cass. nn. 7572 e 26252 del 2009) e non include in alcun modo ipotesi di esposizione a rischio di vendette familiari o personali, che non si scorge perchè non debbano essere prevenute e represse dall’amministrazione giudiziaria della Repubblica albanese e che, comunque, non appaiono in alcun modo riferibili a quello Stato”.

A criterio del Collegio, preso atto della assenza di alcun rilievo critico del difensore del L. alle sopra trascritte, e comunicate, considerazioni, la relazione deve essere pienamente condivisa e pertanto il ricorso – deducente un fumus persecutionis inconsistente in fatto e non configurabile in diritto – deve essere rigettato.

Non è luogo a regolare le spese, in difetto di difese dell’intimato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 13 luglio 2010.

Depositato in Cancelleria il 31 agosto 2010

 

 

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