Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18905 del 26/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 26/09/2016, (ud. 28/06/2016, dep. 26/09/2016), n.18905

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – rel. Consigliere –

Dott. VELLA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17380-2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

N.G.B., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato GIUSEPPE MORETTI giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 94/16/2015 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO SEZIONE DISTACCATA di SIRACUSA del 18/11/2014,

depositata il 13/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. GUIDO FEDERICO;

udito l’Avvocato GIUSEPPE MORETTI, difensore del contro corrente, che

si riporta agli scritti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte,

costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

L’Agenzia delle Entrate ricorre nei confronti del contribuente N.G.B., che resiste con controricorso, per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia – sez. stacc. di Siracusa – n. 94/16/2015, depositata il 13 gennaio 2015, con la quale, confermando la pronuncia di primo grado, è stato accolto il ricorso del contribuente avverso il silenzio rifiuto opposto dall’Amministrazione sull’istanza di rimborso da questi presentata.

La CTR, in particolare, disattesa l’eccezione di decadenza del diritto del contribuente, ha affermato, per quanto qui ancora interessa, la sussistenza del presupposto per il diritto al rimborso ed ha ritenuto inammissibile, in quanto proposta soltanto in appello, l’eccezione con cui l’Amministrazione ha dedotto la mancata prova dell’avvenuto pagamento delle imposte.

L’Agenzia ha altresì depositato memoria illustrativa.

Con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia denunzia la violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17 nonchè della L. n. 190 del 2014, art. 1, comma 665 in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3), deducendo che 1′ agevolazione prevista dalla L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17 avente ad oggetto il rimborso del 90% delle imposte per i soggetti colpiti dal sisma del 1990, non era applicabile ai lavoratori dipendenti, i quali effettuavano il versamento tramite il sostituto d’imposta.

Il motivo appare infondato.

Ed invero, premesso che, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 38 sono legittimati a richiedere all’Amministrazione finanziaria il rimborso della somma non dovuta e ad impugnare l’eventuale rifiuto dinanzi al giudice tributario sia il soggetto che ha effettuato il versamento (cd. “sostituto d’imposta”), sia il percipiente delle somme assoggettate a ritenuta (cd. “sostituito”), si osserva che, come questa Corte ha già affermato, la L. 27 dicembre 2002, n. 289, art. 9, comma 17, che consente al contribuente di recuperare il 90 per cento di quanto dovuto e versato per imposte, in deroga al principio per cui la sanatoria generalmente non comporta la possibilità di ottenere rimborsi dallo Stato, costituisce una disposizione rispondente ad una logica del tutto particolare e diversa rispetto agli altri provvedimenti di sanatoria, in quanto mira ad indennizzare i soggetti coinvolti in eventi calamitosi (Cass.12083/2012).

Da ciò discende che il diritto al rimborso deve ritenersi attribuito al soggetto passivo dell’imposta in senso sostanziale, e non anche al mero sostituto d’imposta, apparendo al riguardo non vincolante il diverso parere contenuto nelle circolari dell’Amministrazione.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna l’Agenzia delle Entrate alla refusione delle spese del presente giudizio, che liquida in 2.300,00 Euro per compensi, oltre ad accessori di legge, nonchè rimborso spese vive in misura di 200,00 Euro e rimborso forfettario spese generali in misura del 15%.

Così deciso in Roma, il 28 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2016

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