Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18901 del 11/09/2020

Cassazione civile sez. I, 11/09/2020, (ud. 02/07/2020, dep. 11/09/2020), n.18901

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – rel. Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 8987/2015 proposto da:

R.G., elett.te domiciliato in Roma, presso l’avvocato

Ulisse Corea, che lo rappres. e difende, con procura speciale in

calce ai ricorso;

– ricorrente –

contro

Comune di Caivano, in persona del Commissario straordinario p.t.,

elett.te domic. presso l’avv. Lorenzo Mazzeo, dal quale è rappres.

e difeso, con procura speciale a margine del controricorso;

– intimato –

avverso la sentenza n. 3895/14 emessa dalla Corte d’appello di

Napoli, depositata il 2.10.14;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

02/07/2020 dal Consigliere rel. Dott. CAIAZZO ROSARIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Con citazione notificata il 9.9.08 R.G. convenne innanzi al Tribunale di Napoli il Comune di Caivano esponendo: di essere proprietario in Caivano di un fabbricato di cui fu disposta la demolizione a causa dei danni riportati a seguito del terremoto del 1980 e di aver chiesto la concessione del contributo previsto dalla L. n. 219 del 1981, per la relativa ricostruzione; con decreto sindacale del 6.6.90 gli fu concesso il contributo di Euro 74.369,80 previo parare positivo della Commissione tecnica comunale; che i lavori iniziarono il 20.8.90 e terminarono il 14.9.92; di aver comunicato al Comune, con nota del 4.9.96, l’avvenuta ultimazione dei lavori, richiedendo la concessione del contributo, negata dallo stesso Comune atteso il parere contrario del Ministero dei LL.PP.; che in risposta alla diffida inviata dall’attore, il Comune rigettò nuovamente l’istanza, per carenza di fondi e dei requisiti soggettivi stabiliti dalla L. n. 32 del 1992, per la concessione del contributo; che a seguito della pronuncia del Tar adito – che aveva dichiarato il proprio difetto di giurisdizione – aveva chiesto che il Tribunale di Napoli condannasse il Comune di Caivano al pagamento della somma di Euro 74.369,80 a titolo di contributo ex L. n. 218 del 1981.

Radicatosi il contraddittorio, il Comune chiese il rigetto della domanda, chiamando in causa, per esserne garantito, il Ministero dell’Economia e delle Finanze che si costituì unitamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Con sentenza emessa il 20.3.12 il Tribunale di Napoli accolse la domanda e condannò il Comune al pagamento della somma richiesta oltre interessi legali, rigettando invece la domanda proposta nei confronti dei terzi chiamati. In particolare, il Tribunale ritenne che: il provvedimento comunale del 1990, indicato quale atto “di indicazione” del contributo in mancanza di disponibilità finanziarie (D.Lgs. n. 76 del 1990, ex art. 19, comma 7), integrasse, con il parere positivo della Commissione tecnica, una fattispecie di riconoscimento del diritto al contributo stesso, con riserva di successiva e concreta erogazione della somma dovuta a tal titolo; era stata dimostrata la disponibilità dei fondi da parte del Comune.

Il Comune di Caivano propose appello avverso la suddetta sentenza, deciso dalla Corte d’appello di Napoli con sentenza emessa il 2.10.14, osservando che: in punto di diritto, il cittadino danneggiato dal sisma acquista il diritto soggettivo a percepire il contributo solo quando ricorrano le condizioni previste dalla legge, tra cui la copertura finanziaria sui fondi vincolati erogati dallo Stato per il pagamento dei contributi; nella fattispecie, non era stata provata la disponibilità del Comune a finanziare le pratiche istruite – come quella in esame – in epoca anteriore all’entrata in vigore della L. n. 32 del 1992, incombendo sull’appellato l’onere di provare tale circostanza, quale fatto costitutivo del diritto alla percezione del contributo in questione; per quanto riguardava i fondi successivamente assegnati, la L. n. 32, aveva stanziato fondi insufficienti a soddisfare tutte le esigenze della ricostruzione postsismica, fissando rigidi criteri di priorità per la elezione dei soggetti che avrebbero ottenuto i contributi; la Delib. CIPE di ripartizione dei fondi dell’11.10.94 stabilì criteri ancora più rigorosi, dando atto che la disponibilità da ripartire tra i comuni per fare fronte alle esigenze abitative prioritarie, considerate dalla L. n. 32 del 1992, art. 3, lett. a e b, era insufficiente, essendo altresì certo che il Giugliano non fosse in possesso di tali requisiti; al riguardo, ai sensi del T.U. n. 76 del 1990, art. 3, il CIPE assegnò alle Regioni e ai Comuni i fondi per la ricostruzione, che furono gestiti direttamente da quest’ultimi che stabilivano le priorità d’intervento a norma della L. n. 32 del 1992, art. 3, comma 5, secondo criteri anche più restrittivi di quelli fissati dalla legge per l’attribuzione dei contributi ai privati, che consentivano di privilegiare la destinazione pubblica degli stessi, come accaduto nel caso concreto.

R.G. ricorre in cassazione con quattro motivi, illustrati con memoria.

Resiste il Comune di Caivano con controricorso.

Diritto

RITENUTO

che:

Con il primo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 219 del 1981, artt. 14 e 15, D.L. n. 19 del 1984, art. 3, comma 5, D.Lgs. n. 76 del 1990, art. 19 e L. n. 32 del 1992, art. 3, comma 2, avendo la Corte d’appello erroneamente ritenuto che l’insufficienza dei fondi escludesse il diritto alla percezione del contributo richiesto, in quanto le norme sopra richiamate erano interpretabili (come affermato dal Tribunale) invece nel senso che, ricorrendo i vari presupposti di legge, oggettivi e soggettivi, sussistesse il suddetto diritto, mentre l’insufficienza dei fondi era solo condizione dell’erogazione del contributo.

Con il secondo motivo si deduce la nullità della sentenza impugnata per violazione dell’art. 156 c.p.c., ovvero per totale carenza della motivazione in ordine all’esistenza delle disponibilità del Comune per finanziare i contributi per la ricostruzione postsismica, non ostante l’acquisizione da parte dello stesso Comune di una nota della regione Campania dalla quale si evinceva che sulla contabilità speciale ex L. n. 219 del 1981, del Comune di Caivano risultavano giacenti, al 31.12.04, fondi per Euro 3.073.514,99 in misura percentuale superiore al doppio della media regionale del 9,38%.

Con il terzo motivo si denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c. e art. 115 c.p.c., comma 2, avendo la Corte territoriale ritenuto che incombesse sul cittadino istante l’onere di provare la disponibilità finanziaria del Comune in ordine ai contributi di cui alla L. n. 219 del 1981.

Con il quarto motivo si denunzia violazione e falsa applicazione della L. n. 32 del 1992, che era entrata in vigore successivamente al decreto sindacale del 1990 e, pertanto, non avrebbe potuto incidere sui presupposti dell’erogazione del contributo richiesto al Comune.

Il primo motivo del ricorso è fondato.

Secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, in tema di contributi per la ricostruzione o riparazione di immobili colpiti dagli eventi sismici del novembre 1980 e del febbraio 1981, il decreto sindacale di “indicazione” del contributo “in mancanza di disponibilità finanziarie”, di cui al D.L. 28 febbraio 1984, n. 19, art. 3, comma 5 (convertito, con modificazioni, dalla L. 18 aprile 1984, n. 80), così come quello previsto dall’art. 19, comma 7, del Testo unico approvato con il D.Lgs. 30 marzo 1990, n. 76, integrano, in presenza del parere positivo dell’apposita commissione, una fattispecie di “riconoscimento” del contributo medesimo, con riserva di successiva e concreta erogazione-liquidazione dello stesso” (Cass., SU, n. 3849/12; n. 18742/04).

Pertanto, la normativa in esame riconosce al privato il diritto di ottenere il decreto sindacale di accertamento dei presupposti del contributo, subordinandone la concreta erogazione alla sussistenza dei fondi destinati a tale finalità.

Nella fattispecie, il ricorrente ha chiesto la condanna del Comune di Caivano al pagamento del contributo e non il mero accertamento del relativo diritto, e la Corte ha motivato sull’insussistenza dei fondi destinati al pagamento del contributo. Tuttavia, è stato affermato che nel caso d’insussistenza dei fondi necessari per il pagamento del contributo, il giudice deve sostituire l’atto “d’indicazione” emesso dal Sindaco e accertare il diritto di percepire il contributo, demandando l’effettivo pagamento all’avvenuto finanziamento a favore del Comune (Cass., n. 1603/09).

Ora, il motivo va accolto limitatamente all’accertamento del diritto di percepire il contributo, sebbene subordinato alla futura disponibilità dei fondi necessari. Ciò sulla base del principio per cui la domanda di condanna contiene comunque quella implicita di accertamento, quale suo presupposto.

Invero, tenuto conto della domanda introduttiva del giudizio, sussiste certo l’interesse del ricorrente ad accertare il diritto di ottenere i fondi in questione, sebbene esso sia condizionato per legge alla disponibilità dei fondi stessi in capo al Comune; pertanto, respinta la condanna al pagamento della somma richiesta, va pronunciato il mero accertamento.

L’accoglimento del primo motivo, nei limiti evidenziati, determina l’assorbimento dei restanti motivi.

Per quanto esposto, la sentenza impugnata va cassata, in parte qua, con rinvio alla Corte d’appello di Napoli, anche per le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo del ricorso, nei limiti di cui in motivazione – assorbiti gli altri motivi – e rinvia alla Corte d’appello di Napoli, in diversa composizione, anche per le spese del grado di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 2 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 11 settembre 2020

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