Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18895 del 15/07/2019

Cassazione civile sez. lav., 15/07/2019, (ud. 29/05/2019, dep. 15/07/2019), n.18895

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Presidente –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27521-2015 proposto da:

D.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE BRUNO BUOZZI

99, presso lo studio dell’Avvocato LUIGI VISCONTI, rappresentato e

difeso dall’Avvocato MAURIZIO DIONISIO;

– ricorrente –

contro

“A.R.T.A.” ABRUZZO, AGENZIA REGIONALE PER LA TUTELA DELL’AMBIENTE, in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA NIZZA, 63, presso lo studio dell’Avvocato

MARCO CROCE, rappresentata e difesa dall’Avvocato MANUEL DE MONTE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 614/2015 della CORTE D’APPELLO di L’AQUILA,

depositata il 14/05/2015 R.G.N. 47/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio dal

Consigliere Dott. GUGLIELMO CINQUE.

Fatto

RILEVATO

CHE:

La Corte di appello di L’Aquila, con la sentenza n. 614/2015, in riforma della pronuncia del Tribunale di Teramo, emessa il 6.8.2014, ha respinto la domanda proposta da D.F. nei confronti dell’A.R.T.A. (Agenzia Regionale Tutela Ambiente) Abruzzo, volta ad ottenere la condanna della suddetta Agenzia a corrispondergli la retribuzione di posizione variabile dipartimentale che gli era stata sospesa, dal giugno 2011, a causa della modifica della struttura, di cui era Direttore, da Dipartimento (Distretto di Teramo) a Distretto, avvenuta ai sensi della L.R. 14 luglio 2010, n. 27.

A fondamento della decisione i giudici di seconde cure hanno precisato che: 1) la previgente L.R. n. 64 del 1998 organizzava l’A.R.T.A. in quattro tipologie di strutture: a) una struttura centrale con valenza regionale, avente sede in Pescara; b) tre aree funzionali articolate sul territorio regionale; c) strutture periferiche con valenza territoriale denominate Dipartimenti; d) servizi territoriali; 2) la successiva L.R. n. 27 del 2010 stabiliva, invece, che l’articolazione organizzativa dell’A.R.T.A. era costituita da: a) una struttura centrale con valenza regionale avente sede in Pescara; b) in strutture periferiche con valenza territoriale denominate Distretti; prevedeva, poi, che la nuova organizzazione della Direzione Centrale fosse articolata solo in due aree (amministrativa e tecnica) nonchè che i Distretti fossero articolati in sezioni operative; 3) nell’assetto organizzativo dell’A.R.T.A. era venuto meno il modello dipartimentale ed il Distretto, composto solo da strutture semplici, era un articolazione meno rilevante e meno complessa rispetto a quella precedente che comprendeva anche strutture complesse, 4) come già affermato in precedenti controversie, aventi ad oggetto il riconoscimento di indennità legate a posizioni organizzative non più previste nella pianta organica, era necessaria la correlazione, in base alla disciplina contrattuale di settore, tra la qualifica dirigenziale e la specifica qualificazione formale dell’Ufficio cui il Dirigente era preposto; 5) era irrilevante lo svolgimento, da parte del D., delle stesse mansioni dirigenziali per la minore importanza e rilevanza della nuova struttura; 6) per il dirigente del pubblico impiego non vige un principio di mantenimento della più favorevole retribuzione; 7) la riserva di emissione di un nuovo regolamento, approvato con deliberazione del 2.4.2012, non aveva escluso l’operatività del nuovo assetto organizzativo e che comunque la sua rimodulazione era relativa alla riduzione dei posti e non alla possibilità di individuare Distretti piuttosto che Dipartimenti; 8) la nota del Dirigente del Servizio Politiche Sviluppo Sostenibile del 13.9.2010, in risposta alla richiesta del Commissario Regionale dell’A.R.T.A. del 6.9.2010, non si era pronunciata sul mantenimento dei trattamenti economici e, in particolare, sulla retribuzione di posizione legata al modello dipartimentale e, in ogni caso, era riferibile solo al periodo transitorio di 180 giorni successivi alla entrata in vigore della legge. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione D.F. affidato a tre motivi.

Ha resistito con controricorso l’A.R.T.A. Abruzzo.

Il PG non ha formulato richieste scritte.

Diritto

CONSIDERATO

Con il ricorso per cassazione, in sintesi, si censura:

1) la falsa applicazione della L.R. 29 luglio 1998, n. 64 e della L.R. 14 luglio 2010, n. 27 per non avere la Corte territoriale rilevato che, senza l’adozione del Regolamento di organizzazione, previsto dalla L.R. n. 64 del 1998, art. 19 il dato previsionale previsto dalla L.R. n. 27 del 2010 era, di per sè, insuscettibile di attuazione in quanto non poteva essere ritenuta sufficiente la mera ridenominazione operata dal legislatore; del resto, si evidenzia che solo con la deliberazione del Regolamento adottato dal Direttore generale in data 21.2.2013 (non ancora approvato dalla Giunta Regionale abruzzese) poteva dirsi specificata la scelta, da parte dell’Ente, che avrebbe legittimato la immediata eliminazione della retribuzione di posizione variabile, di talchè era stato confuso il piano meramente progettuale di riorganizzazione con quello attuativo ed i richiami alle altre decisioni della stessa Corte non erano assolutamente pertinenti;

2) la falsa applicazione del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro – Dirigenza SPTA del Servizio Sanitario Nazionale – per non avere considerato la Corte di merito che, anche a seguito della Delib. 30 settembre 2013, n. 689 approvata dalla Giunta Regionale, erano necessari ulteriori ed importanti passaggi, come l’attribuzione di nuove competenza e delle connesse responsabilità in capo ai dirigenti in servizio, da definirsi a seguito di un procedimento coinvolgente tutti i soggetti interessati e concludentesi con la sottoscrizione di un nuovo contratto individuale di lavoro, come previsto dall’art. 13 del CCNL Dirigenza SPTA;

3) l’omesso esame circa il fatto decisivo per il giudizio, consistente nella risposta affermativa fornita dal Dirigente del Servizio Politiche Sviluppo Sostenibile al quesito posto dal Commissario regionale dell’A.R.T.A., in cui era stato chiesto se spettassero ancora i trattamenti economici relativi all’originario assetto organizzativo, per non avere la Corte di appello rilevato che, fino alla entrata in vigore delle nuove norme organizzativo-regolamentari, era stato precisato il mantenimento in vigore del sistema organizzativo precedente alla L.R. n. 27 del 2010.

Il primo motivo è fondato.

La L.R. Abruzzo n. 64 del 1998, avente ad oggetto l’Istituzione dell’Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente, all’art. 15 statuiva che “L’A.R.T.A. è organizzata: a) in una struttura centrale con valenza regionale, con sede in Pescara; b) tre aree funzionali articolate sul territorio regionale; c) in strutture periferiche con valenza territoriale denominate Dipartimenti provinciali e sub- provinciali; d) in servizi territoriali”.

La L. n. 64 del 1998, art. 18 la cui rubrica originaria era “Dipartimenti Provinciali” prevedeva che l’organizzazione, la dotazione organica, nonchè le modalità di funzionamento dei Dipartimenti provinciali sono definite dal regolamento di cui all’art. 19.

L’art. 19 medesima legge statuisce, al n. 3, lett. a) che il regolamento disciplina il funzionamento dell’A.R.T.A. e, in particolare, definisce: a) l’organizzazione e la dotazione organica, nonchè le modalità di funzionamento delle articolazioni delle direzioni centrali e dei Dipartimenti Provinciali di cui, rispettivamente, agli artt. 16 e 18. Con Delib. G.R. 7 aprile 2008, pubblicata nel B.U.R.A. n. 30 del 21 maggio 2008, è stato approvato il Regolamento per la disciplina del funzionamento dell’Agenzia Regionale suddetta.

La L. n. 27 del 2010, modificando l’articolazione organizzativa dell’ARTA, così stabilisce: “L’A.R.T.A. è organizzata in una struttura centrale, con valenza regionale, con sede in Pescara; b) in strutture periferiche con valenza territoriale denominate “Distretti provinciali” e Distretti sub-provinciali””. Come sopra accennato tale legge ha modificato anche la rubrica dell’art. 18, nonchè le parti in cui si faceva riferimento al termine “Dipartimento”, sostituendolo con quello di “Distretto”.

Ciò premesso, è agevole rilevare che la successiva legge del 2010 non si è limitata a modificare unicamente il nome delle strutture dell’A.R.T.A., ma le ha rimodulate e ridotte.

La rimodulazione, però, è avvenuta effettivamente sotto un profilo meramente progettuale e formale perchè il mutamento terminologico delle strutture, non accompagnato dalla specificazione delle rispettive competenze, da attuarsi con un regolamento come previsto dalla L. n. 64 del 1998, art. 18 (norma non modificata nel contenuto), non può essere di per sè sola sufficiente ad una corretta comparazione di funzioni e posizioni del personale addetto.

Sebbene la ratio ispiratrice della Legge del 2010 possa essere individuata nei criteri di “economicità, efficacia ed efficienza” che dovevano essere di riferimento per un riordino degli Enti e delle Agenzie della Regione Abruzzo, come previsto dalla L.R. 19 marzo 2009, n. 4, va evidenziato che la novella si è inserita in un impianto legislativo in cui comunque un atto di normazione secondaria era stato ritenuto necessario per l’organizzazione e le modalità di funzionamento delle strutture dell’Agenzia.

La necessità di tale ulteriore passaggio è proprio comprovato dalle note, riportate nella gravata sentenza, del Commissario regionale dell’ARTA (6.9.2010) che aveva chiesto di conoscere se i “trattamenti economici connessi al modello dipartimentale potessero essere mantenuti fino all’adozione delle norme regolamentari applicative della legge ovvero se gli stessi non erano più dovuti” e del Dirigente del Servizio Politiche Sviluppo Sostenibile (13.9.2010) che aveva affermato che il nuovo assetto avrebbe dovuto essere avviato in modo organico ed armonico e non limitato ad alcuni aspetti e che, fino ad allora, sarebbe rimasto in vigore l’attuale sistema organizzativo.

Esclusa, pertanto, la possibilità di procedere ad una equivalenza formale delle funzioni, stante la non omogeneità delle strutture in cui si articolava l’A.R.T.A. prima e dopo la modifica legislativa del 2010, ai fini di verificare se le competenze del Direttore di Distretto non dessero luogo alla corresponsione della “retribuzione di posizione variabile dipartimentale” occorreva verificare la nuova organizzazione e la nuova modalità di funzionamento della struttura “Distretto” come stabilite dall’adottando regolamento di cui alla L.R. n. 64 del 1998, artt. 18 e 19.

Questa Corte di legittimità, del resto, sebbene in diversa ipotesi ma non priva di affinità con la fattispecie in oggetto, proprio con riguardo al trattamento economico amministrativo del personale amministrativo sanitario e, in particolare, relativamente all’erogazione ai dirigenti dei ruoli professionale-tecnico e amministrativo, dell’incremento della retribuzione di posizione, ha ritenuto necessario, oltre naturalmente alla capienza del relativo fondo, il provvedimento di graduazione della funzione in quanto intimamente correlato alla retribuzione di posizione, alla quale si aggiunge (Cass. 10.11.2016 n. 22934).

Il principio che si ricava, si ribadisce anche se espresso in una fattispecie diversa da quella in esame ma che presenta profili di attinenza con essa, è quello secondo cui è necessario, ai fini del riconoscimento delle componenti della retribuzione di posizione, la verifica della consistenza delle funzioni espletate o da espletare le quali, però, nel caso de quo, avrebbero dovuto e potuto essere delineate solo con il regolamento citato.

Alla stregua di quanto esposto, il primo motivo deve essere accolto, essendo la Corte territoriale – nella sua ratio decidendi – incorsa nelle denunziate violazioni di legge; la trattazione degli altri motivi resta assorbita.

La sentenza gravata deve essere, quindi, cassata in relazione al motivo accolto e la causa va rinviata alla Corte di appello di l’Aquila, in diversa composizione, che procederà ad un nuovo esame avendo riguardo alle direttive e ai principi sopra enunciati e provvederà, altresì, anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La corte accoglie il primo motivo, assorbiti gli altri; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla corte di appello di L’Aquila, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 29 maggio 2019.

Depositato in Cancelleria il 15 luglio 2019

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