Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18890 del 26/09/2016


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Cassazione civile sez. VI, 26/09/2016, (ud. 22/06/2016, dep. 26/09/2016), n.18890

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. CIGNA Mario – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 13286-2015 proposto da:

C.M., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE DEI COLLI

PORTUENSI 536, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA LUISA

REVELLI, rappresentata e difesa dall’avvocato FRANCESCO FERRIA

CONTIN giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– controricorrente –

e contro

EQUITALIA NORD SPA, (OMISSIS);

– intimata –

avverso l’ordinanza n. 5721/2015 della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE di

ROMA, depositata il 20/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

22/06/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI;

udito l’Avvocato Francesca Luisa Revelli (delega avvocato Francesco

Ferria C.) difensore della ricorrente che si riporta agli scritti.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

C.M. ha proposto ricorso per revocazione avverso l’ordinanza resa da questa Corte di cassazione n. 5721, depositata il 20 marzo 2015, affidato ad un unico motivo.

L’Agenzia delle entrate, costituitasi con controricorso, ha chiesto che il ricorso fosse dichiarato inammissibile o infondato.

Nessuna difesa scritta ha depositato Equitalia nord spa. La parte ricorrente ha depositato memoria con la quale ha chiesto, tra l’altro, la riunione ad altro procedimento pendente innanzi a questa Corte.

Va anzitutto disattesa la richiesta di riunione del presente giudizio – relativo alla revocazione dell’ordinanza di questa Corte n.5721/15 che ha rigettato il ricorso della contribuente per la cassazione della sentenza d’appello 14-2013-30 – a quello pendente innanzi alla Sezione quinta di questa Corte – R.G. n. 11058/14 – concernente il ricorso per la cassazione della sentenza n. 142013-05 resa della Ctr – Lombardia che ha dichiarato inammissibile la domanda del contribuente di revocazione della sentenza d’appello n. 14-2013-30.

Ed invero, non esiste alcuna pregiudizialità logico-giuridica tra i due giudizi concernenti due impugnazioni della medesima sentenza 14/2013/30, avendo questa Corte già chiarito – Cass. n. 5513/2000 – che la pendenza del giudizio di revocazione contro la sentenza di merito non è di ostacolo, alla luce dell’art. 398 c.p.c., come modificato dalla L. 26 novembre 1990, n. 353, art. 68 alla trattazione del ricorso per cassazione contro la sentenza di merito (e quindi anche alla trattazione del ricorso per la revocazione della sentenza di cassazione sul merito), essendovi completa autonomia tra il giudizio di cassazione e quello per revocazione, almeno finchè il giudice investito di quest’ultima non ritenga di sospendere i termini per la proposizione del primo o il procedimento di cassazione stesso, tanto più qualora tra le due cause non sussista interferenza di questioni.

Ciò posto, il ricorso proposto dalla ricorrente, fondato sull’errore di fatto conciato alle prodotte interrogazioni dello stato di riscossione attestanti l’irreperibilità della destinataria che se esaminate avrebbero consentito di dimostrare la fondatezza della censura fondata sulla violazione dell’art. 140 c.p.c., è inammissibile.

Ed invero, ai fini della configurabilità dell’errore di fatto che giustifica l’accoglimento della revocazione fondata sulla violazione dell’art. 391 bis c.p.c., nella parte in cui richiama l’art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, è necessario che detto errore sia caduto su un elemento decisivo della decisione da revocare, richiedendosi perciò un rapporto di causalità tra l’erronea presupposizione e la pronuncia stessa e dunque, la natura determinante dello stesso ai fini della pronuncia emessa.

Orbene, di tali requisiti è sprovvisto l’errore che viene postulato dalla parte ricorrente, posto che il ricorso per cassazione relativo alla censura concernente il vizio di notifica degli atti presupposti formulato dalla parte ricorrente venne dichiarato da questa Corte inammissibile per l’assenza di specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti idonee a dimostrare in qual modo le affermazioni contenute in sentenza contrastavano con le norme regolatrici della fattispecie. In sostanza, questa Corte ha deciso il motivo per ragioni di rito impeditive del suo vaglio nel merito; ne consegue la non decisività del prospettato errore fattuale destinato ad incidere su una valutazione di meritevolezza della censura ormai impedita per il sopravvenuto passaggio in giudicato della statuizione concernente l’inammissibilità del motivo.

I1 ricorso va dichiarato inammissibile. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo in favore dell’Agenzia delle entrate, costituita.

PQM

La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

Dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna la parte ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in favore dell’Agenzia delle entrate in Euro 3000,00 per compensi, oltre spese prenotate a debito.

Dà atto della ricorrenza dei presupposti di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile, il 22 giugno 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2016

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