Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18885 del 28/07/2017


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Cassazione civile, sez. II, 28/07/2017, (ud. 23/03/2017, dep.28/07/2017),  n. 18885

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PETTITI STEFANO – Presidente –

Dott. D’ASCOLA PASQUALE – Consigliere –

Dott. CORRENTI VINCENZO – Consigliere –

Dott. FEDERICO GUIDO – Consigliere –

Dott. SCALISI ANTONIO – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15-2016 proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, domiciliato ex lege in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

legis;

– ricorrente –

contro

D.S.D., + ALTRI OMESSI

M.F., + ALTRI OMESSI

– controricorrenti –

contro

C.A., + ALTRI OMESSI

– c/ricorrenti e ricorrenti incidentali –

e contro

L.F., + ALTRI OMESSI

– resistenti –

avverso il decreto n. 1414/2015 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositato il 14/09/2015 n. cronol. 2697/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/03/2017 dal Consigliere Dott. ANTONINO SCALISI;

Fatto

FATTI DI CAUSA

I ricorrenti L.F., + ALTRI OMESSI hanno proposto, davanti alla Corte di Appello di Roma, istanza di indennizzo per irragionevole durata di un giudizio, innanzi al Tar del Lazio, iniziato nel 1995 e definito nel 2009, per l’accertamento dei diritti dei ricorrenti all’inquadramento con decorrenza 1 settembre 2015 nella nuova qualifica di ispettore superiore o ispettore capo con corresponsione del relativo trattamento economico.

Il Tribunale Amministrativo con ordinanza del 4 luglio 1996 sollevava questione di legittimità costituzionale che veniva decisa dalla Corte Costituzionale con sentenza del 17 marzo 1998 di declaratoria di infondatezza. In data 16 dicembre 1998 la parte presentava istanza di prosecuzione del giudizio e in data 16 giugno 2005 istanza di prelievo. La Corte di Appello di Roma, con decreto n. 14114/15, ha accolto la domanda riconoscendo un periodo di irragionevole durata del processo pari ad anni 9 ed un indennizzo complessivo di Euro 8.250,00, a favore di ciascun ricorrente, equivalente ad Euro 750,00 per i primi tre anni e Euro 1.000,00 per gli altri sei anni di eccedenza rispetto al termine di ragionevole durata.

La cassazione di questo decreto è stata chiesta dal Ministero dell’Economia e delle Finanze con ricorso affidato a due motivi. M.F., + ALTRI OMESSI hanno resistito con controricorso. Hanno resistito con separato controricorso anche C.A., + ALTRI OMESSI, i quali hanno formulato ricorso incidentale affidato ad un motivo. Hanno resistito con separato controricorso: D.S.D., + ALTRI OMESSI. Altri intimati, eccetto quelli qui indicati, in questa sede, non hanno svolto attivita’ giudiziale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso il Ministero dell’Economia e delle Finanze lamenta la violazione di legge per erronea applicazione del D.L. n. 112 del 2008, art. 54,comma 2, convertito nella L. n. 133 del 2008, come novellato dalla L. n. 104 del 2010, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Secondo il ricorrente la Corte distrettuale avrebbe dovuto dichiarare improcedibile la domanda di indennizzo per irragionevole durata del giudizio presupposto posto che l’istanza di prelievo risultava presentata solo il 16 giugno 2005 e secondo il D.L. n. 112 del 2008, art. 54, convertito in L. n. 133 del 2008, (applicabile al caso in esame ratione temporis), l’istanza di prelievo era condizione per la proponibilità della domanda di equa riparazione.

1.1. Il motivo è infondato. Va qui precisato quanto segue:

a) il D.L. del 25 giugno 2008, n. 112, art. 54, comma 2, – in vigore dal 25 giugno 2008 (art. 85) -, convertito in legge, con modificazioni, alla L. del 6 agosto 2008, n. 133, art. 1, comma 1, – in vigore dal 22 agosto 2008, nella sua versione originaria, disponeva: “La domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione dell’art. 2, comma 1, non è stata presentata un’istanza ai sensi del R.D. del 17 agosto 1907, n. 642, art. 51, comma 2, nei sei mesi antecedenti alla scadenza dei termini di durata di cui all’art. 4, comma 1 ter, lett. b)”;

b) in sede di conversione in legge, sono state apportate all’art. 54 le seguenti modifiche: “al comma 2, dopo le parole “art. 2, comma 1” sono inserite le seguenti: “della L. 24 marzo 2001, n. 89” e le parole “nei sei mesi antecedenti alla scadenza dei termini di durata di cui all’art. 4, comma 1 ter, lett. b), sono soppresse”;

c) conseguentemente, il testo definitivo del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, quale convertito in legge dalla L. n. 133 del 2008, risulta il seguente: “La domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione della L. del 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, non è stata presentata un’istanza ai sensi del R.D. del 17 agosto 1907, n. 642, art. 51, comma 2”;

d) successivamente, l’art. 3, camma 23, dell’Allegato 4 al D.Lgs. del 2 luglio 2010, n. 104 – in vigore dal 16 settembre 2010 -, ha stabilito che, del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, “le parole “un’istanza ai sensi del R.D. 17 agosto 1907, n. 642, art. 51, comma 2” sono sostituite dalle seguenti: “l’istanza di prelievo di cui del codice del processo amministrativo, all’art. 81, comma 1, nè con riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione””;

e) ancora successivamente, il D.Lgs. del 15 novembre 2011, n. 195, art. 1, comma 3, lett. a, n. 6, (Disposizioni correttive ed integrative al D.Lgs. del 2 luglio 2010, n. 104, recante codice del processo amministrativo, a norma della L. del 18 giugno 2009, n. 69, art. 44, comma 4) in vigore dall’1 dicembre 2011 -, ha disposto che: “al comma 23, le parole “81, comma 1” sono sostituite dalle seguenti “71, comma 2″”;

f) conclusivamente, la disposizione del D.L. n. 112 del 2008, art. 54, comma 2, – in vigore dal 16 settembre 2010 risulta del seguente testuale tenore: “La domanda di equa riparazione non è proponibile se nel giudizio dinanzi al giudice amministrativo in cui si assume essersi verificata la violazione della L. 24 marzo 2001, n. 89, art. 2, comma 1, non è stata presentata l’istanza di prelievo di cui all’art. 71, comma 2, del codice del processo amministrativo, nè con riguardo al periodo anteriore alla sua presentazione””.

Pertanto, posto che nel caso in esame la domanda di equa riparazione oggetto del presente giudizio è stata introdotta con ricorsi depositati il 27 febbraio 2008 e il 6 marzo 2008 al caso in esame risulta pienamente applicabile il principio affermato da Cassazione, sezioni unite (n. 28507/2005) secondo cui la lesione del diritto alla definizione del processo in un termine ragionevole va riscontrata, anche per le cause davanti al giudice amministrativo, con riferimento al periodo intercorso dall’instaurazione del relativo procedimento, senza che una tale decorrenza possa subire ostacoli o slittamenti in relazione alla mancanza dell’istanza di prelievo od alla ritardata presentazione di essa. La previsione di strumenti sollecitatori, infatti, non sospende nè differisce il dovere dello stato di pronunciare sulla domanda, in caso di omesso esercizio degli stessi, nè implica il trasferimento sul ricorrente della responsabilità per il superamento del termine ragionevole per la definizione del giudizio, salva restando la valutazione del comportamento della parte al solo fine dell’apprezzamento della entità del lamentato pregiudizio (in senso conforme, successivamente v. cass. n. 9853/2006, 9411/2006, 10894/2006, 7118/2006, 15603/2006, 24438/2006, 24258/2006, 14753/2010, 1359/2011)”.

Nel caso in esame, per altro, risulta che nel giudizio presupposto erano state presentate domanda di fissazione di udienza ed istanza di prelievo risalenti al 16 giugno 2006.

2. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta la violazione di legge per erronea applicazione della L. n. 89 del 2001, art. 2, anche nella formulazione introdotta dalla L. del 7 agosto 2012, n. 134, di conversione del D.L. n. 83 del 2012, in relazione all’art. 360 c.p.c., 1 comma, n. 3.

Secondo il ricorrente, la Corte distrettuale non avrebbe valutato adeguatamente il processo nel quale si è verificata la violazione ed avrebbe applicato sic et simpliciter i parametri di Euro 750,00 per i primi tre anni e Euro 1.000,00 per gli anni successivi incorrendo in una erronea applicazione della L. 89 del 2001, art. 2,sia nel testo precedente, che successivo al D.L. n. 83 del 2012, convertito in L. n. 134 del 2012. Piuttosto, ritiene il ricorrente occorreva, e la Corte distrettuale non lo avrebbe fatto, valutare dell’esito del processo nel quale si è verificata la violazione, del comportamento del giudice e delle parti, la natura degli interessi coinvolti, il valore e la rilevanza della causa, anche in relazione alle condizioni personali della parte.

2.1. Il motivo è fondato.

Come ha avuto modo di chiarire questa Corte in altra occasione (Cass. n. 16311 del 16/07/2014): in tema di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo, sono manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale, per contrasto con l’art. 117 Cost., comma 1, in relazione all’art. 6 CEDU, par. 1, riguardanti la L. del 24 marzo 2001, n. 89, art. 2 bis, nella parte in cui limita la misura dell’indennizzo in una somma di denaro, non inferiore a Euro 500,00 e non superiore a 1.500,00 Euro.

A sua volta, è orientamento, sufficientemente consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, che la misura pari ad Euro 500,00 rappresenti il criterio standard tale che ove il Giudice del merito dovesse ritenere di applicare una misura superiore, sia pure ricompresa tra il minimo e il massimo appena indicati, sarà necessario indicare, nella motivazione, le ragioni che ne determinano la misura prescelta (Cass., 10 febbraio 2011, n. 3271; Cass., 13 aprile 2012, n. 5914). Per altro, tale criterio, per quanto indicato costantemente dalla giurisprudenza, deve ritenersi integrativo delle norme in tema di equa riparazione per eccessiva durata del processo.

Ora, nel caso in esame, il Giudice, nel determinare la misura dell’equo indennizzo, si è discostato dal criterio base senza alcuna giustificazione, e come tale, in mancanza di giustificazione, il parametro di Euro 750,00 per i primi tre anni e Euro 1.000,00 per gli anni successivi va rideterminato, riconducendolo ad Euro 500,00 per ciascun anno di ritardo.

B. Ricorso incidentale.

3. Con l’unico motivo del ricorso incidentale C.A., + ALTRI OMESSI chiedono una correzione di errore materiale nel quale sarebbe incorso il decreto impugnato: il provvedimento, infatti, ritenuto che il giudizio presupposto fosse unicamente quello RG 14201/1995 del Tar di Roma (e su questo punto si e’ formato il giudicato) assume che l’istanza di prelievo sia stata depositata in data 16 giugno 2005. In verita’ i ricorrenti in quel procedimento hanno depositato istanze di prelievo in data 14 dicembre 1995, 18 gennaio 1999, 16 giugno 2005, 31 marzo 2008, 1 aprile 2008, 3 aprile 2008, 8 aprile 2008.

3.1. Il motivo è inammissibile posto che la Corte di Cassazione può procedere alla correzione di profili della motivazione della sentenza impugnata ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, solo se la sostituzione della motivazione sia solo in diritto e non comporti indagini o valutazioni di fatto, e, infine, che la sostituzione della motivazione non importi violazione del principio dispositivo, ossia non pronunci su eccezioni non sollevate dalle parti e non rilevabili d’ufficio. Nel caso in esame l’errore denunciato comporterebbe un’indagine di fatto non proponibile nel giudizio di cassazione.

In definitiva, va accolto il secondo motivo e rigettato il primo, va dichiarato inammissibile il ricorso incidentale. Il decreto impugnato va cassato e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto la Corte decide nel merito, liquidando l’indennizzo nella misura Euro 4.500,00 per ciascun ricorrente. Vanno confermate le spese del giudizio di merito, così come sono state liquidate dalla Corte distrettuale e, data la reciproca soccombenza, nonchè la particolarità delle questioni esaminate, vanno compensate le spese del presente giudizio di cassazione.

PQM

 

La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso principale rigetta il primo dichiara inammissibile il ricorso incidentale. Cassa il decreto impugnato e decidendo nel merito liquida in Euro 4.500,00 l’indennizzo per equa riparazione in favore di ciascun ricorrente. Conferma la liquidazione delle spese, così come disposta dalla Corte di Appello e compensa le spese del presente giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione seconda Civile della Corte di Cassazione, il 23 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2017

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