Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18884 del 28/07/2017


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Cassazione civile, sez. II, 28/07/2017, (ud. 16/03/2017, dep.28/07/2017),  n. 18884

 

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIANCHINI Bruno – Presidente –

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Consigliere –

Dott. ORICCHIO Antonio – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. SABATO Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17282-2014 proposto da:

R.A., G.A., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA RE TANCREDI 6, presso lo studio dell’avvocato MASSIMO

PARISELLA, rappresentati e difesi dagli avvocati FABRIZIO MICHELE

ROMANO, PATRIZIA D’AVELLO;

– ricorrenti –

contro

CONDOMINIO (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DI VAL

DI FASSA 54, presso lo studio dell’avvocato MARIO FELLI,

rappresentato e difeso dall’avvocato BARBARA ANNA GUERRI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 2727/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 28/04/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

16/03/2017 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE GRASSO;

udito l’Avvocato ROMANO Fabrizio Michele, difensore dei ricorrenti

che ha chiesto l’accoglimento del ricorso; udito l’Avvocato GUERRI

Barbara Anna, difensore del resistente che ha chiesto il rigetto del

ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità o, in

subordine, rigetto del ricorso.

Fatto

I FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Velletri, con sentenza del 23.4.2007, nel pronunciarsi sulle impugnative di diverse Delib. condominiali proposte con separati atti di citazione 29 aprile 2000, Delib. 3 luglio 2000 e Delib. 25 settembre 2000, dopo aver riunito i tre procedimenti, rigettò le domande dei condomini-attori R.A. e G.A., condannandoli alla rifusione delle spese processuali in favore del convenuto Condominio di (OMISSIS), (OMISSIS).

Questi, in sintesi, gli argomenti fondanti la decisione:

a) i vizi denunciati dai ricorrenti, stante la loro natura, potevano condurre, in astratto, alla annullabilità e non alla nullità delle Delib. impugnate, con la conseguenza che l’impugnativa doveva rispettare il termine decadenziale di giorni 30 di cui all’art. 1137 c.c.;

b) era inammissibile per tardività l’impugnazione della prima Delib. del 18.12.1999 (in relazione alla quale, peraltro, erano stati documentati sia l’invio tempestivo, in data 10.12.1999, dell’avviso di convocazione, che la completezza dei punti di cui all’o.d.g., poi trattati in concreto), poichè, a fronte della notifica del verbale di assemblea in data 6.3.2000, la notifica della impugnazione risaliva al 3.5.2000;

c) quanto alla seconda Delib. del 18.3.2000, premesso che era stato documentato dal Condominio l’invio tempestivo della convocazione, in data 4.3.2000, l’avvenuta approvazione all’unanimità dei presenti dei punti all’o.d.g. aveva reso superflua la precisazione circa i condomini favorevoli o contrari; era, inoltre, infondato l’assunto che il tecnico che aveva redatto il computo metrico (perito edile M.) non avesse alcuna veste per farlo, risultando invece che detto incarico gli era stato attribuito da una precedente Delib. assembleare (27.7.1999) mai impugnata; non era, infine, ravvisabile un vizio attinente le modalità di approvazione di lavori, da annoverarsi fra quelli di cui agli artt. 1102,1120,1121 e 1122 c.c., posto che l’assemblea del 18.3.2000 si era limitata ad esaminare i preventivi depositati quel giorno, rinviando scrutinio e discussione alla successiva assemblea dell’1.4.2000;

d) nell’assemblea condominiale del 1.4.2000 (preannunciata ai ricorrenti con lettere del 27.3 e 28.3.2000 e, quindi, valida sotto il profilo delle modalità di convocazione) l’approvazione del preventivi e la nomina della impresa appaltatrice erano avvenute alla unanimità dei presenti, avuto riguardo ad opere già esaminate, discusse ed approvate nell’assemblea 17.1.2000, non oggetto di impugnativa nel presente giudizio;

e) quanto alle Delib. 24 giugno 2000 e Delib. 25 settembre 2000, gli avvisi risultavano ricevuti, rispettivamente il 15.6. ed il 25.9.2000 e, nella parte in cui richiamavano il contenuto delle precedenti Delib. impugnate, non erano suscettibili di ulteriore verifica di legittimità; l’approvazione del bilancio consuntivo 1999/2000 e la nomina e riconferma dell’amministratore in carica risultavano adottate con la maggioranza prescritta dall’art. 1136 c.c.;

f) in ordine ai lavori da eseguirsi sullo stabile, non essendo stato provato in corso di causa che le modalità di esecuzione approvate dall’assemblea escludessero le richieste dei necessari titoli abilitativi edilizi, nè che detti lavori fossero iniziati senza le prescritte autorizzazioni, non sussisteva la prospettata nullità della Delib..

Proponevano appello le parti soccombenti, censurando la sentenza per erronea ricostruzione in fatto e in diritto e chiedendone la riforma, con declaratoria di nullità o annullabilità delle Delib. impugnate per le ragioni esposte e, in ogni caso, per mancanza dei requisiti previsti in ordine alla convocazione, al diritto di informazione del singolo, a quanto indicato all’o.d.g., alla celebrazione delle assemblee, alla indicazione a verbale dei condomini ed alle relative quote millesimali atte a formare la maggioranza.

Si costituiva il Condominio, contestando le ragioni di gravame e chiedendone il rigetto e, in via incidentale, chiedendo riformarsi la sentenza nella parte in cui aveva omesso la pronuncia sulla domanda riconvenzionale avente ad oggetto il risarcimento dei danni per lite temeraria.

La Corte d’Appello di Roma, con sentenza del 28.4.2014, rigettò l’appello principale e quello incidentale sulla base, per quanto qui ancora rileva, delle seguenti considerazioni:

1) l’appello, scarsamente organico e specifico, appariva anzitutto violare il principio di cui all’art. 342 c.p.c.., atteso che le ragioni esposte dagli appellanti principali consistevano, in buona sostanza, nella riproposizione delle allegazioni di primo grado, senza adeguata rivisitazione critica delle argomentazioni esposte per respingerle;

2) quanto alla mancata celebrazione della assemblea in prima convocazione, una volta accertata la regolare convocazione della stessa, l’omessa redazione del verbale che consacrasse la mancata riunione in prima convocazione non impediva che si tenesse la riunione in seconda convocazione, ne la rendeva invalida;

3) in ordine al conferimento dell’incarico al M., non era stato censurato il passaggio decisivo della sentenza, la quale aveva posto in evidenza che, non avendo formato oggetto di impugnativa la Delib. con la quale il nominativo era stato prescelto e con la quale era stato deciso di attribuirgli l’incarico (quella del 27.7.1999), fosse da respingere l’impugnativa in parte qua della Delib. 18.3.2000;

4) sulla mancanza degli avvisi, o sulla loro intempestività, era sufficiente richiamare la documentazione prodotta e già verificata in primo grado, sottolineandosi in particolare, quanto all’assemblea 1.4.2000, che la comunicazione era stata inviata in data 24.3.2000, ma che, a causa dell’omesso ritiro, erano stati lasciati due avvisi (27.3 e 28.3.2000), ritirati solo in data 5.4.2000, non potendosi rimettere all’arbitraria volontà del destinatario, una volta che non sia contestata la correttezza dell’indirizzo di cui all’avviso di convocazione, tempestivamente spedito, il rispetto del periodo di preavviso di cui all’art. 66 disp. att. c.c.;

5) le censure relative alle ragioni di rigetto della impugnativa delle Delib. 24 giugno 2000 e Delib. 25 settembre 2000 erano generiche, scarsamente comprensibili e non collegate alle motivazioni esposte nella sentenza;

6) le ragioni di gravame attinenti alla mancata tempestiva comunicazione della documentazione a sostegno e riscontro della contabilità condominiale non trovavano supporto alcuno negli atti e, comunque, come attestato dal Condominio, copia del bilancio preventivo era stato inviato con plico ricevuto il 23.12.1999, laddove copia di quello consuntivo 1999/2000 era stato inviato in allegato all’avviso di convocazione per l’assemblea del 24.6.2000 e poi con la copia dei verbali ricevuti il 25.9.2000, e, del resto, risulta anche che i ricorrenti erano stati invitati, senza esito, a recarsi presso lo studio dell’amministratore a prendere visione dei documenti giustificativi;

7) le motivazioni della sentenza sulla natura dei lavori previsti e sulla loro non riconducibilità alle ipotesi di cui agli artt. 1121 c.c. e segg., non erano stati oggetto di idonea specifica censura e, comunque, l’adeguamento e il miglioramento non integravano la nozione di innovazione, pur se prevedevano modifiche o l’aggiunta di alcuni componenti;

8) non si ravvisavano, quanto all’impugnazione incidentale, i presupposti per l’applicazione dell’art. 96 c.p.c., avendo comunque il primo giudice ampiamente esaminato le doglianze dei ricorrenti, di talchè non poteva parlarsi di impugnativa e di condotta processuale palesemente colposa o in mala fede.

Per la cassazione della sentenza hanno proposto ricorso R.A. e G.A., sulla base di sei motivi, ulteriormente illustrati con successiva memoria. Il Condominio di (OMISSIS) ha resistito con controricorso.

Diritto

LE RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo i ricorrenti deducono la violazione dell’art. 112 c.p.c. (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), in ordine a tutte le censure oggetto di impugnativa delle varie Delib. condominiali, per non aver la Corte territoriale considerato che l’amministratore condominiale ha l’obbligo di mettere in condizioni il singolo condomino di aver preventiva conoscenza dei punti dell’o.d.g. delle assemblee, nel termine di legge, della documentazione di supporto a riscontro della contabilità condominiale e di potere verificare la qualità ed i titoli dei tecnici di volta in volta incaricati, nonchè la legittimità e l’utilità di un particolare intervento da eseguirsi all’interno del condominio. I ricorrenti, poi, reiterano le doglianze avverso le Delib. impugnate, già sollevate in sede di merito, avuto particolare riguardo al mancato rispetto del termine per l’avviso di convocazione, alla genericità dell’o.d.g., al mancato riferimento nei verbali della riunione in prima convocazione e della indicazione dei condomini presenti e assenti, anche al fine di consentire di verificare la sussistenza della maggioranza per la validità della costituzione; nonchè della approvazione di opere in assenza delle necessarie preventive autorizzazioni amministrative.

1.1. Il motivo è inammissibile per plurimi ordini di ragioni.

Deve osservarsi che sibbene la violazione dell’art. 112 c.p.c. deve essere fatta valere esclusivamente ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4, che consente al giudice di legittimità di effettuare l’esame dell’atto di appello, mentre non può essere denunciata deducendo la ricorrenza di un vizio ex art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, (cfr. Cass., Sez. L., sentenza n. 22759 del 27 ottobre 2014, Rv. 633205), le Sezioni Unite (sentenza n. 17931, 24 luglio 2013, Rv. 627268), peraltro, nel caso in cui il ricorrente lamenti l’omessa pronuncia, da parte dell’impugnata sentenza, in ordine ad una delle domande o eccezioni proposte, hanno statuito che non è indispensabile che faccia esplicita menzione della ravvisabilità della fattispecie di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, con riguardo all’art. 112 c.p.c., purchè il motivo rechi univoco riferimento alla nullità della decisione derivante dalla relativa omissione, dovendosi, invece, dichiarare inammissibile il gravame allorchè sostenga che la motivazione sia mancante o insufficiente o si limiti ad argomentare sulla violazione di legge. Nel caso di specie non resta che osservare che la censura, piuttosto che denunziare la omessa statuizione sul punto, riproduce, affastellandole confusamente, le critiche mosse alle Delib. condominiali, dolendosi, quindi, in definitiva, della soluzione adottata dal Tribunale prima e dalla Corte d’appello poi.

I ricorrenti, in definitiva, erroneamente denunciano la violazione del principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, laddove non è revocabile in dubbio che la Corte di merito ha vagliato le diverse doglianze da essi sollevate al fine di stabilire se le Delib. impugnate fossero o meno legittime e, quindi, valide o da annullare. I profili in relazione ai quali viene lamentata l’omissione sono stati tutti analizzati dapprima dal Tribunale e poi dalla Corte d’appello, senza che rilevi il fatto che la decisione non abbia soddisfatto le aspettative dei ricorrenti. Come è noto, spetta solo al giudice di merito individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove, controllarne l’attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova (cfr. Cass. 28.7.2008, n. 20518; Cass. 11.11.2005, n. 22901; Cass. 12.8.2004, n. 15693; Cass. 7.8.2003, n. 11936).

Richiamandosi quanto riportato in sede di svolgimento del processo, va qui evidenziato che la sentenza impugnata ha, incensurabilmente motivando, disatteso le critiche oggi reiterate con il ricorso (nell’analizzare le singole censure si seguirà l’ordine osservato nel ricorso da pagina 21 in poi):

1) tempestività dell’avviso di convocazione (pag. 5 della sentenza, in uno ai condivisi rilievi operati dal Tribunale con riferimento alle singole assemblee);

2) verifica della qualità tecnica del perito edile M. (pag. 5 della sentenza);

3) verifica legittimità lavori da eseguire (inizio pag. 6);

4) genericità della configurata nullità delle Delib. (fine pag. 2);

5) mancanza di autosufficienza della critica concernente l’assemblea del 17-18/12/1999, convocata per il bilancio di esercizio;

6) mancanza di autosufficienza e specificità della critica mossa alla Delib., approvata all’unanimità dei del perito edile M.;

7) la dedotta mancata verbalizzazione seduta di prima convocazione viene della sentenza gravata;

8) la dedotta mancata indicazione dei condomini favorevoli e contrari si pone in irriducibile contrasto con l’avvenuta approvazione all’unanimità;

9 costituisce questione nuova quanto sollevato alle pagg. 23 e 24 del ricorso, non essendovi di essa cenno alcuno nella sentenza della Corte d’appello;

10) non è autosufficiente e si mostra generica la contestazione dell’avviso di convocazione per l’assemblea dell’1.4.2000;

11) la sentenza, alla lett. d) della pag. 3, rende incensurabile motivazione a riguardo della approvazione, nel corso dell’assemblea dell’1.4.2000, dell’esecuzione di opere asseritamente non conosciute;

12) quanto alla dedotta mancata conoscenza della veste e della qualifica del M., la Corte locale ha fornito risposta (pagg. 3, lett. c, e 5, secondo inciso);

13) non è autosufficiente il prospettato mancato riferimento alle modalità di esecuzione della ditta indicata;

14) è stata fornita congrua motivazione a riguardo della asserita gravosità e voluttuari età delle opere (pag. 6);

15) viola il principio di autosufficienza l’indistinto elenco, nel novero degli interventi, tra opere riguardanti le parti comuni ed opere di esclusiva spettanza dei singoli condomini;

16) quanto all’asserita mancanza delle necessarie autorizzazioni amministrative la Corte ha risposto puntualmente (pag. 4, lett. h); il denunziato mancato consenso dei privati interessati risulta costituire questione nuova;

17) non supera la soglia della genericità la contestata indeterminatezza dell’ordine del giorno prodromico all’assemblea del 25.9.2000.

A conclusione dell’analitica disamina è utile ricordare che la doglianza disciplinata dal vigente art. 360 c.p.c., ed in particolare, sub n. 5), nella configurazione imposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. b), convertito, con modificazioni nella L. 7 agosto 2012, n. 134 (che trova applicazione alle sentenze pubblicate dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del predetto decreto), prevede la ricorribilità per il solo caso di “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”. Siccome ha già avuto modo questa Corte di più volte chiarire, la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54 conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione, con la conseguenza che è pertanto, denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante,.in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali; anomalia che si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (S.U., n. 8053, 7/4/2014, Rv. 629830; S.U. n. 8054, 7/4/2014, Rv. 629833; Sez. 6-2, ord., n. 21257, 8/10/2014, Rv. 632914). Situazione che qui, per quel che si è analiticamente visto, non sussiste.

2. Con il secondo motivo i ricorrenti denunziano la violazione dell’art. 342 c.p.c., “in ordine alla mancanza (parziale) del requisito della specificità dei motivi e conseguente omesso esame di un punto decisivo della controversia” (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).

2.1. La censura in parte reitera quella già formulata con il primo motivo (mancata verbalizzazione della celebrazione dell’assemblea in prima convocazione; approvazione del preventivo e del progetto di esecuzione d’opera del perito edile M., in assenza di altri preventivi; tardivo inoltro dell’avviso di convocazione per l’assemblea del 31.3/1.4.2000) e in parte risulta estremamente generica (approvazione del bilancio consuntivo e preventivo senza aver dato la possibilità di verificare le cd. “pezze di appoggio” – peraltro, la sentenza fornisce risposta a pag. 5, in fine -).

Va qui ribadito che, anzichè denunciare un vizio di individuazione o di applicazione di una norma, i ricorrenti, in definitiva, sollecitano una non ammissibile rivalutazione in questa sede delle risultanze istruttorie. Senza, peraltro, che risulti essere stata specificamente contrastata la motivazione della sentenza avversata.

3. Con il terzo motivo i ricorrenti lamentano la “invalidità/erroneità/contraddittorietà” della sentenza per mancata disamina delle censure concernenti le Delib. oggetto di impugnativa e, in particolare, della Delib. condominiale del 24.6.2000 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), per aver la Corte locale ritenuto che l’omessa impugnativa delle Delib. 18 dicembre 1999, Delib. 18 marzo 2000 e Delib. 1 aprile 2000 fosse preclusiva della disamina.

3.1. Nell’evidenziare che non viene mossa alcuna specifica censura giuridica alla decisione e che non è dato sapere quale sarebbe la norma violata, va detto che la Corte capitolina si è chiaramente pronunciata sul punto alle pagg. 3, lett. e), e 5, penultimo inciso, laddove l’apodittica affermazione secondo cui la Delib. in esame sarebbe “autonoma” rispetto alle precedenti è del tutto generica.

4. A riguardo del quarto motivo, con il quale i ricorrenti lamentano la “invalidità/erroneità/contraddittorietà” della sentenza per mancata disamina delle censure concernenti le Delib. oggetto di impugnativa e, in particolare, della Delib. condominiale del 25.9.2000 (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), debbono ribadirsi le medesime considerazioni espresse sub. 3.1.

5. Con il quinto motivo i ricorrenti denunciano la “invalidità/erroneità/contraddittorietà” della sentenza per non avere la Corte di merito ritenuto che il mancato invio degli atti relativi al bilancio da approvare e, comunque, di quelli riferibili ai lavori da eseguire, integrasse gli estremi di un vizio ingenerante la nullità della Delib. (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).

5.1. Anche a voler prescindere dalla genericità del rilievo e dalla circostanza che lo stesso non denunzia alcuna violazione di legge, l’affermazione si pone in irriducibile contrasto con quanto esposto dalla sentenza (fine pag. 5).

6. Con l’ultimo motivo i ricorrenti deducono la “invalidità/erroneità/contraddittorietà” della sentenza per non aver la Corte locale considerato che l’incarico conferito al M. e le opere da eseguire erano stati Delib.ti in assenza di titolo edilizio e di nulla osta dell’assessorato, nonostante la loro voluttuarietà ed in contrasto con l’interesse prevalente di alcuni proprietari esclusivi (in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3).

6.1. Nel richiamare quanto evidenziato nei precedenti paragrafi, va qui aggiunto che la Corte di merito ha in modo specifico analizzato le questioni a fine pag. 5 (tempestiva comunicazione della documentazione a sostegno) e ad inizio pag. 6 (non voluttuarietà delle opere), laddove, avuto riguardo alla regolarità urbanistica dei lavori, nessuna specifica censura viene sollevata avverso quanto sostenuto dal Tribunale (e condiviso dalla Corte d’appello a pag. 4, lett. h).

Le altre involute censure sono nuove, generiche, inconferenti ed apodittiche, in relazione alla configurabilità del reato di cui all’art. 483 c.p..

7. In definitiva, il ricorso non appare meritevole di accoglimento.

Il regolamento delle spese segue la soccombenza e le stesse vanno liquidate, tenuto conto del valore e della qualità della causa, nonchè delle svolte attività, siccome in dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater (inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17) applicabile ratione temporis (essendo stato il ricorso proposto successivamente al 30 gennaio 2013), ricorrono i presupposti per il raddoppio del versamento del contributo unificato da parte dei ricorrenti, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, in favore della parte resistente, che liquida in Euro 3.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 16 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 luglio 2017

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