Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18884 del 26/09/2016


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile sez. VI, 26/09/2016, (ud. 20/07/2016, dep. 26/09/2016), n.18884

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. BOTTA Raffaele – Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27382-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

G.R.M.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 471/38/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di TORINO del 14/02/2014, depositata il 28/03/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

20/07/2016 dal Consigliere Relatore Dott. LUCIO NAPOLITANO.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte,

costituito il contraddittorio camerale sulla relazione prevista dall’art. 380 bis c.p.c., osserva quanto segue:

Con sentenza n. 471/38/14, depositata il 28 marzo 2014, non notificata, la CTR del Piemonte ha rigettato l’appello proposto nei confronti della dott.ssa G.R.M. dall’Agenzia delle Entrate, Direzione provinciale (OMISSIS) di Torino, per la parziale riforma della sentenza di primo grado della CTP di Torino, che aveva accolto il ricorso proposto dalla contribuente avverso il silenzio – rifiuto dell’Ufficio sull’istanza di rimborso che la contribuente aveva presentato per l’Irap versata negli anni d’imposta dal (OMISSIS).

L’Amministrazione, prestata acquiescenza relativamente all’accoglimento del ricorso da parte della CTP quanto alla restituzione dell’imposta versata per l’anno (OMISSIS), aveva insistito invece con il ricorso in appello per la conferma della legittimità del silenzio – rifiuto sulla domanda di rimborso per le altre annualità, deducendo che, per esse, la contribuente, esercitante l’attività di medico pediatra in convenzione col SSN, fosse tenuta al pagamento dell’imposta, in quanto dotata di autonoma organizzazione, occupando alle proprie dipendenze una collaboratrice di studio con mansioni si segretaria.

Avverso la pronuncia della CTR l’Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo.

L’intimata non ha svolto difese.

Con l’unico motivo l’Amministrazione ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata ha escluso la sussistenza del presupposto impositivo dell’autonoma organizzazione riguardo all’attività svolta dal professionista, medico pediatra convenzionato con il SSN, riguardo ai compensi prestati a terzi, limitatamente ad altri medici pediatri per le necessarie sostituzioni, al commercialista per le incombenze di natura fiscale ed alla collaboratrice di studio con mansioni di segretaria.

Il motivo è infondato.

Premesso che alcuna censura specifica, sotto il profilo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 nei limiti consentiti dall’attuale formulazione della norma, applicabile, ratione temporis, al presente giudizio, è stata formulata relativamente all’accertamento di fatto relativo anche alla natura dei compensi corrisposti a terzi, le Sezioni Unite di questa Corte (cfr. Cass. 10 maggio 2016, n. 9451), componendo il contrasto emerso nell’ambito della sezione tributaria nella risoluzione di questione di massima di particolare importanza, hanno recentemente affermato il principio che il requisito dell’autonoma organizzazione di cui al D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2 quale presupposto impositivo dell’Irap, ricorre quando il contribuente: “a) sia, sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui che superi la soglia dell’impiego di un collaboratore che esplichi mansioni di segretaria ovvero meramente esecutive”.

Le conclusioni alle quali è pervenuta la decisione impugnata, che ha accertato che negli anni oggetto dell’istanza di rimborso la professionista ha impiegato alle proprie dipendenze una sola dipendente, con mansioni di segretaria, sono, pertanto, in linea con il principio di diritto enunciato.

Il ricorso va pertanto rigettato per manifesta infondatezza.

Nulla va statuito in ordine alle spese di lite, non avendo l’intimata svolto difese.

Non sussistono i presupposti per il raddoppio del contributo unificato, essendo parte ricorrente Amministrazione pubblica per la quale ricorre il meccanismo di prenotazione a debito delle spese (cfr. Cass. sez. unite 8 maggio 2014, n. 9338; più di recente, tra le altre, Cass. sez. 6-L, ord. 29 gennaio 2016, n. 1778).

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 luglio 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2016

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA