Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1887 del 28/01/2021

Cassazione civile sez. trib., 28/01/2021, (ud. 14/10/2020, dep. 28/01/2021), n.1887

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angelina Maria – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. SAIJA Salvatore – Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9956-2014 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

EKOHOLDING SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE AMERICA, 93,

presso lo studio dell’avvocato SIMONA TULLI, che la rappresenta e

difende unitamente agli avvocati MARINA PEZZA, ROBERTO PAOLO G.

LUPONE;

– controricorrente –

avverso a sen n. 202/2013 della COMM.TRIB.REG. della LOMBARDIA,

depositata il 29/11/2013;

– udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/10/2020 dal Consigliere Dott. NOVIK ADET TONI.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. Con sentenza n. 202/20/13, emessa in data 22 novembre 2013, depositata il successivo 29 novembre, la Commissione tributaria regionale della Lombardia (CTR) rigettava l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate di Milano (di seguito, l’Agenzia) nei confronti di Ekoholding Srl (di seguito, la contribuente), confermando la sentenza emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Milano (CTP).

2. La controversia ha ad oggetto l’impugnazione della cartella di pagamento per Iva 2007: si contesta che la contribuente, quale società controllante, pur avendo utilizzato lo strumento della procedura di liquidazione dell’Iva di gruppo, non aveva trasferito il proprio credito, ma lo aveva utilizzato in compensazione per tributi propri maturati antecedentemente all’adesione al meccanismo della liquidazione unitaria.

3. La CTR, nel disattendere i motivi di gravame dell’ufficio, ha ritenuto corretto il comportamento della contribuente ed ha rilevato come nessun danno fosse derivato all’erario in termini di minor incasso della predetta imposta.

4. L’agenzia ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza sulla base di un unico motivo, al quale la contribuente ha replicato con contro ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. L’agenzia con il suo motivo deduce “art. 360 c.p.c., n. 5. Omesso esame di fatto decisivo”. Si contesta che la CTR non avrebbe preso in esame la deduzione dell’ufficio secondo cui la contribuente aveva indicato nella dichiarazione di aver compensato Euro 0, anzichè quella effettivamente compensata di Euro 15.083: “il fatto decisivo da affrontare ed esaminare era se tale errata indicazione della Iva compensata potesse o meno fondare la pretesa dell’ufficio”.

1.1. Il motivo è inammissibile.

1.2. Come affermato da questa Corte “In tema di ricorso per cassazione, per effetto della modifica dell’art. 366-bis c.p.c., introdotta dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 2, il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, deve essere dedotto mediante esposizione chiara esintetica del fatto controverso – in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria – ovvero delle ragioni per le quali l’insufficienza rende inidonea la motivazione a giustificare la decisione, fornendo elementi in ordine al carattere decisivo di tali fatti, che non devono attenere a mere questioni o punti, dovendosi configurare in senso storico o normativo, e potendo rilevare solo come fatto principale ex art. 2697 c.c. (costitutivo, modificativo, impeditivo o estintivo) o anche fatto secondario (dedotto in funzione di prova determinante di una circostanza principale) (Cass. sent. n. 16655/2011). Nel caso in esame, nell’esposizione del motivo non si ravvisa alcun riferimento a fatti controversi, dacchè, anzi, è la stessa ricorrente che riconosce trattarsi di “circostanza ammessa” nella accezione indicata, ma si sollecita una rivalutazione giuridica conforme alle aspettative della parte sui medesimi fatti.

2. In conclusione il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese di legittimità, liquidate in Euro 4.000,00, oltre rimborso forfettario 15% e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 14 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 28 gennaio 2021

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