Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18868 del 03/07/2021

Cassazione civile sez. trib., 03/07/2021, (ud. 22/03/2021, dep. 03/07/2021), n.18868

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. ARMONE Giovanni Maria – Consigliere –

Dott. MELE Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12282/2014 R.G. proposto da:

Equitalia Nord s.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dagli avv. Gustavo Visentini e

Alfonso Papa Malatesta, con domicilio eletto presso lo studio

Visentini Marchetti & Associati, sito in Roma, piazza Barberini,

12;

– ricorrente, controricorrente in via incidentale –

contro

Pharmalog s.r.l. unipersonale, in persona del legale rappresentante

pro tempore, rappresentata e difesa dagli avv. Marco Miccinesi e

Francesco Pistolesi, con domicilio eletto presso lo studio Miccinesi

e Associati, sito in Roma, via XXIV maggio, 43;

– controricorrente, ricorrente in via incidentale –

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della

Lombardia, n. 531/2014, depositata il 29 gennaio 2014.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del 22 marzo 2021

dal Consigliere Paolo Catallozzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– la Equitalia Nord s.p.a. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, depositata il 29 gennaio 2014, che ha dichiarato inammissibile l’appello dalla medesima proposto avverso la sentenza di primo grado che aveva accolto il ricorso della Pharmalog s.r.l. per l’annullamento di una cartella di pagamento notificatale per omesso versamento dell’i.v.a. relativa agli anni 2002 e 2003;

– dall’esame della sentenza impugnata emerge che l’Ufficio aveva provveduto alla notifica della cartella alla contribuente quale coobbligata e che la sua responsabilità era limitata ad un importo inferiore, ivi specificato, rispetto a quello complessivo indicato nell’atto dovuto dal debitore principale;

– il giudice di appello ha desunto da tale circostanza il fatto che il ruolo non era stato mai legittimamente formato a carico della contribuente per l’importo richiestole, ragione per cui l’atto doveva ritenersi illegittimo;

– ha aggiunto che l’atto era illegittimo anche per carenza di motivazione, intervenuta decadenza e mancata preventiva escussione del debitore principale;

– il ricorso è affidato a cinque motivi di ricorso;

– resiste con controricorso la Pharmalog s.r.l. unipersonale, la quale propone ricorso incidentale condizionato;

– avverso tale ricorso incidentale la Equitalia Nord s.p.a. resiste con controricorso;

– sia la Equitalia Nord s.p.a., sia la Pharmalog s.r.l. depositano memorie ai sensi dell’art. 380-bis.1 c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– occorre preliminarmente osservare che, come accennato in precedenza, la sentenza impugnata è sorretta da una pluralità di rationes decidendi;

– la prima consiste nella violazione dell’obbligo per cui il ruolo doveva contenere l’indicazione, autonoma e analitica, del nome del debitore, delle somme dovute e del relativo titolo;

– la seconda risiede nella violazione dell’obbligo di motivazione;

– la terza è rappresentata dalla sopravvenuta decadenza, non potendo estendersi gli effetti della notifica effettuata alla debitrice principale;

– l’ultima, infine, consiste nella mancata preventiva escussione del debitore principale;

– ciò posto, con il quarto motivo del ricorso principale, esaminabile prioritariamente in applicazione del criterio della ragione più liquida, la ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 14, per aver la sentenza impugnata ritenuto che il beneficium excussionis ostasse alla legittima emissione e notifica della cartella al debitore solidale e, in ogni caso, che anche tale beneficio spettasse anche al cessionario di azienda;

– il motivo è infondato;

– come recentemente affermato da questa Corte, con la sentenza n. 28709 resa a Sezioni Unite in data 16 dicembre 2020, è assistita dal beneficio della preventiva escussione, ai sensi dell’invocato art. 14, la responsabilità del cessionario, sia pure entro i limiti del valore dell’azienda o del ramo d’azienda ceduto, per il pagamento dell’imposta e delle sanzioni riferibili alle violazioni commesse nell’anno in cui è avvenuta la cessione e nei due precedenti, nonchè per quelle già irrogate e contestate nel medesimo periodo anche se riferite a violazioni commesse in epoca anteriore;

– tale pronuncia, ha, altresì affermato che, in tema di riscossione ed esecuzione a mezzo ruolo di tributi il cui presupposto impositivo sia stato realizzato dalla società ovvero dalla società cedente l’azienda o il ramo di azienda, il socio illimitatamente responsabile o il cessionario può impugnare la cartella notificatagli eccependo la violazione del beneficio di preventiva escussione del patrimonio sociale;

– in tal caso, se il debitore principale è una società semplice (o irregolare) incombe sul socio o cessionario l’onere di provare che il creditore possa soddisfarsi in tutto o in parte sul patrimonio sociale, mentre se, invece, il debitore principale di società in nome collettivo, in accomandita semplice o per azioni, è l’amministrazione creditrice a dover provare l’insufficienza totale o parziale del patrimonio sociale (a meno che non risulti aliunde dimostrata in modo certo l’insufficienza del patrimonio sociale per la realizzazione anche parziale del credito, come, ad esempio, in caso in cui la società sia cancellata);

– pertanto, la Commissione regionale, nel ritenere che la contribuente godesse del beneficium excussionis e che la mancata escussione del debitore principale determinasse l’illegittimità della cartella di pagamento impugnata si sottrae alla censura formulata, in assenza di un accertamento in ordine all’insufficienza totale o parziale del patrimonio sociale;

– la resistenza della ratio decidendi aggredita con il motivo di ricorso esaminato rende del tutto irrilevante l’esame degli ulteriori motivi con cui si contesta la validità delle altre rationes decidendi, asseritamente erronee, in quanto in nessun caso la fondatezza di tali motivi potrebbe produrre l’annullamento della sentenza (cfr., sul punto, Cass., sez. un., 29 marzo 2013, n. 7931; vedi anche, Cass., ord., 11 maggio 2018, n. 11493; Cass. 10 febbraio 2017, n. 3633);

– pertanto, per le suesposte considerazioni, il ricorso principale non può essere accolto, con assorbimento del ricorso incidentale condizionato;

– in considerazione del consolidamento della giurisprudenza di legittimità solo in epoca successiva alla proposizione del ricorso appare opportuno disporre l’integrale compensazione tra le parti delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale; dichiara assorbito il ricorso incidentale condizionato; compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 22 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 luglio 2021

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