Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18852 del 15/09/2011

Cassazione civile sez. I, 15/09/2011, (ud. 02/05/2011, dep. 15/09/2011), n.18852

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROVELLI Luigi Antonio – Presidente –

Dott. SALVAGO Salvatore – Consigliere –

Dott. FORTE Fabrizio – Consigliere –

Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

ISTITUTO INTERDIOCESANO PER IL SOSTENTAMENTO DEL CLERO con sede in

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma, Via Otranto, n. 18,

nello studio dell’Avv. Rossella Rago; rappresentato e difeso, giusta

procura speciale in atti, dall’Avv. GIULIANI Eduardo;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI POTENZA, rappresentato e difeso dagli Avv. MATERA Concetta

e Brigida Pignatari, dell’Ufficio Legale dell’ente, presso cui

domicilia in Potenza, contrada S. Antonio la Macchia, giusta procura

speciale a margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

PRESIDENZA DEL CONDSIGLIO DEI MINISTRI MINISTRERO DEL BILANCIO E

DELLA PROGRAMMAZIONE ECONOMICA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 194 della Corte di appello di Potenza,

depositata in data 20 ottobre 2006;

Sentita la relazione all’udienza del 2 maggio 2011 del Consigliere

Dott. Pietro Campanile;

Sentito per il ricorrente l’Avv. Eduardo Giuliani, che ha chiesto

l’accoglimento del ricorso;

Sentito per il Comune di Potenza l’Avv. Pignatari, che ha chiesto il

rigetto del ricorso;

Udite le richieste del Procuratore Generale, in persona del Sostituto

Dott. Carlo Destro, il quale ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1 – Con atto di citazione notificato in data 10 aprile 1998 l’Istituto Interdiocesano per il Sostentamento del Clero conveniva in giudizio davanti alla Corte di appello di Potenza il Comune di tale capoluogo, chiedendo la determinazione delle indennità di espropriazione e di occupazione di una vasta area di terreno, già posta a disposizione per la realizzazione di strutture atte a ricoverare le vittime del sisma del 1980, e successivamente espropriata dal Comune con decreto del 16 marzo 1985, ai sensi della L. 218 aprile 1984, n. 80, che, per l’appunto, dava facoltà ai Comuni di espropriare le aree già individuate e utilizzate per l’installazione di insediamenti provvisori.

Il Comune, costituitosi, eccepiva che trattavasi di terreno di natura agricola; chiedeva ed otteneva di chiamare in garanzia la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, i quali, costituitisi, eccepivano il proprio difetto di legittimazione passiva. Espletata consulenza tecnica d’ufficio, la Corte rilevava che il valore dell’area, commisurato a quello agricolo medio, corrispondeva all’indennità determinata nell’ambito della procedura amministrativa, e, pertanto, rigettava la domanda, evidentemente qualificata come opposizione alla stima.

Per la cassazione di tale decisione l’Istituto Interdiocesano per il Sostentamento del Clero propone ricorso, affidato ad unico motivo. Il Comune di Potenza resiste con controricorso, gli altri enti intimati non svolgono attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2 – Con unico motivo si deduce insufficienza, illogicità e contraddittorieta della motivazione in relazione a un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per non aver la Corte territoriale considerato le deduzioni fondate su risultanze deponenti nel senso dell’esistenza, al momento dell’emanazione del decreto di esproprio, di un vero e proprio insediamento abitativo.

2.1 – Deve preliminarmente rilevarsi come al ricorso in esame, avente ad oggetto un provvedimento emesso nel mese di ottobre dell’anno 2006, debbano applicarsi le disposizioni del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 (in vigore dal 2.3.2006 sino al 4.7.2009), e in particolare l’art. 6, che ha introdotto l’art. 366 bis cod. proc. civ..

Alla stregua di tali disposizioni – la cui peculiarità rispetto alla già esistente prescrizione della indicazione nei motivi di ricorso della violazione denunciata consiste nella imposizione di una sintesi originale ed autosufficiente della violazione stessa, funzionalizzata alla formazione immediata e diretta del principio di diritto al fine del miglior esercizio della funzione nomofilattica l’illustrazione dei motivi di ricorso, nei casi di cui all’art. 360, comma 1, nn. 1, 2, 3 e 4, deve concludersi, a pena di inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto che, riassunti gli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito e indicata sinteticamente la regola di diritto applicata da quel giudice, enunci la diversa regola di diritto che ad avviso del ricorrente si sarebbe dovuta applicare nel caso di specie, in termini tali che per cui dalla risposta che ad esso si dia discenda in modo univoco l’accoglimento o il rigetto del gravame.

Analogamente, nei casi di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’illustrazione del motivo deve contenere (cfr., ex multis: Cass. S.U. n. 20603/2007; Sez. 3 n. 16002/2007; n. 8897/2008) un momento di sintesi – omologo del quesito di diritto – che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità.

2.2 – Il ricorso in esame non è conforme a tali disposizioni, atteso che, quanto al vizio motivazionale dedotto (per altro non distintamente), manca del tutto quel momento di sintesi omologo del quesito di diritto, nel senso sopra evidenziato.

2.5 – Deve quindi procedersi alla declaratoria di inammissibilità del ricorso, cui consegue la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali nei confronti dell’ente controricorrente, liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione, in favore del Comune di Potenza, delle spese processuali relative al presente giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.700,00, di cui Euro 2.500,00 per onorari.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 2 maggio 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 settembre 2011

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