Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 18849 del 26/09/2016


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Cassazione civile sez. lav., 26/09/2016, (ud. 05/05/2016, dep. 26/09/2016), n.18849

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – Consigliere –

Dott. TRIA Lucia – rel. Consigliere –

Dott. BLASUTIO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 15173/2013 proposto da:

AZIENDA UNITA’ SANITARIA LOCALE FROSINONE, C.F. (OMISSIS), in persona

del Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

REGINA MARGHERITA 46, presso lo studio dell’avvocato RUGGERO

FRASCAROLI, rappresentata e difesa dagli avvocati ANTONIO GENTILE e

LORETO GENTILE, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

M.D., C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA FILIPPO CORRIDONI 4, presso lo studio dell’avvocato LORENZO

SPANGARO, che lo rappresenta e difende giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7066/2012 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 18/12/2012, R.G. N. 5070/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

05/05/2016 dal Consigliere Dott. LUCIA TRIA;

udito l’Avvocato LORETO GENTILE;

udito l’Avvocato LORENZO SPANGARO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELENTANO Carmelo, che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1.- La sentenza attualmente impugnata (depositata il 18 dicembre 2012), in parziale accoglimento dell’appello della AUSL di Frosinone avverso la sentenza del Tribunale di Frosinone n. 546/2008: 1) dichiara il difetto di giurisdizione dell’AGO per il periodo precedente il giorno (OMISSIS), con riguardo alle domande relative all’accertamento dell’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra le parti e ai conseguenti effetti reintegratori e risarcitori; 2) respinge dette domande per il periodo successivo; 3) respinge l’appello nel resto; 4) condanna la AUSL di Frosinone al pagamento, in favore di M.D., della borsa di studio prevista dal D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257, per una somma pari ad Euro 46.413,98 oltre interessi legali dalle singole scadenze al saldo.

La Corte d’appello di Roma, per quel che qui interessa, precisa che:

a) l’appello della AUSL merita accoglimento per la parte in cui censura la sentenza di primo grado per aver ricondotto la fattispecie in esame nell’ambito di un rapporto di lavoro subordinato privatistico – pur avendo escluso la configurabilità di un rapporto di lavoro di pubblico impiego – conseguentemente accogliendo la domanda di pagamento delle retribuzioni;

b) in base alla documentazione in atti è comunque pacifico che il M. ha prestato la propria attività nell’ambito dell’AUSL in virtù di una convenzione stipulata tra la sua Università e l’Azienda pertanto il suo rapporto di lavoro va ricondotto alla normativa del D.Lgs. n. 257 del 1991;

c) di qui il diritto ad ottenere la suindicata somma – determinata a seguito di CTU contabile e non contestata nel suo ammontare – a titolo di borsa di studio.

2.- Il ricorso della AUSL di Frosinone domanda la cassazione della sentenza per un unico motivo; resiste, con controricorso, M.D..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1 – Sintesi dei motivi di ricorso

1.- Con l’unico motivo di ricorso si denuncia “violazione dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 346 c.p.c.”. Nullità della sentenza e del procedimento per violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato.

Si sostiene che la sentenza impugnata sarebbe affetta da ultrapetizione in quanto con essa la Corte d’appello ha esaminato – e accolto – la domanda intesa ad ottenere la condanna della AUSL al pagamento della somma richiesta a titolo di borsa di studio di cui al D.Lgs. n. 257 del 1991, che era stata proposta come subordinata nel ricorso introduttivo e che era rimasta implicitamente assorbita dall’accoglimento della domanda principale da parte del primo giudice.

Poichè l’appellato vittorioso non ha espressamente riproposto tale domanda nella memoria di costituzione in sede di appello, essa quindi, avrebbe dovuto considerarsi implicitamente rinunciata ai sensi dell’art. 346 c.p.c..

2 – Esame delle censure.

2.- Il motivo di ricorso è inammissibile perchè non risulta formulato in conformità con il principio di specificità dei motivi del ricorso per cassazione – da intendere alla luce del canone generale “della strumentalità delle forme processuali” – in base al quale il ricorrente che denunci il difetto di valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare nel ricorso specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito (trascrivendone il contenuto essenziale), fornendo al contempo alla Corte elementi sicuri per consentirne l’individuazione e il reperimento negli atti processuali, potendosi così ritenere assolto il duplice onere, rispettivamente previsto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 (a pena di inammissibilità) e dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4 (a pena di improcedibilità del ricorso), nel rispetto del relativo scopo, che è quello di porre il Giudice di legittimità in condizione di verificare la sussistenza del vizio denunciato senza compiere generali verifiche degli atti e soprattutto sulla base di un ricorso che sia chiaro e sintetico (vedi, per tutte: Cass. SU 11 aprile 2012, n. 5698; Cass. SU 3 novembre 2011, n. 22726).

Lo stesso principio si applica nell’ipotesi di denuncia di un error in procedendo per violazione dell’art. 112 c.p.c., per la quale la Corte di cassazione è giudice anche del “fatto processuale”, in quanto il potere-dovere della Corte di esaminare direttamente gli atti processuali non significa che la medesima debba ricercarli autonomamente, spettando, invece, alla parte indicarli (Cass. 17 gennaio 2007, n. 978; Cass. SU 14 maggio 2010, n. 11730).

3.- Nella specie la ASL ricorrente fonda le proprie censure sull’assunto – contestato dal controricorrente – secondo cui il M., nella memoria di costituzione in sede di appello, non avrebbe riproposto la domanda intesa ad ottenere la condanna della AUSL al pagamento della somma richiesta a titolo di borsa di studio di cui al D.Lgs. n. 257 del 1991, rimasta assorbita per effetto dell’accoglimento della domanda principale da parte del primo giudice.

Pertanto, la sentenza impugnata sarebbe affetta da ultrapetizione perchè la suddetta domanda avrebbe dovuto considerarsi implicitamente rinunciata ai sensi dell’art. 346 c.p.c., come sarebbe dimostrato anche dal fatto che, nelle conclusioni della suindicata memoria, l’interessato avrebbe chiesto la “conferma della impugnata sentenza” di primo grado.

Al riguardo va precisato che: 1) le “conclusioni” non fanno parte degli elementi che gli atti di parte (nella specie memoria di costituzione) devono contenere a pena di inammissibilità, sicchè il loro contenuto anche se, in ipotesi, erroneo è del tutto ininfluente, ai fini dell’esame degli atti stessi (arg. ex: Cass. SU 23 aprile 2009, n. 9658 e Cass. 19 febbraio 2016, n. 3291); 2) per il resto, la censura è inammissibile perchè formulata senza l’osservanza del il duplice onere, rispettivamente previsto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, di cui si è detto sopra.

3 – Conclusioni.

4.- In sintesi, il ricorso è inammissibile, per le suddette ragioni. Le spese del presente giudizio di cassazione – liquidate nella misura indicata in dispositivo – seguono la soccombenza, dandosi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte dichiara il ricorso inammissibile e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di cassazione, liquidate in Euro 100,00 (cento/00) per esborsi, Euro 3500,00 (tremilacinquecento/00) per compensi professionali, oltre accessori di legge e spese generali al 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Lavoro, il 5 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2016

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